Ore 11:11 dell'11/11, Europa a pezzi. Il Trattato di Lisbona è già morto
| Ue/ Foreign Office ad Affaritaliani.it: non siamo contro D'Alema |
Alle 11.11 dell'11 novembre i due due leader si sono dati appuntamento all'Arco del Trionfo a Parigi per ribadire la fratellanza tra i due paesi. È la prima volta che un cancelliere tedesco partecipa alle commemorazioni. "Condividiamo gli stessi valori, la stessa ambizione per l'Europa, la stessa moneta", ha detto il capo di Stato francese, aggiungendo: "L'amicizia della Germania e della Francia è un tesoro. Dobbiamo fare tutto il possibile per preservare e far fruttare questo tesoro. Lo dobbiamo ai nostri antenati che hanno tanto sofferto. Lo dobbiamo a tutti i popoli del mondo", ha aggiunto Sarkozy parlando davanti alla fiamma del milite ignoto.
|
La Merkel dal canto suo ci ha tenuto a precisare che l'amicizia e lo spirito di riconciliazione tra la Francia e la Germania sono la "forza" che consentirà di affrontare nuove importanti sfide nell'Unione europea. "Insieme dobbiamo far fronte alla nostra storia. Una storia che da secoli ci unisce, francesi e tedeschi, negli episodi felici e in quelli infelici", ha detto la cancelliera, aggiungendo: "So che ciò che è successo non può essere cancellato. Tuttavia, c'è una forza, una forza che ci aiuta, che può aiutarci a sopportare ciò che è successo. Questa forza, è la riconciliazione" franco-tedesca. Una forza, ha detto ancora Merkel, che "ci permette di affrontare nuove sfide e di assumere veramente le nostre responsabilità". La cancelliera ha quindi citato le grandi sfide a cui deve far fronte l'Unione europea: dalla crisi economica, all'ordine sociale, dalla protezione dell'ambiente, alla lotta alla povertà. "La riconciliazione e l'amicizia franco-tedesca sono un regalo, la libertà sul continente europeo è un miracolo, sappiamo tutti quanto sia costato", ha detto ancora la Cancelliera, prima di concludere con alcune parole in francese: "vive l'amitiè franco-allemande".

Angela Merkel e Nicolas Sarkozy
GUARDA LA GALLERY
IL REBUS DELLE NOMINE. Una delle sfide che in queste ore preoccupa di più l'Europa sono le nomine del presidente e del ministro degli Esteri. Due ruoli previsti dal nuovo trattato di Lisbona, che entrerà in vigore il prossimo 1° gennaio, e che sta diventanto un autentico rompicapo. L'Italia vuole Massimo D'Alema Mr Pesc, che gode tra l'altro dell'appoggio della Merkel, dei democratici e dei socialisti europei. E che dopo il passo indietro di Miliband, che punta a diventare il prossimo leader del Labour britannico, ha buona chance di farcela.
La Gran Bretagna vuole Tony Blair a capo dei Ventisette. Ed è proprio la presidenza il nodo della questione. Se a spuntarla fosse l'ex premier britannico, l'altro ruolo andrebbe ai popolari, secondo un accordo tra i due maggiori eurogruppi. E la nomina dell'ex premier italiano non sarebbe più possibile. Ma Blair non è il solo candidato in corsa, c'è anche il premier lussemburghese Jean-Claude Juncker e il premier belga Herman Von Rompuy che gode del sostegno di chi vuole una presidenza di profilo relativamente basso. Troppi nomi per pochi posti. "Quando parlo con i miei 26 colleghi" ha detto il premier svedese Fredrik Reinfeldt, presidente di turno dell'Unione, "finisco per avere più nomi che posti da occupare".
L'appuntamento clou è la cena dei capi di Stato e di governo del prossimo 19 novembre, un summit straordinario per sciogliere il nodo delle nomine. Dove i leader sperano di trovare un 'accordo ed evitare l'imposizione di pochi, e alcuni paesi vedono dietro la mano dell'asse franco-tedesco. Per ora tutti cercano di portare l'acqua al proprio mulino. Un'immagine non proprio edificante di questa nuova Europa, non a caso l'augurio della presidenza svedese è che le nomine "avvengano a maggioranza e non per consenso". L'Italia intanto mette le mani avanti: il governo italiano "ritiene che non si possa e non si debba arrivare a una decisione a maggioranza", precisa il ministro Frattini.
I PALETTI DELLA MERKEL ALLA NOMINA DI D'ALEMA. Per la candidatura di D’Alema il governo Berlusconi sarebbe pronto a sacrificare l’attuale commissario ai trasporti e vicepresidente della commissione Antonio Tajani. Ma anche quella futura di Mario Draghi alla presidenza della Bce visto che a fine 2010 scade l’incarico dell’attuale presidente Jean- Claude Trichet. Per quel posto i tedeschi avrebbero già designato Alex Weber, presidente della Bundesbank e membro della Bce, le cui chance tuttavia potrebbero essere ridimensionate da Draghi a cui difficilmente si potrebbe dire di no. Se è vero che l’Italia avrebbe incassato lunedì il via libera della Merkel alla candidatura di D’Alema in cambio della Bce, in quest’ottica si capirebbe meglio anche la scelta tedesca di secondo piano, inaspettata quanto criticata, di designare Guenther Oettinger, presidente del Baden Wurttemberg, a succedere all’attuale vicepresidente della Commissione, Guenter Verheugen per occupare la casella del commercio o dell’energia. I conti, però, Berlino e Roma – cui si aggiungerebbe Parigi che chiede per Michel Barnier, già commissario per la politica regionale con Prodi, gli affari interni – non li avrebbero ancora fatti con Londra. Che sta giocando si due fronti, Miliband Mr Pesc e Blair presidente Ue, con l'obiettivo di aggiudicarsi almeno una carica. La partita è ancora aperta.



Commenti
Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.



















