Siria, Putin contro le sanzioni dell’Onu
La Russia non permetterà che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite autorizzi sanzioni contro la Siria o un'interferenza armata dall'esterno. L'ha detto oggi il ministro degli Esteri Sergei Lavrov incontrando il suo omologo turco Ahmet Davutoglu, secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa Interfax.
La Russia non permetterà che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite autorizzi sanzioni contro la Siria o un'interferenza armata dall'esterno. L'ha detto oggi il ministro degli Esteri Sergei Lavrov incontrando il suo omologo turco Ahmet Davutoglu, secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa Interfax.
"Noi non potremo sostenere proposte che permettano che vengano introdotte unilateralmente sanzioni, le quali verrebbero introdotte senza alcuna consultazione con la Russia, la Cina e gli altri paesi Brics (Brasile, India e Sudafrica, ndr.). Sarebbe un approccio ingiusto e controproducente", ha sostenuto il capo della diplomazia russa. Inoltre, potrà ottenere il via libera di Mosca, che ha diritto di veto nel Consiglio di sicurezza, solo una risoluzione che "stabilisca fermamente di non essere usata o interpretata per giustificare qualsivoglia intervento militare esterno nella crisi siriana.
Lavrov ha inoltre detto che la Russia è "aperta a proposte costruttive" che pongano fine alle violenze in Siria. "Per quel che riguarda un dialogo tra le diverse forze siriane, noi appoggeremo ogni scelta che soddisfi tutti. Se l'opposizione non vuole andare a Damasco, può essere al Cairo, presso il quartier generale della Lega araba, o può essere in Turchia o anche in Russia", ha chiarito il ministro. "E' importante - ha proseguito - che tutti noi spingiamo tutti i siriani a serdersi al tavolo negoziale e a prendere le distanze dai gruppi armati".
Il ministro russo ha precisato che, a parere della Russia, per l'avvio di negoziati non dovrebbe essere poste precondizioni, come le dimissioni del presidente Bashar al Assad. "Per quanto riguarda il piano della Lega araba, è una nostra posizione di principio che ogni dialogo inclusivo tra tutte le forze siriane debba partire senza precondizioni", ha spiegato. "Naturalmente noi presumiamo che tutti i partecipanti a tale dialogo siano guidati dall'obiettivo di raggiungere un accordo e mostrino responsabilità per la sorte del loro paese e del loro popolo".
Con la Turchia, ha detto ancora il ministro degli Esteri russo, ci sono approcci coincidenti di fondo. "Noi - ha spiegato - certamente chiediamo una fine della violenza in Siria, da qualsiasi parte arrivi e favore che si pronunci al riguardo la Lega araba". Entrambi, ha detto ancora Lavrov, sono "contrari a ingerenze militari dall'esterno".
Davutoglu, dal canto suo, ha affermato che la Turchia non intende intromettersi negli affari interni di un altro paese. "La Turchia sostiene sempre le richieste di cambiamento e di vita migliore dei cittadini di ogni paese. Ma non è possibile interferire negli affari interni di questi paesi. Noi ci siamo sempre sentiti vincolati a questo principio", ha affermato il capo della diplomazia di Ankara. In ogni caso, Davutoglu ha chiesto alla leadership siriana di procedere con le riforme promesse. "Sebbene ci sia stato detto più volte che sarebbero state realizzate riforme, nulla è stato fatto. Le uccisioni di massa e le operazioni militari continuano in città e nelle aree urbane".


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