Appalti/ Per Lunardi chiesta l'autorizzazione a procedere. Sepe dai pm

Lunedì, 21 giugno 2010 - 12:20:00


Sara' sentito presto dai magistrati della procura di Perugia, probabilmente in un luogo lontano da telecamere e giornalisti, il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, indagato per corruzione nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per i 'Grandi Eventi' assieme all'ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi. A convincere i magistrati umbri dell'opportunita' di procedere all'iscrizione di Sepe sul registro degli indagati e' stata anche l'acquisizione di una relazione della Corte dei Conti nella quale vengono espresse non poche perplessita' sullo stanziamento statale di 2,5 milioni di euro per i lavori, nella meta' del 2000, da effettuare sulla facciata del palazzo in piazza di Spagna di Propaganda Fide, di cui era presidente in quel periodo proprio l'arcivescovo. Lavori che ebbero un iter travagliato e che non furono mai portati a termine. Ai pm di Perugia, pero', interessera' anche approfondire con Sepe come e' stato gestito in quegli anni il comparto immobiliare di Propaganda Fide.

Intanto i pm di Perugia hanno chiesto l'autorizzazione a procedere al tribunale dei ministri nei confronti di Pietro Lunardi, ex ministro delle infrastrutture, indagato per corruzione nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per i "Grandi eventi". Da quanto si apprende la richiesta sarebbe avvenuta nelle stesse ore in cui veniva notificato l'avviso di garanzia nei confronti dell'ex ministro, oggi deputato del Pdl.

"Arcus, la società privata organizzata dai Beni Culturali faceva il lavoro istruttorio: cercava i siti, proponeva il finanziamento". Così l'ex ministro Pietro Lunardi, in un'intervista a La Repubblica spiega il meccanismo che ha portato al decreto, firmato oltre che da Lunardi anche dall'allora ministro dei Beni Culturali, Rocco Buttiglione, per la ristrutturazione del palazzo di Propaganda Fide in Piazza di Spagna, per un valore di 2,5 milioni di euro. "Sto aspettando che la magistratura mi convochi - afferma l'ex ministro delle Infrastrutture - ho qui con me le fatture dei lavori realizzati da Anemone, è tutto regolare". Quanto all'acquisto del palazzetto in via dei Prefetti per il quale Lunardi si rivolse al cardinale Sepe, responsabile del patrimonio di Propaganda Fide, Lunardi conferma di aver parlato direttamente con Sepe: "mM aveva organizzato il contatto il mio funzionario Angelo Balducci".

LA SANTA SEDE INVOCA IL CONCORDATO E NON MOLLA SEPE. Una mattinata di contatti, telefonate e riunioni nella Segreteria di Stato vaticana, mentre il Papa celebrava messa a San Pietro e il cardinale Crescenzio Sepe, indagato per corruzione nell'inchiesta sulla 'cricca degli appaltì, officiava il rito domenicale nella chiesa di Sant'Onofrio dei Vecchi a Napoli. All'una, in tempo per i telegiornali nazionali, il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha letto un breve testo, limato parola per parola, a cui non ha voluto aggiungere - interpellato dai giornalisti - nemmeno una virgola. In sintesi, la Santa Sede ha espresso la sua solidarietà e stima al cardinale Crescenzio Sepe, ha auspicato che tutte le ombre sulla sua persona e sulle istituzioni ecclesiastiche siano «pienamente » e «rapidamente» eliminate; ha confermato la volontà del porporato di Napoli (già prefetto di Propaganda Fide, il dicastero vaticano che detiene le chiavi di un immenso patrimonio immobiliare) di essere ascoltato dalla magistratura italiana. Tuttavia ha aggiunto una postilla che potrà condizionare l'inchiesta dei giudici perugini: «naturalmente» la collaborazione di Sepe con le indagini dovrà avvenire in un quadro di «corretti rapporti» procedurali e giurisdizionali tra Italia e Santa Sede.

Ciò, ad esempio, lascia aperta al Vaticano la possibilità di invocare norme concordatarie, tra cui l'articolo 11 del Trattato Laterano, che tutela «gli enti centrali della Chiesa cattolica» da «ogni ingerenza da parte dello Stato italiano». Una cautela nel caso le indagini andassero troppo a fondo nei meccanismi interni di un dicastero di uno Stato, quello vaticano, che gode di sovranità propria. Rispetto alla linea dei giorni scorsi, quando autorevoli fonti della Santa Sede avevano invitato alla «prudenza» ma anche sottolineato che certe responsabilità appartenevano alla «precedente gestione», il comunicato di oggi riporta la barra al centro. Per quanto la Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, così si chiama adesso Propaganda Fide, possa aver cambiato stile col suo attuale responsabile, il cardinale indiano Ivan Dias, è pur vero che Sepe agiva come «ministro» e per conto degli interessi della Santa Sede quando era «papa rosso» (così è chiamato per il potere , i soldi e il colore della tonaca il responsabile del dicastero).

