Fini: sistema francese? Nuova legge elettorale

Giovedì, 8 aprile 2010 - 17:27:00


Fini

Napolitano: fare subito il federalismo

Legge elettorale/ Gasparri (Pdl) ad Affaritaliani.it: nessuna modifica
La Lega insiste: cabina di regia o meno, chi guida la danza delle riforme è il Carroccio. Roberto Maroni lo dice senza mezzi termini: "Siamo noi il vero motore"
. Con buona pace di chi, nel Pdl, vede con preoccupazione l'attivismo leghista. Ma ancora una volta Gianfranco Fini spariglia le carte: dichiarando che "non si può ragionare del modello francese presidenziale prescindendo dalla legge elettorale". E che, nel dibattito di questi giorni, si sta considerando il caso francese "con troppa superficialità".

Fini pronuncia queste parole parlando in occasione del convegno organizzato dalla sua fondazione Farefuturo, dal titolo "la Quinta Repubblica: un modello per l'Italia". "Quello che dovremmo cercare di importare in Italia dal modello francese - spiega - è proprio la garanzia della vitalità, della lunga durata di un sistema che tenendo conto delle tradizioni e delle mutevoli esigenze della Francia ha saputo riconciliare da un lato la rappresentanza con l'efficienza, dall'altro il parlamentarismo con la leadership". "Il confronto tra la nostra realtà e quella francese - prosegue  è proficuo solo se condotto in modo scientifico, cioè sulla base dello sviluppo storico e della realtà costituzionale dei due paesi e attraverso una seria comparazione dell'organizzazione dei poteri dello stato e degli equilibri tra essi".

"Anche in Italia si avverte da tempo l'esigenza di realizzare un migliore e piu' funzionale equilibrio costituzionale tra ruolo del Parlamento e ruolo dell'esecutivo". A dirlo e' il presidente della Camera, Gianfranco Fini, nel corso del convegno organizzato da Farefuturo sul modello francese della Quinta Repubblica. "Al riguardo, l'esperienza francese- sottolinea la terza carica dello Stato- continua a rappresentare, senza alcun dubbio, uno dei principali modelli di riferimento su cui si concentra il dibattito sulle riforme costituzionali". Fini pero' ha "l'impressione" che in Italia "si parli sovente in modo troppo superficiale della vicenda francese", che parte dalla riforma Costituzionale del 1958 fino alle modifiche del 2008, che hanno sempre posto l'accento, osserva, anche "su un rafforzamento del ruolo del parlamento". Quindi aggiunge: "Il confronto tra la nostra realta' e quella francese e' proficuo solo se condotto in modo scientifico, sulla base dello sviluppo storico e della realta' costituzionale dei due Paesi e attraverso una seria comparazione dell'organizzazione dei poteri dello Stato e degli equilibri che devono intercorrere tra di essi".

In agenda, ricorda il ministro dell'Interno, "ci sono le riforme istituzionale e costituzionali: il federalismo, il nuovo assetto dei poteri, il Senato federale, la Giustizia. Si è messo in moto un meccanismo e io sono assolutamente ottimista, sono certo che ce la faremo".  Trattando con l'opposizione, aggiunge: "Il dialogo è indispensabile se vogliamo evitare le conseguenze negative delle riforme tentate e mai approvate. In particolare il Pd è un interlocutore indispensabile. I primi segnali che arrivano sono positivi in questa direzione". In pratica, quello che Maroni ( intervistato dall'Espresso) offre, è un 'armistizio tra belligeranti'' per i prossimi tre anni.

Sempre sul tema della riforme arriva la bocciatura del vice presidente del Csm Nicola Mancino dell'ipotesi contenuta nella bozza di riforma della giustizia presentata dal Guardasigilli Alfano al premier. "Non sono per due Csm e non ne vedo l'utilità. Pur trattandosi ancora di bozze , non sono favorevole a due organismi rappresentativi che accentuerebbero l'isolamento del pubblico ministero" dice Mancino. Che sulla separazione delle carriere taglia corto: "E' noto come la penso; reputo che si potrebbero anche separare le carriere e non necessariamente creare due Csm. Aspetterei però di conoscere il testo completo". Replia Alfano: "Non c'è ancora un testo da presentare alle Camere".

