Berlusconi-Fini/ I retroscena dell'incontro
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Il summit nel pomeriggio dopo settimane di botta e risposta a distanza. Il Cavaliere, che ha trascorso il fine settimana a Milano, è rientrato a Roma per partecipare ai funerali dei sei parà italiani uccisi nell'attentato a Kabul. Poi martedì il premier - come ha spiegato La Russa - partirà per gli Stati Uniti, dove si fermerà l'intera settimana per partecipare all'assemblea Onu e al G20. Sul tavolo restano i temi caldi delle ultime settimane, a partire dall'organigramma del partito e le modalità di assunzione delle decisioni, passando per le elezioni regionali e l'impatto della Lega nella coalizione di governo. Argomento, questo del peso politico del Carroccio, fondamentale per capire quali prossime tappe sono previste nell'agenda d'autunno. Finora in pentola bolle solo la legge finanziaria e non sono previsti altri provvedimenti importanti. Dunque, l'incontro con Fini potrebbe anche sbloccare l'impasse della maggioranza indaffarata a risolvere gli ultimi screzi intestini.
Le questioni aperte nel Pdl sono soprattutto due. In primo luogo, una condivisione sui nomi dei candidati alle Regionali, perché Fini ha detto chiaro e tondo di non voler restare alla finestra. E se nel Lazio sembra in vantaggio Renata Polverini (molto gradita all’ex leader di An), in Campania dovrebbe invece correre l’ex azzurro Nicola Cosentino (ma resta l’ipotesi Mara Carfagna). Il nodo, però, potrebbe essere il Veneto. Perché se Berlusconi sembra intenzionato a cedere alle insistenze della Lega, Fini potrebbe decidere di sostenere l’uscente Giancarlo Galan. Sul punto è stato chiaro: nella maggioranza il Carroccio ha troppo peso e il suo ruolo va ridimensionato.
Altro capitolo, invece, quello dell’alleanza con l’Udc. Il Cavaliere, infatti, avrebbe deciso di rompere gli indugi. "Non possiamo perdere tempo - ragionava in privato il premier - ad aspettare loro. Intanto decidiamo i candidati, poi sarà dell’Udc il problema di scegliere se venire con noi o con la sinistra". Con l’accortezza, ovviamente, di puntare a nomi che possano essere graditi a Pier Ferdinando Casini almeno nelle regioni in bilico (come quello di Stefano Dambruoso in Puglia). Sul tavolo, anche il ruolo del triumvirato che guida il partito, visto che per ragioni diverse sia Berlusconi che Fini starebbero pensando di passare a un solo coordinatore (indicato dal primo), coadiuvato da un vice (indicato dal secondo). I nomi si sprecano, ma è probabile che la questione - per certi versi esplosiva - sia rimandata a dopo le elezioni regionali di marzo.



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