Repubblica molla Bersani ("retrò") e tifa per il laicismo di Marino (e di Franceschini)
Lunedì, 20 luglio 2009 - 14:25:00
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![]() Ignazio Marino |
L'endorsement sta nel commento domenicale del Fondatore. Il quale spiega, in modo un po' criptico ma assolutamente evidente, che la novità ("Un'assoluta e per me positiva novità") di questo dibattito precongressuale è l'attenzione al laicismo, finora sempre trascurato dal Pci e dalle successive incarnazioni della sinistra, ma ora molto presente "specie da parte di personalità post comuniste". Traduzione: Marino e Franceschini, non Bersani.
Dei tre candidati, prosegue Scalfari, mentre Franceschini "conferma la laicità come un connotato di fondo", è Marino che "mette in prima fila il laicismo e si riserva di convergere con i suoi delegati sul nome di quello dei due candidati principali che presenta spiccate affinità con il suo programma". Cioè, appunto,come detto in premessa, Franceschini.
In altre parole e fuori dalle cautele, Scalfari e Repubblica appoggeranno Marino e la sua battaglia per la laicità e poi ne prevedono e ne sosterranno la confluenza su Franceschini.
La controprova poche righe dopo, quando Scalfari affonda indirettamente Bersani e la sua strategia basata su "una legge elettorale alla tedesca" che mira "a un'alleanza nazionale con il centro cattolico e moderato di Casini". Ma questo schema "ricorda il tacito duopolio Dc-Pci della Prima Repubblica". Per concludere con l'affondo, tombale per il nuovo segretario del Pd: "Mi sembra uno schema alquanto "retrò" per un partito riformista, senza dire che l'Udc non farà mai alleanze nazionali con la sinistra e l'ha detto in modo esplicito più e più volte".
E' divorzio, dunque, tra Repubblica e il Pd. Il quotidiano romano ha sempre giocato in casa, da decenni, nell'area del Centrosinistra, condizionandone la selezione, la vita e la morte dei diversi leader. Sin dai tempi della Dc e del Pci, in forza della convergenza politica con i filoni antichi e più omogenei del cattolicesimo di sinistra e degli ex e post-comunisti. Da ultimo con Walter Veltroni e Dario Franceschini, ma prima con Francesco Rutelli e Romano Prodi e indietro negli anni fino a risalire a Ciriaco De Mita. Ora, schierandosi contro il vincente Bersani, la svolta. Ma per Bersani potrebbe non essere una brutta notizia. Affrancarsi dal condizionamento del quotidiano di Scalfari, Mauro e De Benedetti potrebbe significare sottrarsi dalle incursioni e dalle quotidiane inframmettenze del giornale, guadagnandosi una maggiore autonomia politica e organizzativa e un gioco a tutto campo. Anche perché ai suoi predecessori l'apparentamento con Scalfari e i suoi uomini non ha proprio portato bene.



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