Sodoma e Gomorra
Di Giuseppe Morello
Con entusiasmo futile e infantile l'elettorato del Pd e anche qualche dirigente si stanno infatuando dell'ennesimo possibile leader dei Democratici. Dopo il breve flirt con Grillo, poi è stata la volta di Vendola (già finito nel dimenticatoio) e ora è la volta di Roberto Saviano, il cui merito è aver infiammato il Palasharp di Milano all'iniziativa di Libertà e Giustizia. Nessuno si chiede delle doti politiche del leader di turno, quel che conta è l'innamoramento ingenuo ed effimero per il personaggio del momento, in una specie di bovarismo politico che fa tenerezza. Bastano due comparsate ben riuscite tra tv e palazzetti, un po' di applausi a scena aperta, una buona dose di retorica messianica e il popolo di sinistra è cotto, pronto a incoronare il nuovo leader sulla base di due congiuntivi azzeccati e qualche metafora immaginifica, riguardi essa le "narrazioni" di Vendola o la passione per i giudici di Saviano.
E cosí alla Sodoma del Pdl, i Democratici sarebbero pronti a schierare la Gomorra di Saviano, in un bipolarismo biblico che fa cascare le braccia. Tra l'altro, questa ultima cottarella adolescenziale dei Democratici per Saviano (che come tutti gli amori fatui si spegnerà presto) conferma ancora una volta il fatto che - come ha scritto il Foglio giorni fa - il Pd è un partito eterodiretto, nel senso che leader potenziali, ideologi e idee vengono sempre da fuori: a Napoli il giudice Cantone, a Milano Giuliano Pisapia, e poi Prodi, Repubblica, Scalfari, Santoro, De Benedetti, Vendola e ora Saviano. Il modo quasi irriflesso con cui il popolo di sinistra si invaghisce di un nuovo leader ogni sei mesi, oltre a ricordare certe adolescenti che si innamorano di uno diverso ogni giorno anche senza averci parlato, è sintomatico del bisogno spasmodico di una guida, di una figura forte e autorevole a cui affidarsi. È comprensibile ma non è col televoto che la si trova.
giuseppe.morello@affaritaliani.it



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