Sicilia, chi vince e chi perde con i nuovi manager
Mercoledì, 19 agosto 2009 - 14:32:00
![]() Raffaele Lombardo |
Tre caselle importanti che confermano il patto di ferro siglato tra Lombardo e Miccichè, a scapito delle altre ali forziste, meno rappresentante in questa tornata di nomine. Prendiamo il fronte che fa riferimento al presidente del Senato Renato Schifani, ad esempio: tra i nominati l’unico di assoluta fede è Mario La Rocca, attuale dirigente dell’Assessorato al Turismo, già ai vertici delle Ferrovie siciliane e ora al Policlinico di Palermo. Uomo di Francesco Scoma, e vicino quindi sia all’ex assessore regionale che all’attuale sindaco Diego Cammarata è invece Ignazio Tozzo, designato al Vittorio Emanuele di Catania, ma che i boatos dell’ultimora danno per rinunciatario, considerato che per accettare la nomina dovrebbe rinunciare alla prestigiosa poltrona di direttore dell’assessorato alla Presidenza.
Nella tornata decisa nel corso della maratona notturna, un paio di nomi sembrerebbero trovare cittadinanza dalle parti di An, come quello di Armando Caruso, al vertice del Papardo di Messina e anche quello di Salvatore Cirignotta, magistrato del Tar del Lazio, messo alla guida dell’Asl 6 di Palermo, la più grande e importante a livello regionale, consigliato pare da Francesco Storace. La parte del leone, evidentemente, la fa l’Mpa del presidente Raffaele Lombardo che piazza tutti i suoi pezzi da novanta, come Paolo Salvatore Cantaro (Asl di Caltanissetta), già nella segreteria di Giovanni Pistorio ai tempi della sua permanenza all’assessorato alla Sanità; o come Ettore Gilotta, fedelissimo di Lombardo, nominato al’Asl di Ragusa; o come Angelo Pelicanò, per il quale si sono aperte le porte della strategica Asl di Catania; piazza un suo fedelissimo anche l’assessore Massimo Russo, al quale è ascrivibile la nomina al ”Cervello” di Salvatore Di Rosa, già primario di Medicina a Villa Sofia. Una curiosità: tra i nominati anche alcuni direttori generali già designati come manager o commissari dalla precedente giunta di Salvatore Cuffaro e poi non riconfermati, come Salvatore Oliveri ad Agrigento, Salvatore Giuffrida a Messina e Giuseppe Pecoraro al Policlinico della città dello Stretto, “Vuol dire che non sono più appestati” commenta ironicamente l’ex governatore.



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