Effetto caos-liste, governo in difficoltà. E in Veneto Lega più dieci sul Pdl

Lunedì, 8 marzo 2010 - 09:24:00

A proposito di Regionali, come finirà?
"E' ovvio che con tutto quello che è avvenuto ultimamente le Regionali assumeranno una valenza politica nazionale superiore a ciò che era già associato ad una competizione di mid-term. Da questo punto di vista si tratta di capire quanti di quei  5 milioni di Italiani che si sono messi in surplace verso il Governo decideranno di non andare a votare. Non credo infatti a travasi di voti da destra a sinistra, ma semmai a una maggior astensione nell'elettorato PDL. E con gli equilibri che ci sono in alcune regioni chiave, ciò potrebbe anche segnare il risultato finale. Per di più nell'elettorato di centro-sinistra, il filotto di scudi governo (scudo fiscale, scudo giudiziario, e ora lo scudo elettorale) contribuisce a mantenere alta la motivazione al voto".

Berlusconi rischia dunque la sconfitta alle Regionali?
"Non mi sorprenderebbe. Prima delle recenti vicende, le stime più accreditate davano una maggiore probabilità di vittoria al centro sinistra in sette regioni, con quattro regioni attribuite al centro destra e due in grande equilibrio (Lazio e Piemonte). E' abbastanza evidente che se Berlusconi dovesse mancare il recupero e il peso delle vicende nazionali influenzasse anche l'esito in quelle due regioni, potremmo assistere ad un risultato 'forte' dal punto di vista quantitativo e qualitativo: vorrebbe anche dire, oltre al risultato generale, battere il  Centro destra nel 'cuore dell'impero' nazionale dopo le note sofferenze della vicenda Marrazzo (il Lazio) o non lasciare che la Lega aggiunga al Veneto una seconda Regione, importantissima in quanto non collocata nei suoi tradizionali perimetri di consenso".

Non crede che Berlusconi farà fuoco e fiamme per impedirlo?
"Non ho dubbi che adotterà strategie aggressive: deve rimotivare il suo elettorato. Questa volta però è più difficile delle altre, perchè lo schema tradizionale che chiama al voto il popolo di centro destra per sconfiggere il nemico  è offuscato dal fatto che il nemico è innanzitutto interno. E' cioè più difficile evocare un vulnus esterno (ad esempio la solita magistratura) perchè le implosioni sono visibilmente  interne: apatia di governo, iperconcentrazione sui fatti personali, clamorosa approssimazione nel presentare le liste, conflittualità territoriali interne che neanche Berlusconi riesce più a dominare. Credo però che il risultato elettorale dipenderà anche dalla capacità del centro sinistra di non farsi trascinare nella trappola della rissa e dei toni urlati. C'è l'occasione di dare una sonora lezione elettorale al cavaliere. Speriamo di non perderla".

Si riferisce per caso alle posizioni di Di Pietro e alle reazioni di alcuni sulla firma al decreto di Napolitano?
"Mi riferisco ad alcune reazioni sconnesse di questi giorni. Una cosa è la fermezza con cui si manifesta per un decreto del Governo che salva sé stesso a partita iniziata, altra cosa è la pesante allusione a comportamenti anti-costituzionali di Napolitano. Dovremmo essere orgogliosi di un Presidente che ha assunto una decisione utilizzando come criterio prevalente la coesione sociale del Paese, in un momento in cui chi governa ne fa carne di porco. Napolitano ha valutato, e ne aveva ampia facoltà, che l'esclusione per fatti formali di chi rappresenta la maggioranza in un territorio avrebbe messo a rischio il clima democratico. Una decisone delicata, con un coraggio che merita un inchino. Chi non capisce il valore profondo di  questa scelta, o è miope o guarda soltanto al proprio tornaconto  demagogico e al proprio ego  politico. Per di più, come ho già sottolineato, in questa situazione delicata in cui il cavaliere ha bisogno del nemico per rimotivare il proprio elettorato, deve essere chiaro che  urla sconnesse dal centro sinistra rischiano seriamente di aiutare un recupero di Berlusconi. Confido nella fermezza con cui Bersani terrà calmi gli animi nelle prossime tre settimane e contraddica il  detto che vede le piazze talvolta più piene delle urne".

Veniamo infine alle Regionali in Lombardia e a Milano. Circola insistentemente l'ipotesi che il risultato di Penati in città determinerà la sua possibile candidatura a Sindaco per il 2011. Che cosa ne pensa?
"In Lombardia abbiamo la missione di mettere in discussione un feudo politico che non ha pari in Italia. Nessuno infatti governa una Regione da 15 anni e nelle ultime Regionali perdemmo di 10 punti. Penso che la pancia e la mente debbano stare su questa battaglia e solo dal 30 marzo potremmo pensare a che cosa fare per Milano, città in cui auspichiamo di migliorare i due punti di svantaggio che ottenne Sarfatti con Formigoni". 

Certamente, ma la teoria che Penati consideri le Regionali una palestra per le Comunali circola comunque...
"Sì, ma eviterei di danneggiare Penati attribuendogli l'intenzione di considerare le Regionali come una primaria di investitura per le Comunali di Milano. Gli abbiamo affidato la guida della coalizione in tutta la Regione e sarebbe poco rispettoso nei suoi confronti fare immaginare che una campagna elettorale venga affrontata come derivata di un'elezione di un anno dopo".

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