Silvio, non hai più l'upside. E il newsflow è negativo

Ennio Doris, che da suo socio in Mediolanum e amico di famiglia lo conosce bene e gli vuole bene, gli consiglia di lasciare la politica: "Ci guadagnerà in salute e qualità della vita". E se lo dice Doris... 
Noi di Affari lo avevamo già scritto su queste pagine un paio di settimane fa e lo ribadiamo ora: caro Presidente Berlusconi, faccia un passo indietro, si ritiri, lasci perdere. Si capisce che è come un pugile al tappeto, che si rialza e becca altri pugni e torna giù. E barcolla, ma non molla. Lei però non ha un trainer che getti la spugna in sua vece in segno di resa.Anche per proteggerla da altri pugni, che potrebbero farle del male in modo irreparabile. Deve farlo lei, autonomamente. Un appuntamento al Quirinale, un breve colloquio e via. Tutta salute. E qualità della vita, come dice Doris, beato lei.
Lo diciamo senza acrimonia e anche con simpatia umana. Noi non siamo mai stati tra i militanti con l'elmetto dell'antiberlusconismo in servizio permanente effettivo,non meno pernicioso per il Paese del dilagante berlusconismo come categoria dello spirito che le viene contestato e addebitato. Abbiamo seguito con obiettività la sua parabola politica. Abbiamo espresso critiche quando c'era da esprimerle, ma abbiamo saputo apprezzare ed esprimere plausi quando era giusto farlo. Di cose positive lei ne ha realizzate. Solo un fazioso non lo riconoscerebbe. E bisogna dargliene atto. A lei si devono tante performance di qualità, che col tempo non potranno essere disconosciute: è sua buona parte del merito dell'adozione in Italia di un sistema maggioritario bipolare, la costituzionalizzazione dei fascisti del Msi e dei secessionisti della Lega, il lancio di una generazione di politici giovani e capaci in grado di dare continuità alla sua azione, la costruzione di un partito di Centrodestra del 30 per cento sulle ceneri del Psi e della Dc, che ha dato in questi anni stabilità al sistema istituzionale e che ha stimolato la nascita, dall'altra parte, nel Centrosinistra, di un partito di dimensioni analoghe come il Pd.
E siamo d'accordo che lei è stato oggetto di un particolare accanimento giudiziario e di una sinergia pervasiva e demolitiva di procure e giornali, come nessuno al mondo mai.
Tutto ciò premesso, caro Cavaliere, il momento dell'addio è arrivato.I grandi sono tali proprio quando capiscono di aver imboccato il viale del tramonto. E sono eloquenti i suoi silenzi imbarazzati di queste ore, la sua eclissi quando tutto viene giù e l'Italia cammina malferma sul precipizio dei suo debito pubblico, che sta ingoiando i risparmi e il futuro di cinquanta milioni di cittadini increduli e impotenti. E la gente vorrebbe ricevere da voi, governanti responsabili, rassicurazioni e indicazioni certe e tempestive. Ma lei tace.E con lei la sua squadra, solitamente loquace e logorroica. E tutto ciò è sintomatico del senso di delegittimazione che la avvolge, oggettivamente e soggettivamente. Dell'imbarazzo, dello sbigottimento. L'upside (come dicono gli esperti di borsa, ossia la potenzialità di crescita) del suo brand è terminato. Lei non lievita più. Il news-flow (flusso di notizie) che la riguarda è e sarà nei prossimi mesi inevitabilmente negativo. Finita la fase della luna di miele con gli italiani, dei contratti a Porta a Porta, del sogno liberale infranto e delle tante promesse di modernizzazione e di rilancio non mantenute(non solo per sue colpe), negli ultimi tempi lei è ormai, come si dice nel gergo aziendale, una cash cow (mucca da mungere, come le aziende floride giunte alla curva dello stadio finale) per chiunque- in politica, nell'imprenditoria, nella società, nelle relazioni personali- abbia recentemente interagito con lei. Una sorta di Bancomat.
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Il rapporto con i cittadini si è logorato e forse spezzato, il suo antico e prorompente carisma fortemente indebolito, dopo le sconcertanti pratiche del Bunga Bunga e la patente di corruttore che la magistratura indomita e testarda è infine riuscita ad affibbiarle col timbro di una sentenza. Ma soprattutto non tiene la sua improbabile maggioranza parlamentare, che la espone a continui e umilianti mercanteggiamenti e tamponamenti e scivoloni, non fornendole alcuna certezza di tenuta e di programmazione. E dunque nessuna capacità di gestione della cosa pubblica, che è, o dovrebbe essere( ma non è stato) l'oggetto del suo tempo manageriale e politico. E per rafforzare questa maggioranza di Centrodestra bisogna inevitabilmente recuperare quell'Udc di Casini,vitale per i vostri numeri ma riottosa ed esosa, che è pronta a rientrare all'ovile, ma a condizione che lei si ritiri. Lasci perdere,dunque, Cavaliere,ascolti noi e Doris, che le vuole bene: largo ai giovani, il tempo è scaduto, l'Italia ha detto stop. E non se la prenda,esca sportivamente, rilassato. Non è mica, come tanti suoi avversari e amici, uno che vive di politica. Tutto scorre, tutto passa, è ora di voltar pagina.
