L'Italia perde il treno delle riforme
Di Giuseppe Morello
Addio referendum. Solo il 21% degli elettori ha votato e quindi niente quorum. Del resto come poteva passare questo referendum se attorno ad esso si è fatto il più assordante dei silenzi. I partiti lo hanno ignorato, chi per convenienza chi per timore di guastare i rapporti con gli alleati, mentre i mezzi di informazione ne hanno parlato come di un fatto marginale, nascosto tra le pagine dei giornali o ben mimetizzato nei servizi televisivi. Lo stesso comitato promotore ha fatto quel che ha potuto, cioè poco visti i mezzi finanziari. In queste condizioni ci voleva un miracolo, che infatti non c'è stato, visto che gli italiani da un lato si sono accodati alla svogliatezza di partiti e dall'altro sono stati vittime di una informazione tiepida e distratta.
Un peccato, perché abbiamo perso l'occasione per cambiare una legge elettorale (il Porcellum) unanimemente criticata, a cominciare da chi l'ha ideata. Se il referendum fosse passato per lo meno si poteva aprire una discussione su come dare un assetto stabile e davvero democratico alle regole elettorali. Ora dobbiamo tenerci una legge che affida per intero ai partiti la scelta degli eletti senza nemmeno potercene lamentare, visto che l'occasione per mandare un segnale al Palazzo l'abbiamo avuta e sprecata, dando per altro all'istituto del referendum, in passato vissuto come raro momento di democrazia diretta, un altro colpo mortale.
Spettava alla classe dirigente stimolare la partecipazione al voto, che in Italia solitamente non è mai bassa, ma non è accaduto. E allora amen. A questo punto, cara grazia se i partiti decidono di reintrodurre le preferenze. Ma non ci spererei troppo, per loro è così comodo.
giuseppe.morello@affaritaliani.it



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