LA VICENDA, NEL MIRINO SEPE E LUNARDI. È nei contratti degli appalti, del 2005, acquisiti negli ultimi giorni al ministero delle Infrastrutture e nei documenti sequestrati da tempo al costruttore Diego Anemone la chiave degli ultimi sviluppi dell'inchiesta condotta dalla procura di Perugia sulla cricca, nella quale sono stati ora indagati per corruzione il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, e l'ex ministro Pietro Lunardi. Al centro del nuovo filone d'inchiesta i lavori fatti svolgere e i finanziamenti ottenuti da Propaganda Fide quando era guidata dall'attuale arcivescovo di Napoli. Per quanto riguarda Lunardi il procedimento potrebbe però finire al tribunale dei ministri. A sostenerlo è il suo difensore, l'avvocato Gaetano Pecorella, precisando comunque che sarà l'ex responsabile delle Infrastrutture a dovere decidere se sollecitare questa strada e quindi non escludendo che possa essere sentito a breve dai pubblici ministeri perugini Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi. «Da quanto abbiamo appreso, i reati che vengono ipotizzati - ha spiegato il legale - riguardano il periodo in cui Lunardi era ministro e dunque deve essere l'apposito organismo a giudicarlo ed eventualmente a concedere l'autorizzazione a procedere».

Per l'ex ministro gli accertamenti si concentrano sull'acquisto di un palazzo in via dei Prefetti da Propaganda Fide (a un prezzo che gli inquirenti sospettano fosse più basso di quello di mercato), ma anche sui lavori di ristrutturazione delle sue abitazioni a Roma e a Parma. Tutti lavori nei quali furono impegnate le aziende di Anemone, personaggio considerato centrale per l'inchiesta sugli appalti per i Grandi eventi, così come Angelo Balducci, anche lui legato a questi interventi. Al vaglio dei magistrati perugini c' è comunque soprattutto l'attività di Propaganda Fide, sempre nel 2005, quando era guidata dal cardinale Sepe che oggi si è detto pronto a chiarire la sua posizione con i magistrati di Perugia. Operazioni di ristrutturazione e vendita di immobili della Congregazione sulle quali si sta concentrando ora l'attenzione degli investigatori.

Al vaglio della procura perugina anche l'utilizzo di fondi pubblici erogati a quella che attualmente è denominata la Congregazione per la evangelizzazione dei popoli che gestisce un ingente patrimonio immobiliare e finanziario del Vaticano. In particolare per la ristrutturazione a Roma di un museo destinato inizialmente a diventare pubblico ma in realtà rimasto privato. Lavori, inoltre, non completati o solo parzialmente finiti, ritengono gli investigatori perugini. L'attenzione degli inquirenti sembra concentrarsi sui fondi transitati attraverso la Arcus, società per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo. «Se il problema è il finanziamento di due milioni e mezzo di euro a Propaganda Fide - ha sostenuto però oggi ancora l'avvocato Pecorella - i magistrati hanno preso un granchio, perchè si tratta di fondi erogati ogni anno per la ristrutturazione di beni di interesse culturale e artistico.

Nel caso del decreto firmato da Lunardi e dall'allora ministro della cultura Rocco Buttiglione, si tratta di 82 ipotesi di intervento. Lo stesso finanziamento fu rinnovato nella legislatura successiva dal Governo di centro sinistra». Un'inchiesta in pieno svolgimento che si sta concentrando anche sui documenti sequestrati ad Anemone e sulle ultime segnalazioni di operazioni bancarie sospette giunte dalla Banca d'Italia. Dai risultati dei riscontri sarebbero emerse operazioni ritenute di interesse investigativo, come i lavori svolti per Propaganda Fide e per Lunardi. Appalti ora al centro dell'attenzione degli investigatori che nei prossimi giorni intendono chiarire anche la vicenda legata all'abitazione occupata per un periodo dal capo della protezione civile Guido Bertolaso in via Giulia, a Roma.

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