Nessuna smania di protagonismo. "E' stato Napolitano a chiamarmi, voleva avere chiarimenti". Roberto Calderoli prova a smussare così l'irritazione di Silvio Berlusconi per la sua salita al Quirinale di ieri. Un faccia a faccia con Napolitano a cui il ministro leghista per la Semplificazione ha consegnato la bozza per le riforme istituazionali che ha in mente il centrodestra. La visita, però, non è piaciuta a Berlusconi che, ai suoi, non ha nascosto il fastidio per l'iniziativa del ministro: "E' stato un errore, con Napolitano tratto solo io".

Il Carroccio, prosegue Calderoli, è per il semipresidenzialismo alla francese: "Nella nostra proposta il presidente della Repubblica non ha un ruolo di governo: indica il primo ministro ma poi è il primo ministro a tenere e coordinare l'esecutivo. E' un bilanciamento molto più forte a vantaggio del Parlamento, rispetto al modello francese. Lo scioglimento e l'indizione sono tutte ancora in capo alla presidenza della Repubblica, non al capo del governo". Nel testo illustrato a Napolitano, Calderoli ha previsto anche "la riduzione del numero dei parlamentari, che diventerebbero 400 alla Camera e 200 al Senato, al posto dei quasi mille di oggi". Ci sono anche misure punitive per i parlamentari assenteisti. La bozza prevede infatti una parametrazione tra quello che un parlamentare guadagna e ciò che effettivamente "produce".
 
Udc, Cicchitto: dopo regionali faccia riflessione politica seria - "I risultati elettorali che sono molto coerenti e logici pongono all'Udc il problema di fare una riflessione politica seria e di fondo. L'Udc ha conservato i suoi voti quando si e' presentata con il centro-destra, li ha persi (significativo il risultato del Piemonte)quando si e' alleata con il centro-sinistra. D'altra parte il bipolarismo non e' stato smontato". Lo dichiara Fabrizio Cicchitto, Presidente dei Deputati del PdL. "Il problema e' - prosegue Cicchitto - se si riesce a trasformarlo nel senso di passare da un bipolarismo selvaggio ad un bipolarismo fisiologico e civile. In questo quadro puo' valere anche il confronto sulle riforme istituzionali. Ora per quante operazioni tattiche Casini si possa inventare in un contesto di questo tipo, con questa sinistra fondata sull'alleanza tra il Pd e Idv e la sinistra radicale, l'Udc con il suo elettorato moderato e riformista non ha margini per fare alleanze a sinistra e ha poco spazio nel periodo medio-lungo per mantenere fino alle prossime elezioni politiche una posizione 'terza forzista'".

PDL-UDC: TELEFONATA BERLUSCONI-CESA - Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha avuto mercoledì un colloquio telefonico con il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa. La notizia e' emersa durante la cena di ieri di Berlusconi con un gruppo di senatori del Pdl. Secondo quanto si e' appreso, Berlusconi avrebbe sottolineato a Cesa che l'Udc ha preso piu' voti quando si è alleato con il centrodestra e ne ha persi quando si e' alleato con il centrosinistra. Berlusconi avrebbe quindi ribadito l'intenzione di ricostruire un'alleanza dei moderati, che ricomprenda anche l'Udc. "In Europa - avrebbe detto Berlusconi alla cena con i senatori - l'Udc e' con noi nel Ppe". Cesa ha oggi definito "positivo" il fatto che "Berlusconi, dopo una campagna elettorale fatta di duri attacchi nei nostri confronti, cerchi ora un dialogo con l'Udc. Detto questo - prosegue Cesa - le intese non si costruiscono a parole, ma sulle questioni concrete e nei luoghi opportuni. Se il Governo portera' all'attenzione del Parlamento provvedimenti efficaci per affrontare i veri nodi economici, sociali ed istituzionali del nostro Paese, trovera' nell'Udc un interlocutore attento e pronto al dialogo, in perfetta continuita' con l'opposizione responsabile messa in atto dal nostro partito sin dall'inizio della legislatura".

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