Sardegna/ Soru si è dimesso per piegare i 'ribelli' dalemiani
Renato Soru non ha alcuna intenzione di lasciare la poltrona di Governatore della Sardegna
. La mossa delle dimissioni - spiegani ad Affaritaliani.it fonti vicinissime all'editore de l'Unità - è servita per rilanciarsi e mettere definitivamente a tacere un fronda di consiglieri regionali ex diessini, prevalentemente di area dalemiana. Il presidente ha trenta giorni di tempo per tornare alla guida della Regione ed evitare così lo scioglimento del Consiglio e le elezioni. Soru, che gode dell'appoggio incondizionato del capogruppo dei Democratici alla Camera Antonello Soro, sardo come lui (una telefonata subito dopo le dimissioni martedì sera ha sancito l'asse), vuole giocare lo spettro del voto anticipato per far rientrare il dissenso dei consiglieri ribelli.Lo scontro sulla nuova legge urbanistica cela il tentativo dei dalemiani dell'Isola di tarpare le ali al Governatore. Che, al contrario, anche in chiave nazionale, vuole avere le mani libere. In sostanza, l'addio è una strategia per far cedere la fronda interna e nel Pd romano, sponda veltroniana, scommettono che il timore di nuove elezioni e di non essere ricandidati farà rientrare il dissenso, riportando così Soru alla guida della Regione Sardegna.
VELTRONI: SORU PROSEGUA SUO IMPEGNO - Il segretario del Pd Walter Veltroni ha telefonato al presidente della giunta regionale della Sardegna Renato Soru, che martedì sera ha presentato le sue dimissioni. Veltroni ha espresso la propria vicinanza e solidarietà, e quella del gruppo dirigente del Pd nazionale, a Soru assicurando "l'impegno pieno e comune del Pd perchè l'esperienza di governo della Sardegna che in questi anni ha prodotto risultati importanti non si interrompa. Il Pd lavorerà da subito - sottolinea Veltroni - per ricreare le condizioni politiche necessarie a riprendere il lavoro della giunta presieduta da Renato Soru guardando innanzitutto all'interesse della Sardegna".
SARDEGNA, CONSIGLIERE REGIONALE LASCIA IL PD: "ARIA IRRESPIRABILE" - "Dentro il Pd ci sono troppe beghe interne che hanno lacerato il partito, con esibizioni da avanspettacolo, davvero poche dignitose. Pochi hanno pensato al bene della Sardegna e dei sardi. C'è un'aria irrespirabile per lacerazioni interne molto più forti di quel che si può immaginare dall'esterno". Con questo j'accuse la consigliera regionale Mariuccia Cocco lascia il Partito democratico e passa nel gruppo misto. "La mia decisione non è collegata alle dimissioni comunicate dal presidente Soru ieri in Aula", ha precisato stamane, in una conferenza stampa in Consiglio regionale, l'ex responsabile della Caritas in Sardegna eletta quattro anni e mezzo fa nel listino del presidente in quota Margherita. "Avrei voluto annunciarle in sede di dichiarazione di voto finale sulla legge urbanistica, ma non è stato possibile". "Ho bisogno di un periodo di riflessione", risponde Cocco a chi le chiede se resterà comunque nel centrosinistra o si ricandiderà.
"Il centrosinistra ha fallito, non ha più avuto l'inclinazione naturale di stare dalla parte dei poveri. E neppure il centrodestra al momento dimostra attenzione verso questi aspetti". Cocco ha poi sottolineato di essersi sentita "imbavagliata, come tanti altri nella maggioranza" ed espresso "profonda delusione" per il Pd, anche a livello nazionale. "E' una delusione condivisa da tanti, anche da chi non se n'è andato", ha argomentato la consigliera regionale. "Il Pd manca d'identità, non ha riferimenti culturali e non ci sono le condizioni per uno sviluppo armonico. Inoltre, la leadership di Veltroni forse non è adeguata al ruolo. Il Pd mi sembra un tritacarne, senza un'azione politica a livello nazionale. A livello regionale l'attività politica del partito è ancora svolta da capitribù, che fanno una vecchia politica. Nessuno ha cercato la coesione intera. L'obiettivo prevalente sembra quello di ricandidarsi".
SEGUE/ Sardegna, Soru si dimette e il Pd lavora per evitare il voto anticipato



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