Il referendum? "E' come Jose' Mourinho"
I quesiti di Guzzetta e Segni sono tre. I primi due quelli più importanti, perché alla Camera e al Senato assegnano il premio di maggioranza alla prima lista o partito e non più alla coalizione vincitrice. Mentre la terza scheda punta a eliminare la possibilità delle candidature multiple. Non vengono toccate invece le liste bloccate, perciò nessuna reintroduzione delle preferenze. Il Popolo della Libertà ha deciso di non impegnarsi e di non fare campagna elettorale, dopo la cena ad Arcore tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi poche ore dopo il risultato delle Europee. In cambio la Lega vota ai ballottaggi. La maggioranza degli esponenti del Pdl ha comunque fatto sapere che si recherà alle urne: dal presidente della Camera Gianfranco Fini al ministro della Difesa Ignazio La Russa, dal portavoce Daniele Capezzone al capogruppo al Senato Maurizio Gasparri. Ma c'è chi non prenderà la scheda del referendum, come Guido Podestà, impegnato nel ballottaggio alla Provincia di Milano contro Filippo Penati. Diserterà le urne Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl. Il Partito Democratico ufficialmente è schierato a favore del sì. Voteranno per motivi diversi Dario Franceschini e Massimo D'Alema, ma non mancano le voci contrarie come quella di Franco Marini e Francesco Rutelli. L'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro ha scelto il no, cambiando idea in corsa, o di astenersi. Battaglia per il non voto da parte della Lega Nord, dell'Udc, di Sinistra e Libertà e del duo Rifondazione-Comunisti Italiani.
REFERENDUM/ MARONI: NEI SEGGI FARE ATTENZIONE AL RITIRO DELLE SCHEDE
"Io voglio garantire il diritto di un elettore di ritirare una scheda e di non ritirarne un'altra e voglio dire ai presidenti di seggio, attenzione: se l'elettore esprime questa volontà dovete stare attenti a non sbagliare e a non registrarlo come se avesse votato anche se non ha votato, perché nel referendum questo può fare la differenza". In un'intervista radiofonica a Giuliano Ferrara, il ministro dell'Interno Roberto Maroni prova a ridimensionare le polemiche innescate da alcune sue raccomandazioni sul voto in programma domenica e lunedì. "C'è una differenza fondamentale - spiega Maroni - tra le elezioni politiche, europee, amministrative e il referendum, cioè che nelle prime non c'è bisogno di quorum come nel secondo. Se ci sono contemporaneamente Amministrative e referendum nello stesso seggio, un elettore che vuole votare per le Amministrative, ma non ritirare la scheda per il referendum deve dirlo e il presidente di seggio deve sapere che non deve iscrivere il nome di questo elettore nel registro del referendum perché altrimenti, anche se non ritira la scheda, e come se avesse votato".
REFERENDUM/ CECCANTI: LA LEGA STA USCENDO DALLA LEGALITA'
"Mentre quasi tutto il mondo politico e giornalistico è concentrato sulle difficoltà del governo, su crisi improvvise che per l'opposizione potrebbero comunque comportare solo la richiesta di elezioni anticipate, pochi si accorgono della gravità degli atteggiamenti della Lega Nord, che, facendo esporre direttamente in prima fila i suoi ministri nella campagna per l'astensione, anche con evidenti intimidazioni ai Presidenti di seggio, sta uscendo dalla legalità. Un conto è infatti l'ampiezza della scelta del singolo cittadino e anche la posizione di realtà della società civile per l'astensione, un altro conto è che, nell'intento di annettersi l'astensionismo cronico, invece di battersi apertamente per il mantenimento della legge vigente (a cui si giungerebbe sia col no che con l'astensione), un partito utilizzi le cariche istituzionali, metta cioè lo Stato come controparte di chi intenda andare a votare o fare il proprio dovere di presidente di seggio". Lo dichiara il senatore del Pd Stefano Ceccanti che aggiunge: "Non a caso, come hanno richiamato nei giorni scorsi vari costituzionalisti, dal Presidente emerito Onida fino a Michele Ainis, il vigente articolo 51 della legge 352 del 1970, relativa ai referendum, richiama la piena applicabilità anche a queste consultazioni, a prescindere dall'esistenza del quorum, dell'articolo 98 del testo Unico della Camera che punisce da sei mesi a tre anni "Il pubblico ufficiale" e "investito di un pubblico potere o funzione civile o militare" commette una serie di atti scorretti nei confronti degli elettori, ivi compresi quelli tali 'ad indurli all'astensione".



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