Cappellacci: ecco come sarà la mia Sardegna
DALL'ATTESA AL TRIONFO, LA LUNGA NOTTE ELETTORALE DI UGO CAPPELLACCI
Cappellacci parla già da presidente e dopo l’una del mattino, a 10 ore dall’inizio dello scrutinio, finalmente si sbilancia: "Mi aspettavo la vittoria, non credevo in un distacco tanto netto". Berlusconi? "Gli ho telefonato io. Mi ha chiesto di tenerlo informato: la sua presenza in Sardegna si è rivelata una risorsa in più per il Centrodestra e lo sarà sempre per l’isola". Soru? "Ha perso perché i sardi non gli hanno creduto: il suo è stato un governo fallimentare". I primi passi? "Aiuterò i giovani e i disoccupati, mi batterò contro la povertà". Quale sarà la differenza maggiore nell’azione politica del Centrodestra alla Regione rispetto alla precedente giunta? "Lavoreremo per unire, e non per dividere i sardi, come è stato fatto sinora. Mi auguro che da questa sconfitta Soru possa trovare una ragione per lasciarsi dietro le spalle veleni, atteggiamenti di contrapposizione e la convinzione che la ragione sia solo da una parte".
Poi, di fronte alle decine di domande dei giornalisti, Ugo Cappellacci va a ruota libera: "Con questo voto l’isola chiede di voltare pagina verso il cambiamento. E se il premier durante la campagna elettorale si è rivelato determinante per accrescere la mia popolarità, voglio ricordare che su circa 130 comizi che ho tenuto negli ultimi due mesi il presidente del consiglio ha partecipato solo a 5. La fiducia degli elettori l’abbiamo conquistata noi: e credo che la sintonia tra governo nazionale e regionale sia per la nostra terra una grande opportunità. Io in ogni caso non dimentico ciò per cui mi sono impegnato in queste settimane - prosegue -. Ridaremo voce a tutti i territori dell’isola dal 2004 non ascoltati o trascurati". E, dopo aver incontrato a cena i figli che lo hanno accolto indossando una maglietta con la scritta ”Peggio Soru”, incalza: "La Sardegna sta tornando a sorridere. È prevalsa l’isola reale rispetto a quella virtuale. Ma non chiamatemi ancora presidente. Dedico il risultato alla famiglia, che ho trascurato in questa campagna elettorale".
Pomeriggio e serata convulsi a Palazzo Doglio, sede della coalizione. È infatti qui, in questo storico edificio nel cuore di Cagliari, in vico Logudoro, a pochi passi dalla basilica di San Saturnino, che da due mesi gli uomini di Ugo Cappellacci hanno stabilito il loro quartier generale: una ventina di stanze tra il piano terra e il primo piano. A Palazzo Doglio il leader del Pdl fa il suo ingresso soltanto un paio d’ore dopo la chiusura delle urne, alle 17.30. Al primo piano dell’antico edificio, confortato dalle prime notizie ricevute dai sostenitori, ringrazia candidati del Pdl, alleati, fan. "Sono fiducioso, ma bisogna attendere", si limita a dire. Per aggiungere: "Provo emozione per essere circondato da tante persone che mi vogliono bene: con giovani agguerriti che hanno fatto questo percorso con lo spirito giusto. Una magnifica coesione: comunque andrà, c’é una bella atmosfera". Poi si allontana verso il suo ufficio personale, da dove continua a seguire lo scrutinio con pochi, fidati membri dello staff: all’inizio si profila un testa a testa con posizioni in oscillazione.



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