Rimpasto, nove sottosegretari in arrivo
Un ministero libero per i delusi di Fli
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Secondo indiscrezioni raccolte in Transatlantico a Montecitorio, tra i papabili nuovi sottosegretari ci sarebbero Bruno Cesario, l'ex azzurro Roberto Rosso, la libdem, Daniela Melchiorre, l'ex Pd Riccardo Villari, e l'ex Mpa Aurelio Misiti, anche se per quest'ultimo si parla pure di un posto di viceministro ai Lavori pubblici, presso il dicastero delle Infrastrutture. Per Massimo Calearo si parla ancora del ruolo di vice al Commercio con l'estero, ma tutto e' ancora da definire.
Solo martedi', raccontano, si sapra' quante di queste new entry spetteranno ai 'responsabili'. Sara', infatti, il coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, a fare un giro di 'consultazioni' per definire le quote da assegnare ad ogni componente per i ritocchi alla squadra di governo. Silvio Berlusconi assicura il rimpasto ai Responsabili che ieri erano arrivati a minacciare lo scioglimento del gruppo se il premier non avesse mantenuto la parola data sulla seconda tranche di nomine. Tanto che ha manifestato l'intenzione di recarsi al Quirinale per informare Giorgio Napolitano.
Prima della pausa di Pasqua, insomma, il presidente del Consiglio ha provato a tappare una delle tante falle che si sono aperte nella maggioranza e nel governo e così ha deciso di dare il via libera a una infornata di nomine (dovrebbero essere nove-dieci in tutto, di cui due andranno a senatori) che - per dirla nel politichese di un alto dirigente - serve a dare "un coinvolgimento organico" di quello che il premier ha ribattezzato come il 'Terzo polo dei riformisti'. In soldoni, è la 'ricompensa' per il gruppo che sta aiutando il governo a stare in vita dopo la scissione di Fli. Toccherà a Denis Verdini vederli a uno a uno e comunicare chi è dentro e chi è fuori. Ma per una falla che si chiude, altre rischiano di aprirsi. Non solo tra i Responsabili che restano fuori dall'upgrade, ma ancora di più all'interno del Pdl stesso. Basta dire delle resistenze che sono state avanzate durante il vertice dagli ex An sulla possibilità di una nomina anche per Luca Bellotti e Roberto Rosso, passati al Fli e poi rientrati al Pdl. "Così - è stato l'argomento - rischia di passare la logica che chi esce e rientra guadagna il doppio".
Ma molti malumori malamente sopiti serpeggiano anche nella cosiddetta prima guardia azzurra, che continua a restare a digiuno di 'riconoscimenti' pur essendo rimasta - è la loro logica - sempre fedele al premier. Anche per questo, durante il vertice di palazzo Grazioli si è tornati a parlare di un allargamento. E sarebbe rispuntata l'ipotesi di procedere attraverso un decreto, ipotesi su cui il Quirinale già in passato ha avuto modo di manifestare la sua contrarietà. I rapporti tra palazzo Chigi e Colle sono tornati tesissimi, ma il presidente del Consiglio potrebbe tentare di sottoporre al Colle la "necessità" e "l'urgenza" del provvedimento. Magari solo per farsi dire no e dimostrare - sarebbe l'argomento da spendere - che per l'ennesima volta il governo privo di poteri si trova con le mani legate. Nella riunione di oggi, d'altra parte, si sarebbe deciso di lasciare ancora vacante la poltrona di ministro delle Politiche Ue (per cui si era fatto il nome di Vincenzo Scotti) e questo, viene spiegato, proprio per "lasciare spazio a un'area di Fli in sofferenza". Leggi Urso e Ronchi.
Il premier, comunque, ha voluto chiudere la pratica Responsabili-rimpastino anche per non avere un altro 'intralcio' su quella che considera una battaglia diventata cruciale: quella del voto amministrativo. Il presidente del Consiglio ha cercato di galvanizzare i suoi spiegando che lui ci metterà la faccia e la maggioranza vincerà. Berlusconi sarà a Milano il 7 maggio mentre la chiusura si terrà venerdì 13 a Napoli, città che - se 'strappata' alla sinistra - consentirebbe al Cavaliere di far pesare a favore della coalizione di governo il bilancino elettorale. Passata la buriana del voto amministrativo, il tabellino di marcia fissato da premier prevede il primo via libera alla 'grande, grande' riforma costituzionale della giustizia entro l'estate. "Sono gli italiani a volerla, vinceremo anche il referendum" avrebbe detto il Cavaliere.



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