Schiaffo all'Italia, il Brasile libera Battisti. Berlusconi insorge: "Offeso il nostro Paese"

Giovedì, 9 giugno 2011 - 19:15:00


cesare battisti

Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha appreso con "vivo rammarico dell'ultima pronuncia del Tribunale Supremo Federale del Brasile che conferma il diniego all'estradizione di Cesare Battisti. La decisione - spiega una nota - non tiene conto delle legittime aspettative di giustizia del popolo italiano ed in particolare dei familiari delle vittime di Battisti. L'Italia, pur rispettando la volontà del Tribunale Supremo Federale, continuera' la sua azione e attiverà le opportune istanze giurisdizionali per assicurare il rispetto degli accordi internazionali che vincolano due Paesi accomunati da legami storici di amicizia e solidarieta'". Battisti, Frattini: decisione offende il diritto alla giustizia.

 Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, prende atto con "profondo rammarico della decisione con la quale, contraddicendo la sua stessa precedente pronuncia, il Supremo Tribunale Federale del Brasile ha oggi convalidato il diniego dell´estradizione in Italia di Cesare Battisti permettendone la scarcerazione". E' quanto si legge in una nota della Farnesina. "Pur rispettando la decisione del massimo organo giurisdizionale brasiliano, il ministro Frattini ribadisce il convincimento del Governo italiano, condiviso da tutte le forze politiche e dall'opinione pubblica, in merito alla fondatezza della richiesta di estradizione". "'Non posso non rilevare come la decisione odierna del massimo organo giudiziario brasiliano, oltre ad offendere il diritto alla giustizia per le vittime dei crimini di Battisti, appaia contraria agli obblighi sanciti dagli accordi internazionali che legano i due Paesi, peraltro accomunati da profondi e antichi legami di amicizia e consanguineita', aggiunge Frattini. "Da parte italiana si intende attivare immediatamente ogni ulteriore possibile meccanismo di tutela giurisdizionale presso le competenti Istituzioni multilaterali, e in particolare presso la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja, per perseguire la revisione di una decisione che non si ritiene coerente con i principi generali del diritto e con gli obblighi previsti dal diritto internazionale".

L'Italia e' pronta ad attivare "immediatamente ogni ulteriore possibile meccanismo di tutela giurisdizionale presso le competenti Istituzioni multilaterali, e in particolare presso la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja, per perseguire la revisione di una decisione che non si ritiene coerente con i principi generali del diritto e con gli obblighi previsti dal diritto internazionale". Lo afferma una nota della Farnesina dopo la decisione del Tribunale Federale del Brasile alla richiesta di estradizione di Cesare Battisti, tornato in liberta'.

Le date fondamentali del caso giudiziario. Dalla fuga dalla Francia nel 2007 fino al carcere a Brasilia

Di seguito alcune delle principali date legate al caso Cesare Battisti, l'ex militante dei Proletari Armati per il Comunismo (Pac) tornato libero oggi in Brasile, grazie alla decisione del Tribunale Supremo, dopo essere stato condannato all'ergastolo in contumacia dalla giustizia italiana per quattro omicidi avvenuti fra il 1977 e il 1979. Nel 2007 Battisti lascia la Francia - dove era fuggito nel 1981 - dopo che le autorità di Parigi gli avevano revocato lo status di rifugiato, per recarsi in Brasile: arrestato a Rio de Janeiro, viene recluso nel penitenziario di Papuda, a Brasilia, dove è rimasto in attesa di una sentenza definitiva sull'estradizione richiesta dalle autorità italiane. Gennaio 2009: l'allora ministro della Giustizia Tarso Genro concede a Battisti lo status di rifugiato politico basato sul "fondato timore di persecuzione politica", andando contro l'opinione della Commissione Nazionale per i Rifugiati (Conare), che aveva dato parere contrario.

La decisione - criticata dalle autorità italiane, in primis dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - impedisce di procedere nell'iter di una richiesta di estradizione che sia basata sui fatti che hanno motivato la concessione del diritto di asilo. Febbraio 2009: Lula invita l'Italia a "rispettare la decisione sovrana" brasiliana; la Corte Suprema respinge un appello presentato dall'Italia contro la concessione dello status di rifugiato. Novembre 2009: la Corte Suprema approva con 5 voti favorevoli e quattro contrari la concessione dell'estradizione; con identica maggioranza decide però anche che la decisione finale è di pertinenza del Presidente della Repubblica, essendo questione che riguarda anche la politica estera del Paese. Giugno 2011: dopo che nell'ultimo giorno del suo mandato Lula - sentito il parere dell'avvocatura dello Stato - opta per il mantenimento dello status di rifugiato per Battisti, la Corte Suprema viene chiamata a stabilire se tale decisione sia conforme al Trattato bilaterale in vigore fra Italia e Brasile.

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