Pd/ Debora Serracchiani ad Affaritaliani.it: "Non sarò la vice di Franceschini". Un film di Tinto Brass? "Proprio non mi ci vedo in quel ruolo"

Sabato, 22 agosto 2009 - 12:40:00


Di Francesco Cocco

Serracchiani
Debora Serracchiani


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Esclusivo Pd/ Prodi sta con Bersani. E Ciampi...


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Erano settimane che Debora Serracchiani non rilasciava un'intervista. Anche perché, osserviamo noi, ogni volta che lei apriva bocca, qualcun altro nel Pd scatenava una polemica. Ora, quella che è sicuramente uno dei principali sostenitori della mozione congressuale di Dario Franceschini (ma guai a parlarle di "ticket") decide di farlo con Affaritaliani.it. Rispondendo a chi oggi attacca Walter Veltroni ("Quando decideva, c'erano anche loro"), e difendendo il coraggio di Franceschini nel prendere in mano il partito. Soprattutto, Debora oggi parla di programmi: economia e lavoro, i suoi temi preferiti. Su cui mostra di avere delle idee molto decise, e forse non troppo popolari nel partito.

Il 17 agosto a Cortina lei ha partecipato a un dibattito con Rosy Bindi. L'ex ministro della Famiglia ha ribadito le sue critiche a Walter Veltroni (e indirettamente a Dario Franceschini) per non aver difeso abbastanza il governo Prodi e per le successive scelte elettorali. Lei lo ha difeso.
"Rosy Bindi, ha indicato Veltroni come responsabile di tutti i mali del Partito Democratico. E non sono assolutamente d'accordo. Inoltre ha collegato la linea (che lei considera fallimentare) di Veltroni, a quella di Franceschini. Secondo la Bindi, fu Veltroni a far cadere il governo Prodi. Io mi permetto di ricordarle che quell'esecutivo riusciva a governare con difficoltà. Non per colpa di Prodi, ma perché i numeri non ci consentivano di farlo come avremmo voluto o potuto".

Nella stessa occasione, lei ha sostenuto che Veltroni ha sbagliato a far "saltare" solo la propria poltrona...
"A me sembrava che la Bindi colpevolizzasse solo Veltroni, escludendo il resto della dirigenza. E invece c'erano tutti, non è che fossero in ferie. Bindi compresa. Il segretario (Veltroni, ndr) avrebbe dovuto fare riguardo al partito delle scelte più forti, e non c'è riuscito. Non solo per colpa sua. A Franceschini, va riconosciuto il merito di aver preso le sorti del partito in un momento molto difficile, quando non mi sembra ci fosse la fila per la segreteria. Lo stesso candidato-ombra che c'era da un po' di tempo, Pierluigi Bersani, non mi sembra si sia fatto avanti allora".
 
Congresso e programmi: tutte e tre le mozioni si concentrano sulla precarietà del mondo del lavoro. Anche lei ritiene che in Italia ci sia un eccesso di contratti a tempo determinato e atipici?
"Abbiamo l'idea che l'Italia sia il paese più precarizzato d'Europa. In realtà non è così. Il problema è che qui i contratti precari, quelli atipici o a tempo determinato, sono troppi e durano a lungo. C'è poi un vuoto d'assistenza nel momento in cui il lavoro si perde e se ne cerca un altro. Nelle nazioni in cui il precariato è molto più forte, penso a quelle del Nord Europa, questo periodo funziona molto bene. Perché c'è assistenza economia e alla formazione".

E allora, che fare?
"Rivedere il mercato del lavoro in Italia con interventi strutturali: non limitare gli ammortizzatori sociali nei periodi d'emergenza, ma estenderli anche alle figure che restano senza assistenza quando perdono il lavoro. Ormai la precarizzazione è un dato di fatto. Non possiamo pensare di tornare tutti al 'tempo indeterminato'".

La scorsa settimana si è conclusa vittoriosamente la vertenza degli operai dell'Innse di Milano. Analoghe forme di lotta con presìdi sono in corso vicino Roma e a Cascina. Che deve fare il Pd con queste proteste? Appoggiarle? Condannarle? Ignorarle?
"Il partito è assolutamente vicino a tutte le persone che lottano per il proprio posto di lavoro, specie quando lo fanno in forme pacifiche. Il Pd deve però essere vicino anche agli imprenditori, soprattutto in un momento così difficile. A volte i piccolissimi imprenditori sono indistinguibili dal lavoratore. Non bisogna poi pensare che esistano lavoratori di serie B che non riescono a mantenere il proprio posto di lavoro perché non lottano abbastanza. Ci sono presìdi che magari durano mesi. E però ci sono aziende che possono salvarsi, e allora è giusta la presenza costante non solo dei lavoratori ma delle istituzioni... E altre per cui non è possibile".

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