Siria, bombe sui giornalisti occidentali

Nessuna tregua in Siria. Due giornalisti - Marie Colvin, americana che lavora per il Sunday Times, e Rèmi Ochlik, francese - sono stati uccisi in un bombardamento a Homs, città simbolo della ribellione contro Al Assad. A riferirlo è stato un attivista, Omar Shaker ma le emittenti Al Arabiya e Al Jazeera hanno confermato. Rèmi Ochlik, 28 anni, fotografo per diverse testate tra cui Le Monde, Paris Match, Time Magazine e The Wall Street Journal, dal 2005 con la propria agenzia fotografica, aveva da poco vinto il premio World Press Photo nella categoria General News, per una foto scattata in Libia durante la rivoluzione.
Marie Colvin, era nata 55 anni fa negli Stati Uniti, ma da anni risiedeva in Gran Bretagna. Negli ultimi 20 anni ha coperto come inviata molte guerre e rivolte, compresi i conflitti in Iraq, in Cecenia, l'Intifada palestinese e le violenze in Sri Lanka, dove nel 2001 rimase ferita gravemente da una scheggia di granata e perse un occhio. In quell'anno fu insignita del premio come miglior 'inviato estero dell'anno' della stampa britannica.
Dal racconto sembra che i due reporter siano stati uccisi da una bomba delle forze governative fedeli al regime, caduta su un centro stampa allestito dai ribelli nel quartiere di Bab Amr, assediato dai lealisti dal 4 febbraio. Nel bombardamento "altri tre o quattro giornalisti sono rimasti feriti", ha detto Shaker, contattato via Skype a Baba Amr. Un video diffuso dagli attivisti su Internet mostra l'edificio quasi interamente distrutto. Tra le macerie di vedono due cadaveri, ma è impossibile capire le identità e anche il sesso.
Già lo scorso mese, l'11 gennaio, sempre ad Homs era stato ucciso, colpito da un mortaio, l'inviato di France 2 Gilles Jacquier. Il 16 febbraio il corrispondente del New York Times dal Medio Oriente, l'americano di origine libanese Anthony Shadid, era morto nel nord della Siria a causa di un attacco di asma.
Il consiglio nazionale siriano ha fatto sapere che l'intervento militare è rimasto la sola e unica soluzione per la Siria. Questa mattina le forze fedeli al regime hanno condotto rastrellamenti anche nel quartiere Kfar Soussa di Damasco, arrestando una trentina di persone. Lo ha riferito l'attivista locale Ghayath Abdullah all'agenzia Dpa. "Sono entrati nelle case, scatenando il panico tra i residenti - ha detto -. Oltre 30 persone sono state arrestate". Mezzi pesanti carichi di miliziani filogovernativi, noti come Shabiha, sono arrivati anche nel quartiere vicino di Mezzeh, dove hanno bloccato le strade e conducono controlli sui residenti. Le operazioni sono state lanciate dopo che nella notte i due quartieri sono stati teatro di manifestazioni antigovernative.
Secondo le informazioni che si trovano in rete le forze armate di Al Assad hanno giustiziato almeno 27 civili nella provincia settentrionale di Idlib. Lo riferiscono sui social network gli attivisti della Rete siriana per i diritti umani, secondo i quali le vittime sono state uccise con spari alla testa o al petto mentre erano nelle loro case o in strada nei villaggi di Idita, Iblin e Balshon, non lontani dal confine con la Turchia. Alcuni video pubblicati su YouTube da attivisti locali, la cui autenticità non può essere accertata, mostrano cadaveri di giovani sull'asfalto o all'interno di abitazioni.
Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton sarà in Tunisia venerdì per l'incontro del gruppo 'Amici della Siria', il cui obiettivo è quello di sostenere l'opposizione nella lotta contro il regime del presidente Bashar Assad. Il meeting arriva in un momento in cui alcuni Paesi iniziato a valutare la possibilità di fornire armi ai ribelli siriani in risposta alla feroce repressione attuata dalle forze di Assad. Ieri il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ha aperto la porta a un'assistenza militare internazionale all'opposizione siriana, possibilità che finora non era mai stata sollevata.
Mosca appoggia la richiesta di una tregua quotidiana di due ore nel conflitto in Siria, formula dalla Croce Rossa internazionale. "Siamo molto preoccupati dai rapporti sulla situazione umanitaria in Siria", ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Alexander Lukashevich. "Sosteniamo attivamente", ha aggiunto, "gli sforzi del Comitato internazionale della Croce Rossa". Lukashevich ha aggiunto che il governo russo lavora con le parti per assicurare il passaggio di convogli umanitari. "Ne stiamo parlando", ha sottolineato il portavoce, sia con le autorità siriane, sia con l'opposizione".


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