Siria, veto di Russia e Cina. Caos all'Onu
E' caos all'Onu e all'indomani del veto con cui Cina e Russia hanno bloccato sul nascere una possibile risoluzione di condanna nei confronti del regime di Bashar al-Assad da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sulla crisi siriana la tensione a livello internazionale e' piu' che mai infuocata. La decisione di Russia e Cina ha segnato "un triste giorno" per il popolo siriano e per le stesse Nazioni Unite. Parola del ministro degli Esteri francese Alain Juppé.
LA RABBIA DELLA FRANCIA - Juppé ha assicurato che la Francia "continuera' a sostenere la "giusta battaglia per la liberta' dei democratici siriani". "Il Consiglio di Sicurezza non dovrebbe restare in silenzio davanti alla tragedia siriana", ha aggiunto il capo della diplomazia di Parigi, invitando ad "alzare la voce contro un dittatore che sta massacrando il suo popolo. La Francia, con altri partner, ha provato ogni strada per proporre un testo forte ma in grado di rispondere alle preoccupazioni di tutti", ha concluso Juppe'.
LA RUSSIA: "LA BOZZA DI RISOLUZIONE ONU RESTA INACCETTABILE" - Mosca aveva preannunciato che non avrebbe appoggiato quello che ha definito un "inaccettabile" progetto di risoluzione per condannare la repressione condotta dal regime siriano davanti al Consiglio di sicurezza dell'Onu. Il niet russo e' arrivato per bocca del vice ministro degli Esteri Ghennady Gatilov, che non ha pero' chiarito se la Russia intenda esercitare il suo diritto di veto.
"Il testo che le nazioni occidentali si preparano a mettera' al voto e' chiaramente inaccettabile", ha denunciato il numero due della diplomazia russa. A Mosca non e' bastata la modifica dell'ultima ora che ha eliminato la minaccia di sanzioni contro Damasco. Il governo russo preme perche' ci sia un impegno a non interferire politicamente, ne' militarmente negli affari interni siriani. Per la Russia la strada e' quella dell'apertura di "un dialogo politico tra autorita' e opposizione". "Solo questa e' la base per uscire dalla situazione attuale nel Paese", ha sottolineato Gatilov.
LA CINEA: "LE MINACCE NON SERVONO" - Ad attizzare la polemica ha provveduto il governo di Pechino che, non contento di aver 'ucciso' insieme a Mosca la proposta presentata dai membri europei del Consiglio Onu, ha liquidato come inutile e irragionevole l'iniziativa intrapresa contro Damasco da Regno Unito, Francia, Portogallo e dalla Germania presidente di turno.
"Certi Paesi hanno presentato una bozza di risoluzione che avrebbe imposto pressione alla cieca sulla Siria", ha commentato a freddo Ma Zhaoxu, portavoce del ministero degli Esteri cinese, "e sono arrivati addirittura al punto di minacciare sanzioni. Una cosa del genere", ha tagliato corto, "non aiuterebbe di certo ad alleggerire la situazione". L'ambasciatore russo al Palazzo di Vetro, Vitaly Churkin, a sua volta aveva gia' bollato quale "fondata sulla filosofia del confronto" la proposta dei quattro Stati Ue, aggiungendo di considerare "inaccettabile" il solo fatto di adombrare eventuali provvedimenti punitivi a carico di Assad, come implicito nell'inciso "misure mirate", qualora non cessasse la repressione delle manifestazioni di piazza nel Paese mediorientale.
I proponenti erano peraltro riusciti a raggiungere la quota minima di nove voti a favore, grazie alle astensioni di Sudafrica, India, Libano e Brasile: poi pero' il duplice veto russo-cinese ha chiuso i giochi, suscitando la reazione tanto indignata quanto inconsueta della rappresentante degli Stati Uniti, Susan Rice, la quale ha abbandonato clamorosamente la sala del Consiglio di Sicurezza in segno di protesta. "Oggi", ha poi denunciato Rice, "il Consiglio si e' rivelato totalmente incapace di affrontare un'urgente sfida morale".


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