Sanità Puglia: Fitto, la sindrome del San Raffaele
di Antonio V. Gelormini
E’ una nemesi beffarda quella che travolge l’ex ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto, da qualche tempo alle prese con processi e accuse, concretamente terreni. Tutti maturati in contesti relativi a propaggini secolari di schiere celesti: di angeli e di arcangeli. A volte è davvero strano come la vita possa prendersi gioco di ciascuno di noi. L’ex governatore della Puglia, insieme ad altri 14 imputati, è coinvolto a vari titoli nel processo “la Fiorita” (la società che controllava la fornitura di pasti e servizi in molte Asl e ospedali pugliesi). Processo penale, in corso, dinanzi al giudice per le udienze preliminari del tribunale di Bari, Giulia Romanazzi. Raffaele Fitto ed altri tre imputati hanno chiesto il rito abbreviato.
L’accusa, relativa a due episodi di falso (risalenti a quando era presidente della Regione Puglia), è inerente all’ipotesi di corruzione, per una presunta maxi-tangente che l’imprenditore romano, Giampaolo Angelucci, avrebbe versato sui conti del movimento “La Puglia prima di tutto”, durante la campagna elettorale 2005. Per ottenere, secondo il pm, l’aggiudicazione di un appalto da 198 milioni di euro per la gestione di undici Residenze sanitarie assistite. Le stesse che l’Angelucci aveva battezzato col nome “San Raffaele”, giocando sul malinteso riferimento col più noto, e poi anch’esso discusso, Istituto ospedaliero milanese.
Nel costituirsi parte civile contro Fitto, Angelo Boccardi (socio della società “La Fiorita”), Ambrogio Francone (ex direttore generale della Asl di Lecce) e Luigi Nilo (ex direttore generale della Asl di Foggia), la Regione Puglia ha richiesto il risarcimento dei danni di 1 milione di euro per Fitto e di 500 mila euro per Boccardi (entrambi già a processo con l’abbreviato), in attesa di formalizzarla e quantificarla anche per gli altri, nel caso venissero rinviati a giudizio. Il nome sarà pure “medicina di Dio”, ma risulta sfortunata e paradossale la storia della Puglia con quello di Raffaele, in genere, e con le sue controverse declinazioni. Quasi a voler ribadire che questa è terra votata ad altri: in cui, da secoli, la spada dell’Arcangelo Michele non ha consentito ingerenza alcuna.


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