Se Santoro & C. dettano l'agenda politica

Lunedì, 15 marzo 2010 - 09:13:00

Da Trani e dall'ecole barisienne della magistratura un'altra tempesta in un bicchier d'acqua su Silvio Berlusconi, dopo il caso D'Addario. Se non c'è nulla di rilevante in queste rivelazioni (e anche stavolta pare che sia aria fritta) le piste sono destinate a sciogliersi come neve al sole. Se invece l'obiettivo della fuga di notizie è di indebolire Berlusconi in vista delle elezioni, così facendo si ottiene il risultato contrario di rafforzarlo: l'effetto al lupo al lupo, non seguito da fatti, come nel caso Noemi, nel caso D'Addario, nel caso Bertolaso e ora nel caso Rai-Minzolini, avvantaggia il Premier, che ha buon gioco nel denunciare - in verità a ragione - di essere costantemente vittima di accanite manovre giornalistico-giudiziarie volte a demonizzarlo, disarcionarlo, detronizzarlo.

Gli italiani - almeno quelli, e sono la maggioranza, non pregiudizialmente ostili al Premier - non stanno troppo a sottilizzare: la mission e l'ossessione di Santoro è evidentemente quella di rompere gli zebedei al Cavaliere tutti i giovedì. Scientificamente, meticolosamente, ossessivamente costruendo a questo scopo tutte le trasmissioni (e se non lo fa diventa noioso e gli crolla l'audience), cavalcando in scaletta ogni occasione, anche quelle che poi si rivelano aria fritta(da Noemi a Spatuzza e alla mafia) e impippandosene del doveroso equilibrio del servizio pubblico, che ha proprio nel governo il suo principale azionista.

Sarebbe, mutatis mutandis e grosso modo, come se De Bortoli continuasse ad aprire il Corriere della Sera con inchieste e accuse ai suoi azionisti Ligresti o Bazoli, Della Valle o Montezemolo e Marchionne. O se Riotta sguinzagliasse gli inviati migliori del Sole in quel di Mantova e aprisse il fuoco tutte le mattine con controinchieste di giornalismo investigativo sulle aziende della Marcegaglia. Ma allora se è una guerra, è normale - pensano gli italiani non schierati pregiudizialmente a sinistra - che alla guerra si vada "comme a la guerre". Ed è dunque ovvio, in una logica di guerra (per bande) e colpi bassi e stravolgimenti continui, che Berlusconi ricorra ai suoi uomini per fermare l'ossessione del giornalista campano (e non gli riesce mai, peraltro, di fermarlo, visto che Santoro in Rai continua a fare quel che gli pare e ha portato in tv in prima serata perfino la D'Addario, una prostituta d'alto bordo che ha raccontato alle famiglie italiane il suo sesso col premier) e il sistematico tiro al bersaglio pubblico in diretta tv. Così vanno le cose quando si confondono le ossessioni personali con il giornalismo d'inchiesta e gli spifferi smozzicati degli inquirenti con le prove regine e le pistole fumanti del vero giornalismo cane da guardia.

Il tutto alla vigilia di un voto che come sempre viene drammatizzato e diventa apocalittico ma il cui esito, comunque vada e quali che siano le regioni rosse e quelle di centrodestra dopo il responso, non modificherà il fatto che siamo a meno di metà della legislatura. Mancano tre anni al voto politico. E in questi tre anni sarebbe forse il caso che il Paese nel suo complesso, la sua classe dirigente, la politica (maggioranza e opposizione, ognuna nel suo ruolo)lasciassero perdere il gossip e si dedicassero a costruire il futuro, a rilanciare l'economia, a realizzare la riforme. A riprendere il loro ruolo e la loro responsabilità, nonché il contatto con il mondo reale e con la gente. Senza sopravvalutare i guizzi e gli sprazzi di Santoro & C., che si divertono e ci divertono come i pazzi (beati loro) e fanno pure tanti bei danè con i collaterali, ma non possono diventare il centro dell'agenda politica del quinto paese più industrializzato del mondo.
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