Referendum elettorale, Prodi firma contro il Porcellum

Martedì, 30 agosto 2011 - 17:30:00

Napolitano alla Bocconi - Romano Prodi- Foto Olycom

"Questa mia firma e' un dovere civico che non implica nulla riguardo a protagonismi, rientri o cambiamenti della mia vita": lo ha detto l'ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, che in mattinata ha firmato, nell'ufficio per le relazioni con il pubblico del Comune di Bologna il referendum 'anti porcellum' per la modifica della legge elettorale. "Fra pochissimi giorni - ha tenuto a precisare il Professore - parto per un periodo di insegnamento in Cina, poi per gli Stati Uniti e per Adis Abeba. Quindi la mia vita continua con il programma che mi ero fatto ma ci sono dei momenti in cui un cittadino agisce come cittadino".

Prodi conversando con i cronisti ha poi ribadito di aver firmato il quesito referendario "per un dovere civico" perche' "e' una cosa che sento per dare stabilita' e forza alla nostra democrazia". Circa la partecipazione dei cittadini al referendum Prodi auspica che "tanti firmino".

"Quello che mi auguro - ha detto - e' che siano abbastanza da superare il quorum in modo che il referendum possa avvenire. Vedo che la gente pone il problema di una legge elettorale iniqua che deve essere sostituita". A chi gli chiedeva riguardo alle titubanze del Pd nell'adesione al referendum Prodi ha risposto: "se i partiti riuscissero a fare una riforma elettorale loro e immediatamente io sarei l'uomo piu' felice del mondo. Non abbiamo mica sposato il referendum per disturbare la gente. Quindi, se i partiti si mettono in gioco per una buona legge elettorale va ancora meglio".

"La mancata riforma della legge elettorale e' una sconfitta per la politica?", hanno chiesto i giornalisti. "Le sconfitte della politica - ha risposto l'ex premier sono purtroppo tante, ed e' per questo che bisogna rianimare e riprendere il senso del futuro e con un Parlamento cosi' distaccato dalla gente - ha concluso Prodi - questo obiettivo e' impossibile".

Ma la firma di Prodi scatena la bufera all'interno dello stesso Partito Democratico. Le reazioni:

MERLO (PD), SI VUOL TORNARE AI MOMENTI PEGGIORI - "Finalmente emerge la chiarezza. Malgrado il Pd abbia approvato come partito una proposta di riforma della legge elettorale avallata dai gruppi parlamentari di Camera e Senato per superare definitivamente il porcellum, adesso la carovana di Prodi, Parisi e compagnia si e' messa in moto con un referendum e punta a ritornare al mattarellum. Operazione ovviamente legittima ma con una conseguenza politica precisa. E cioe', attraverso il referendum si persegue l'obiettivo del ritorno all'Unione, cioe' della peggiore stagione del centro sinistra. Finalmente si getta la maschera. Altroche' il rripristino del rapporto tra eletto ed elettore. Se era solo per questo, non c'era alcun motivo per archiviare anticipatamente e brutalmente la proposta elaborata dal vertice nazionale del Pd. Il fine, adesso e' chiaro, e' quello di riproporre il caravanserraglio dell'Unione". Lo dice l'on. Giorgio Merlo, Pd, Vice Presidente Commissione Vigilanza Rai.

CHITI (PD), REFERENDUM PER SVEGLIARE IL PARLAMENTO - "In questo momento il Parlamento ha bisogno di una sollecitazione positiva, diciamo di una sorta di sveglia". Il vice presidente del Senato, Vannino Chiti sintetizza cosi', in una intervista a Radio Vaticana, la sua decisione di firmare per il referendum per abrogare l'attuale legge, il 'Porcellum', ripristinando la legge Mattarella. A giudizio dell'esponente Pd "bisogna ad ogni costo superare l'attuale legge elettorale. La raccolta delle 500mila firme per avere il referendum serve per sollecitare il Parlamento ad affrontare il tema della legge elettorale. Credo che questa sarebbe la strada pu' giusta". In ogni caso, puntualizza il Senatore, "anche se rimanesse, se il Parlamento non fosse in grado di procedere, la legge Mattarella e' incomparabilmente migliore e preferibile al Porcellum perche' almeno in quella c'e' un rapporto diretto tra candidati e cittadini, e poi tra eletti e cittadini, che e' uno dei punti decisivi di una democrazia che funzioni". Insomma, insiste Chiti, il referendum e' una "sollecitazione: io preferisco che sia il Parlamento a fare le leggi elettorali. Ma i cittadini italiani non ne possono piu' di votare per liste bloccate dei partiti, non conoscono neppure i parlamentari che hanno eletto. Dobbiamo fare in modo che il Parlamento avverta questa come un urgenza, altrimenti si rischia una separazione tra chi e' impegnato in politica e i cittadini che invece in democrazia sono i sovrani".

PARISI, SU REFERENDUM CONTO ALLA ROVESCIA - "Ormai e' scattato il conto alla rovescia. L'extrema ratio e' alle nostre spalle". Cosi' il presidente del comitato promotore del referendum anti-porcellum, Arturo Parisi, ha replicato al segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, secondo cui il quesito referendario per cambiare la legge elettorale rappresenta l'extrema ratio ma la via maestra rimane quella del Parlamento.

"Non vorrei - ha detto Parisi, che ha accompagnato in mattinata Romano Prodi in Comune a Bologna per firmare il quesito referendario - che qualcuno scoprisse l'extrema ratio in ottobre. Se le decisioni non vengono prese entro il 30 settembre le prossime elezioni si svolgeranno con questa legge e l'Italia sara' priva ancora una volta di un Parlamento nella pienezza della sua legittimita'". Parisi, a tal proposito, auspica che anche Bersani firmi per il referendum. "Lo auspichiamo - ha affermato - perche' le sue parole contro il porcellum sono chiare, ma noi abbiamo bisogno, in questo momento, di un piccolissimo gesto, di una firma". L'ex ministro ha poi ricordato che ieri e' stato sentito su questa materia il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini, il quale si starebbe interrogando se firmare il quesito. "Ecco - ha chiarito Parisi - e' il caso ed il momento di dare delle risposte".

Parisi si e' poi detto fiducioso per il raggiungimento del quorum. "Ci siamo rovinati l'estate - ha spiegato - per consentire ai cittadini di lasciare a verbale e di trascrivere la loro rabbia ed indignazione per i sei anni passati senza che si sia fatto nulla". Dopo aver ricordato gli esponenti del centrodestra e del centrosinistra che ci sono schierati a favore del referendum, Parisi ha lamentato che "il Pd, purtroppo, esita ancora". Tuttavia, Parisi ha anche sottolineato che "esponenti coraggiosi" del suo partito, "come Chiti e Fassino, hanno preso posizione riconoscendo che all'interno del Parlamento non si puo' fare piu' nulla e il referendum e' l'unico strumento per costringere il Parlamento stesso ad utilizzare gli ultimi mesi disponibili".

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