Riforme/ Fini: no ad approccio propagandistico

Mercoledì, 24 marzo 2010 - 12:14:00


Quando si parla di riforme "l'approccio non puo' essere di tipo propagandistico o di parte". A sottolinearlo e' stato il presidente della Camera Gianfranco Fini incontrando a Roma alcuni esponenti del consorzio Civitas. L'approccio, ha insistito, "non puo' essere legato al vantaggio legittimo ma di parte di questa o quella forza politica. L'approccio quando si parla di riforme non puo' che essere finalizzato a uno spirito costituente, deve cioe' avere come obiettivo l'interesse generale, il bene comune, nel rispetto ovviamente della dialettica fra le forze politiche e le culture politiche, con il dichiarato intento di garantire che la carta costituzionale riformata rappresenti una garanzia per la casa di tutti gli italiani, non soltanto di quelli del sud o del nord, ma anche di quelli che legittimamente votano per questa o quella forza politica". "Credo" ha poi aggiunto Fini, "che in questa fase turbolenta siano concetti che debbano essere ripetuti o comunque concetti che devono essere tenuti ben presenti almeno dalle istituzioni". "Non e' in discussione l'unita' della Repubblica, ma la sua coesione".

Per dotare il Paese di una solida "strategia" di sviluppo e innovazione, per Gianfranco Fini occorre ridurre e anche spingersi fino a eliminarle le sovrapposizioni di compiti tra Stato e Regioni. Il presidente della Camera lo ha spiegato incontrando a Roma i rappresentanti del consorzio Civita di cui e' presidente il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, anch'egli presente per l'occasione. "E' necessario ridurre al minimo o al limite eliminare competenze condivise Stato-Regioni", ha spiegato Fini. "A volte si tratta solo di duplicazioni, a volte si generano contenziosi e con i tempi della giustizia civile questo costituisce elemento ostativo di una strategia". Per Fini, "l'incertezza delle responsabilita' e delle regole e' il maggiore ostacolo per gli investimenti dall'estero". Dunque la riforma federalista in fieri deve prevedere "una rivisitazione delle competenze condivise Stato-Regioni" perche' soprattutto quando si parla "di infrastrutture nazionali o di grandi corridoi si rischiano di mettere piccole frontiere all'interno della Nazione". Il presidente della Camera e' poi tornato a insistere sulla necessita' di rivedere anche l'attuale aspetto istituzionale del Parlamento. "E' necessario fare si che un ramo del Parlamento sia equivalente a quello che in Germania e' il Bundesrat. Che si chiami Senato delle Regioni o Camera delle Autonomie" per Fini non ha molta importanza. "E' tipico di un certo nominalismo", ha detto. Cio' che importa "e' dare corso al federalismo e dare corso nel piu' breve tempo possibile a una Camera che vada a rappresentare gli interessi del territorio".
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