Il socialismo è rinato. In Sud America. Ma Marx e il Che sono morti e sepolti
Ma anche lui diffida di Marx: il testo prevede sì il controllo statale della banca centrale e la possibilità di espropriare i latifondi improduttivi per darli ai contadini poveri. Ma non c’è in vista nessuna nazionalizzazione delle risorse energetiche: il governo e il popolo si accontenteranno di aumentare la pressione fiscale sui proventi che ne ricavano le grandi multinazionali. Così alla fine, con i suoi riferimenti al riconoscimento civile delle coppie di fatto (indipendentemente dal sesso degli accoppiati) e al diritto all’aborto per le donne, la sua rivoluzione più che comunista è stata soprattutto socialdemocratica. Che è poi l’ideologia dominante, con sfumature più o meno liberali, che si sta affermando nel continente sudamericano grazie ai suoi due nuovi leader più significativi e di successo: il presidente del Cile Bachelet e, soprattutto, il presidente del Brasile Lula. 
Luiz Inácio Lula da Silva
Ma la vera rivoluzione non è tanto la direzione ideologica che il continente sta prendendo quanto il tentativo che i paesi sudamericani stanno facendo per emanciparsi dall’ingombrante vicino yankee cercando di risolvere in casa i propri problemi. A questo serve l’Unasur, una specie di Unione Europea in salsa sudamericana che ha fatto sentire la sua voce al recente vertice straordinario indetto dalla presidente di turno Bachelet per affrontare la crisi Boliviana.



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