Spagna/ L'"impresentabile Zapatero" in fuga

Martedì, 16 febbraio 2010 - 13:30:00


Zapatero
Zapatero
Di Vincenzo Caccioppoli

Madrid. Si racconta che da qualche tempo le zone limitrofi alle principali università di Madrid assomiglino sempre più ad una specie di suk mediorientale. Si organizzano infatti vendite di beni personali che sono messi in vendita non solo e non più su internet, ma direttamente in strada. La crisi che sta attanagliando la Spagna provoca anche storture di questo tipo. D'altra parte la disoccupazione che ormai è vicinissima al 20%, tra i giovani e giovanissimi ha una incidenza che sfiora anche il 40%. E anche gli studenti universitari che prima riuscivano a sbarcare il lunario con qualche lavoretto adesso faticano enormemente a mantenersi gli studi. Ma forse è solo una leggenda metropolitana, invece non appena ci avventuriamo in una delle strade della celebre movida madrilena, un ragazzo che ci saluta all'angolo della strada ha tutta l'aria di volerci proporre qualcosa, come se si fosse in qualche strada polverosa del centro di Tangeri, Algeri o Rabat, invece siamo a due passi da Puerta del Sol, cuore della capitale spagnola. Ci vuole, in effetti vendere un ipod usato, molto probabilmente il suo, considerando che il ragazzo è ben vestito, parla bene lo spagnolo e ha una faccia pulita da universitario della media borghesia. Dopo una breve chiacchierata scopriamo che è spagnolo, ha 23 anni, di Gijon, frequenta il terzo anno di economia e ha difficoltà enormi a pagare l'affitto, dopo che ha perso il suo lavoro part time nel marketing di una società di costruzioni.

Miguel, questo è il suo nome, rappresenta meglio di tante parole forse cosa significhi oggi la crisi in Spagna, che dopo le false illusioni create dal boom drogato delle costruzioni, rivelatosi poi un vero e proprio castello di carta, sul farro che il paese fosse uscito da quella sorte di sindrome da parente povere dei grandi d'Europa, e avesse finalmente effettuato il salto di categoria verso le economie ricche, Gran Bretagna, Francia Germania ( l'Italia secondo loro era ormai da considerarsi di seconda fascia) si è trovato invece in pochi mesi a dover fare i conti con gli atavici problemi di carenze strutturale della sua troppo giovane e poco sviluppata economia industriale. Come spesso succede quando si sogna troppo in grande, il risveglio è traumatico e duro da digerire.

La Spagna ora è diventata, secondo alcuni importanti economisti, come il premio nobel Krugman, l'epicentro della crisi economica europea, più che la Grecia e il Portogallo o l'Irlanda, sia per le sue dimensioni maggiori e sia perchè tutti i principali indicatori fanno presupporre per la penisola iberica anni di sofferenza, altro che sogni di sorpasso alla Gran Bretagna, come vaticinava solo un anno e mezzo fa un decaduto e ormai quasi detronizzato Zapatero. La burbuja immobiliare, come si definisce qui la speculazione edilizia, ha creato un vero e proprio boom del settore che fino a che il mercato ha retto ha trascinato con se tutto il paese che, non sorretto da una solida base industriale, al primo scricchiolio di esplosione della bolla speculativa immobiliare in Usa, alla fine del 2007, ha trascinato in pochi mesi tutta l'economia spagnola in un vortice al ribasso da cui difficilmente adesso si riesce a vedere una fine.

I dati economici nella freddezza dei loro numeri sono a dir poco inquietanti, disoccupazione al 20%, deficit al 11,4%, pil in caduta libera ( quest'anno -2,5, il 2010 ancora non si sa ma probabilmente ancora negativo ). A questi dati si aggiunga il fatto che il debito delle famiglie spagnole 127% del loro reddito, è tra i più alti d'Europa, cosa che in un periodo in cui le banche hanno chiuso i rubinetti del credito rischia di provocare un vero e proprio tornado sulla tenuta dei consumi e su un possibile rilancio della economia, con pesantissime ricadute a livello sociale. Secondo alcuni molti quartieri periferici delle principali citta spagnole, sono ad un passo dalla sollevazione popolare, con casi sporadici di scontri con la polizia che si cerca per ora di mettere a tacere per non rischiare di preoccupare ancora di più la comunità economica internazionale.

I mercati, infatti, malgrado le rassicurazioni della ministra Salgado inviata a Londra da un sempre più spaesato premier non credono al risanamento perché si percepisce una congiuntura ancora negativa: il solo mese di gennaio ha visto 120.000 nuovi disoccupati e un volume di debito pubblico ben oltre le previsioni. In più, la risposta politica offerta dal governo Zapatero è stata giudicata intempestiva, poco vigorosa e inadeguata alle circostanze. Gli errori del governo e di Zapatero infatti, sono stati tanti e gravi che hanno fatto dimenticare in pochi mesi tutto quello di buono che poteva essere stato fatto nei precedenti 5 anni. A cominciare dal tanto decantato Plan E, che ha reso Madrid la città dei mille cantieri stradali, che hanno dissanguato le casse pubbliche con una serie di lavori pubblici, per lo più inutili e costosi oltremisura senza sortire l'effetto sperato, se non quello di abbellire una città già di per se molto curata.

Imperdonabile poi la sottovalutazione della crisi fatta dal Governo, che ancora a fine 2008 accusava chi parlava di crisi in Spagna di essere delle cassandre anti-patriotiche, in puro stile da regime sudamericano, di quelli con cui Zapatero ha stretto rapporti di solida amicizia e collaborazione. La sostituzione di Solbes, che aveva avuto il solo "torto" di ammettere che il paese era in crisi, con la fedelissima e impalpabile Elena Salgado sono state il tentativo di accentrare la politica economica nelle mani del premier stesso salvo poi dover ritornare ad una politica del riformismo e del rigore come aveva già preconizzato con un anno di anticipo Solbes.

Le misure allo studio sono entrambe di ispirazione tedesca: innalzare l'età pensionabile da 65 a 67 anni e modificare i contratti di lavoro per introdurre la riduzione dell'orario come alternativa al mancato rinnovo. Non è sicuro che il governo saprà tradurle in pratica: la pensione a 67 anni ha spezzato l'intesa tra governo e sindacati, che ora minacciano lo sciopero generale; la riforma dei contratti è ancora una bozza che sarà oggetto di lunghi negoziati. E intanto Zapatero e il Psoe soffrono una notevole perdita di consensi, dovuta secondo le inchieste, all'immagine di improvvisazione offerta nel contrasto alla crisi economica. Qualcuno parla insistentemente di elezioni anticipate, che sarebbero esiziali per il Psoe, che vorrebbe avere questi due anni non solo per cercare di far passare la bufera ma anche e soprattutto per trovare un sostituto per quello che ormai è diventato "l'impresentabile Zapatero". Già proprio quello che solo due anni fa era presentato da tutti come una sorte di icona della sinistra europea, da imitare, rispettare e additare ad esempio. Sic transit gloria mundi.

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