"Cambiare le regole sulle firme? Il Pd non è contrario"
Giovedì, 11 marzo 2010 - 12:30:00
![]() Andrea Orlando |
Mentre ancora divampano le polemiche sul caos liste per le Regionali, tra i partiti sembra avviarsi timidamente una ripresa del dialogo sulle regole elettorali. In particolare, proprio sulla raccolta delle firme, con Silvio Berlusconi che caldeggia l'ipotesi di sgravare da quest'onere i partiti già rappresentati nell'istituzione per cui si va a votare. Andrea Orlando, responsabile per la Giustizia del Pd con un passato nell'organizzazione del partito, sceglie Affaritaliani.it per esprimere una cauta apertura alla maggioranza. "Questa è materia di competenza regionale. Sarebbe sbagliato dare un'unica regola a tutte le regioni. Però nessuno di noi si batterebbe contro una semplificazione delle procedure per i partiti che hanno una consolidata rappresentanza all'interno dei consigli".
Poi, riprendendo quanto detto poche ore prima dal segretario pierluigi Bersani, Orlando osserva: "In Lombardia la Regione non è intervenuta semplicemente perché, se lo avesse fatto, Roberto Formigoni non si sarebbe potuto candidare per la terza volta". Nelle stesse ore, il candidato piddino alla presidenza della Lombardia, Filippo Penati, ha annunciato che in caso di vittoria eliminerà quest'obbligo. Ma Orlando non dimentica l'esigenza opposta: "Se si concede a chi è già rappresentato di avere una corsia privilegiata, bisogna permettere l'accesso anche alle nuove formazioni, dando loro la possibilità di far sapere che esistono e raccoglieranno le firme. E' una questione denunciata dai Radicali ma non è solo un problema loro... C'è il caso storico della Lega, che ha incontrato tantissime difficoltà nei primi anni ad affrontare queste procedure perché, pur avendo un consenso crescente, mancava di una rappresentanza istituzionale".
In tanti ora si interrogano su quale sarà l'atteggiamento del Pd di fronte al famoso decreto salvaliste che sta per arrivare in parlamento per la conversione: se ci sarà ostruzionismo perché non si arrivi in tempo a licenziarlo. "A questo punto - risponde Orlando - bisognerebbe chiedere al governo se è il caso di impegnare le camere per convertire un decreto che non solo si è rivelato un atto di arroganza, ma palesemente inutile. Sarebbe meglio se ci fosse una valutazione di buon senso e venisse ritirato".



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