Non tiene più neanche l'ossigeno di quell'alleanza con la Lega, la cui base, che dalla ultradecennale partnership con lei porta a casa poco più di un pugno di mosche, diverge ineluttabilmente dal vecchio e ansimante leader Bossi, l'ultimo rimasto al suo fianco. E non tiene neanche una squadra di ministri civettuoli e litigiosi (altro che i non meno sguaiati, ma politicamente sostanziosi scontri tra gli avversari-alleati Formica e Andreatta degli anni '80) che, ad onta delle responsabilità delicatissime e dei ruoli di grande visibilità ricoperti, si insultano in pubblico e in privato a colpi di cretino e psicopatico da psichiatra. Con una squadra senza capitano e senza amalgama (lei non si è mai speso in questo ruolo di team bilder, defatigante e noioso, delegando a Gianni Letta una funzione delicatissima che doveva competerle) divisa tra gli ex andreottiani del gran ciambellano ex direttore de Il Tempo e i simpatizzanti di Giulio Tremonti, che ha fans nella Lega, ma deve vedersela con un ambiziosissimo Maroni, il più accreditato e rampante successore del Senatùr. Col risultato che è stato azzoppato per via giudiziaria il titolare del dicastero dell'Economia proprio nel momento in cui la sua credibilità ci garantiva in qualche modo sui mercati internazionali e il rischio bancarotta,anche a causa dei vostri ritardi e delle vostre incertezze, si è fatto attuale. Mentre, al contrario, proprio di grande forza parlamentare e politica c'è bisogno a Roma, per rilanciare un Paese depresso e con le pile scariche. Perché né lei né la sinistra, che in questo ventennio si è colpevolmente alternata con lei al governo, avete fatto molto per il Paese. Che oggi è in ginocchio, obsoleto e arretrato in tutti gli indici di crescita e di innovazione, con una marea di prepensionati da mantenere e di giovani precari senza futuro da rassicurare e garantire. Con un mercato del lavoro asfittico, i talenti che vanno all'estero, gli investimenti che languono, la produzione e il Pil fermi, la ricerca in ginocchio, i servizi che non funzionano, una casta politica (di destra e di sinistra) famelica, onnipresente e soprattutto improduttiva, distante e slegata come mai dai bisogni dei cittadini, una classe dirigente opportunista e accidiosa,specializzata unicamente nel saltare sul carro del vincitore.
E lei, caro Cavaliere, vincitore è stato ma non sarà più. C'è un cambio di fase, dopo il suo ventennio. Un cambio di paradigma e di condizioni di fondo. Lei non tiene più, non è più in. Gestisca la fase,giochi d'anticipo, sparigliando. Non la subisca asserragliato e tirando a campare in attesa del miracolo salvifico di una ennesima resurrezione che difficilmente potrà verificarsi. Lasci Palazzo Chigi a persone più adatte allo spirito del tempo e alle necessità della storia. Ci sono urgenze planetarie che bussano alla porta, bisogna salvare l'Italia. Faccia il padre nobile del suo partito. Si dedichi a iniziative di qualità, come ha fatto con successo nella sua precedente vita da imprenditore,dal capolavoro di Milano due e tre all'expolit della tv commerciale. Ha denari e companatico per star tranquillo sette vite e asset e attività che appassionerebbero e assorbirebbero con piena soddisfazione e diletto chiunque, dal Milan(compri Messi), alla Mediaset(le suoni a Murdoch), alla Mondadori(la porti tutta sull'online).Vedrà che se lei fa un passo indietro anche i magistrati allenteranno la presa. E scriva le sue memorie e le porti in tv e in cassetta(allegata all'infido Corriere della Sera e alla nemica storica Repubblica) dicendo tutta la verità, senza peli sulla lingua. Si tolga ogni più piccolo sassolino (noi ci candidiamo ad affiancarla nell'intervista e nell'editing). Concorrerà alla glasnost di cui il Paese ha bisogno. E la sua autobiografia (titolo: I miei primi 80 anni) diventerà un best seller mondiale(altro che interrogatori di Woodcock o libercoli ricattatori delle sue olgettine,altro che biografie di Clinton o Blair) Che la farà passare alla Storia. E rilancerà la sua immagine, la sua vita, il suo dinamismo e la sua creatività per i suoi secondi ottanta. In bocca al lupo e ad maiora.



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