Basta chiacchiere, votiamo
Di Giuseppe Morello
Come spesso accade alla politica italiana, ci stiamo "amminchiando" attorno alla faccenda della regolarità. Ora ci mancava solo Sgarbi: votiamo, non votiamo, rimandiamo, ripresentiamo le liste, e il Tar, e il ricorso.
Francamente non se ne può più, sembra un gioco distruttivo: ogni tanto viene fuori qualcuno che dice "rifacciamo tutto daccapo" (e potete scommetterci che spunterà ancora qualcuno a trastullarci). Di questo passo ci siamo mangiati già tre quarti di campagna elettorale, durante la quale gli elettori non hanno potuto sentire cosa vogliono fare i partiti che governeranno le regioni sulla sanità, sul lavoro, sui servizi pubblici.
Viceversa abbiamo tutti dovuto sorbirci burocratiche discussioni su arzigogolati temi che non annoiano solo i giudici del Tar (e pure loro...). Non possiamo riaprire la questione a una settimana dal voto. Si voti e basta. Ora vogliamo sentire argomenti, progetti, idee. Vorremmo sentire il profumo del futuro e non il rumore delle chiacchiere procedurali. Chi volete che si appassioni altrimenti?
Intanto le cose vanno avanti, il governo ha approvato nuovi incentivi per auto, mobili e web, il fatturato delle aziende dà segni di ripartenza, insomma il resto del paese sta facendo altro e deve fare altro, ma vorrebbe anche dai candidati alle regionali la stessa concretezza e lo stesso senso delle cose e dell'emergenza, che tra le faccende burocratiche sembra essersi perso. Come se avessimo secoli a disposizione.



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