E Silvio batté gli gnomi, ma non i troioni
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E alla fine la "manovra di riffa o di raffa" o la "manovra wikipedia", come mi piace chiamarla (visto che era aperta, nel senso che ognuno vi ha potuto apporre commi e correttivi, come nella celebre enciclopedia online), o la "manovra open source" (o del suk arabo, nella versione più ruvida dei detrattori) arriva finalmente in porto ponendo fine a questo purgatorio estivo. E proprio grazie alle correzioni successive, e integrazioni e cancellazioni di questo lungo " work in progress", ora è davvero efficace ed equilibrata, rispetta i saldi concordati con la Bce, arriva in porto nei tempi urgenti previsti dalle lungaggini della politica,del tutto inadeguati ai blitz della finanza.
Silvio Berlusconi, con grande pragmatismo, ha fatto di necessità virtù e avendo dietro di sè una maggioranza divisa e incapace di produrre decisioni efficaci e un'opposizione parolaia e scioperaiola a prescindere, ha abilmente (s'intravvede la mano felpata del vecchio andreottiano Gianni Letta, cui il premier ha avuto il merito di affidare la gestione del rompicapo, nonostante le ammaccature giudiziarie del suo Richelieu) giocato di sponda con il presidente della Repubblica, con Mario Draghi, la Banca d'Italia e la Bce, con Tremonti contro Maroni e Maroni contro Tremonti, con CISL e UIL contro la CGIL, con Confindustria contro Confcommercio e viceversa, con la Merkel e contro Zapatero e così via.
Un percorso a zig zag quasi da aikido (l'arte marziale che rovescia sull'aggressore la sua stessa forza) il cui esito finale è positivo, come confermano oggi i mercati, ad onta degli strali intermedi di controcanto di commentatori ed editorialisti della domenica sempre pronti a stupirsi, scandalizzarsi, stracciarsi le vesti, ossessionati dalle figuracce. E' la conferma che questo paese nell'emergenza sa dare il meglio di sè e, come il portiere della Nazionale Buffon, eccelle nello scatto di reni. E' la riprova del fatto che anche le situazioni più gravi non sono mai serie. E che, come disse Groucho Marx: "Questi sono i nostri valori... Ma se non li condividete... Ne abbiamo altri".
Ma se il Cavaliere, destreggiatosi tra i marosi della crisi galleggiando tra Roma e Bruxelles, Londra, Francoforte e Wall Stret e caracollando tra money manager e gnomi in grisaglia, leghisti col pennacchio e compagni in piazza coi tamburi, è riuscito a farla franca contro la speculazione internazionale, non ce l'ha fatta invece nella piu' piccola Bari del suo eventologo Tarantini, fra puttane e magnaccioni, pubblici ministeri e cronisti d'assalto. E ora, carte (esplosive, sconvolgenti assicura chi le ha lette) alla mano (soprattutto degli odiati giornali avversari) si profila minaccioso il redde rationem giudiziario. Già fiutato da avversari politici ma anche vecchi partner alla Pisanu, pronti a lanciarsi sulle sue spoglie.



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