Referendum, "se vince il sì non ci sarà assenza di democrazia"
In ogni caso, da noi il sistema politico resta un "ibrido" tra strategie di compensazione proporzionale e ideali maggioritari orientati al bipartitismo. L'Italia non sta né da una parte né dall'altra. "Non è una democrazia "competitiva o maggioritaria" come quella inglese, ma non è nemmeno una democrazia "consensuale o consociativa" come quella svizzera, olandese o belga". La differenza? "Le democrazie maggioritarie, o competitive, partono da un forte pluralismo radicato però in un sistema di valori condivisi, e mancano di "partiti asistemici" con potenziale forza disgregante. Le democrazie consociative sono contraddistinte da un forte pluralismo sociale ed eventualmente da fratture politiche e religiose, oppure dalla presenza di partiti antisistemici". Nel primo caso ci si può permettere di sacrificare l'esigenza di rappresentatività all'esigenza di governabilità, proprio perché il sistema politico si fonda su un nucleo di valori condivisi che non mette a repentaglio identità e riconoscimento della minoranza uscita sconfitta dalle urne. Nel secondo caso "la rappresentatività precede la governabilità, e ci si orienta verso un sistema proporzionale".
"In Italia, invece, le cose stanno diversamente: la Prima Repubblica, per esempio, si fondava su valori condivisi, ma vedeva anche la presenza di un partito antisistemico come quello comunista, pronto tuttavia a partecipare alla Costituente". Dal 1994 al 2008, d'altra parte, né la frammentazione della vita politica né la governabilità del Paese sono migliorate. Oggi le cose sembrano essere mutate, e "grazie all'iniziativa di Veltroni di "correre da solo" si è assistito a uno dei rari casi in cui è stato il centro sinistra a dettare l'agenda del centro destra", apportando inoltre una non indifferente semplificazione del sistema partitico italiano.



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