Referendum, "se vince il sì non ci sarà assenza di democrazia"
Dario Franceschini ha recentemente invitato il premier a prendere parte alla manifestazione del 25 Aprile. E Silvio Berlusconi ha fatto sapere che ci sarà. Intanto è polemica sulla data del referendum: un problema, più che di calendario o di risparmio risorse, di "negoziazione strategica": la posta in gioco è alta. Il secondo quesito referendario si confronterà infatti con il problema dell'attribuzione del premio di maggioranza al partito (e non più alla coalizione) uscito dalle urne con la maggioranza relativa: questione delicata, che come ha ricordato Antonio Polito potrebbe portare a un sostanziale monopartitismo nel nostro Paese.
Mentre sulla carta l'approvazione del secondo quesito dovrebbe favorire entrambi i partiti a vocazione maggioritaria - vale a dire Pd e PdL - e relegare in seconda posizione Idv e Lega Nord, lo scenario reale finirebbe per fare il gioco di Berlusconi. E potrebbe portare, come ha spiegato il docente di Scienza politica dell'Università Statale di Milano (ma di formazione filosofo) Nicola Pasini - "a un partito predominante, cosa che non significherebbe però assenza di democrazia. La competizione politica resta, ma tenderà ad avere sempre lo stesso vincitore".
Nel corso di un lungo intervento presso Il Brellin, nell'ambito dell'iniziativa Filosofia sui Navigli, Nicola Pasini ha provato a rintracciare alcune cause di questa permanente eccentricità del sistema politico italiano, riflettendo innanzitutto sulla presunta "crisi di democrazia" che secondo alcuni contraddistinguerebbe l'Italia di oggi. Un'espressione che a Nicola Pasini non piace, perché "occorre sempre distinguere tra la crisi della democrazia, vale a dire il venir meno di strutture democratiche, e la crisi nella democrazia". In Italia è legittimo parlare della seconda, non della prima. C'è infatti "una crisi nel funzionamento democratico, ma in un contesto che pienamente democratico resta".



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