Rania di Giordania/ "Nell'Islam non c'è posto per i delitti d'onore"

Martedì, 20 ottobre 2009 - 17:03:00


RUMORS/ La regina di Giordania tornerà a Milano a dicembre. Sarà tra gli ospiti illustri alla prima della Scala il 7 dicembre.

Rania di Giordania, in visita di Stato in Italia insieme al marito, re Abdallah II, conferma il suo
grande amore per il Bel Paese: "Ammiro la modestia e la
ritrosia con cui Roma non sacrifica tanta parte di se' alle
comodita' dei tempi moderni", ha scritto su Twitter dopo le
prime ore nella capitale, con cena al ristorante Bolognese.
Poi, il suo omaggio alla capitale: "Creatura di una bellezza e personalità uniche. Senza tempo e, oh, così romantica".

"Nell’Islam non c’è posto per i delitti d’onore. Ciò che induce a commetterli sono tradizioni arretrate. La cosa più importante è cambiare la mentalità delle persone: puoi cambiare la legge, ma non per questo cambi la realtà". Parla di educazione – ma anche di Sanaa, la ragazza di origini marocchine uccisa in Italia, e delle vittime di delitti d'onore in tutto il mondo - Rania di Giordania, la più giovane regina di sempre (aveva 29 anni quando salì al trono, 10 anni fa), in un'intervista esclusiva a Vanity Fair, che le dedica la copertina in edicola il 21 ottobre, proprio il giorno in cui la regina, in visita ufficiale in Italia con re Abdullah II, presenta a Roma la campagna 1Goal: l'iniziativa, lanciata con il sostegno del mondo del calcio (la FIFA è sponsor ufficiale), della politica (Bill Clinton, Gordon Brown) e dello spettacolo (Bono), vuole promuovere la scolarizzazione dei Paesi poveri.

Rania di Giordania
Rania di Giordania usa Twitter

L’istruzione è oggi al centro delle sue molteplici attività. "Dove sarei io oggi se non fossi una persona istruita? Sarei in grado di servire il mio Paese? Sarei in grado di rappresentare la mia gente? Non penso proprio. Ho visto giovani donne che vivono in società dove non hanno diritti, eppure, avendo tutto contro, sono riuscite ad aprirsi un varco, a farsi strada, e ci sono riuscite andando a scuola. La maggioranza delle donne che ce la fanno, ce la fanno studiando. Le persone umili che ce la fanno, ce la fanno studiando".

Che cos’è 1Goal? "1Goal è una grande nuova campagna, centrata sui Mondiali di Calcio che l’anno prossimo si terranno per la prima volta in Africa. Proprio in Africa vive la metà dei bambini del mondo che non vanno a scuola. Vogliamo che i tifosi cantino e facciano il tifo e chiedano ai leader del mondo di mantenere le promesse fatte, perché quei leader hanno promesso di impegnarsi affinché i 75 milioni di bambini che oggi non vanno a scuola domani ci vadano. Non chiediamo soldi alle persone, chiediamo di andare sul sito e firmare. Da oggi alla fine dei Mondiali, speriamo di raccogliere 30 milioni di firme. Una volta raccolte, le porteremo ai summit dei leader del mondo, al G8 e al G20. Diremo loro: ecco che cosa vuole il mondo, mantenete le vostre promesse".

Lei è una combattente per i diritti delle donne. La discriminazione comincia a casa, nel modo diverso in cui le mamme trattano i figli maschi e le figlie femmine. È stata mai discriminata, a casa sua? "No, per fortuna. Ma vedo che nelle nostre società le donne devono lavorare il doppio degli uomini per fare metà della carriera. Tengo a sottolineare che l’uguaglianza di genere è un impegno universale: non si tratta di un problema del solo Medio Oriente, è presente ovunque nel mondo. Detto ciò, è vero che in alcuni Paesi il problema è più acuto che in altri".

Lei ha detto: mandatemi i vostri stereotipi e ve li smonto uno per uno. Uno di questi, molto diffuso, è che sia l’Islam a opprimere le donne. Non so se conosce la storia di Sanaa, una ragazza di origini marocchine che viveva in Italia con il suo uomo: il padre l’ha ammazzata. Lei ha spinto molto, qui in Giordania, per far cambiare la legge che permette a un padre o a un fratello di ammazzare la figlia o la sorella e di uscire di prigione in meno di sei mesi. Non c’è riuscita. Perché è così difficile? "Prima di tutto, mi lasci dire che nell’Islam non c’è posto per i delitti d’onore. L’Islam è contro le uccisioni, ed è contro il farsi giustizia da soli. Questi crimini vanno contro le leggi umane e civili, vanno contro le leggi divine. Ciò che induce a commetterli sono tradizioni arretrate: molta gente non lo sa, ma i delitti d’onore avvengono anche in società non islamiche. Bisogna partire dalla base, spiegare alla gente che la religione non li giustifica. La cosa più importante è cambiare la mentalità delle persone: puoi cambiare la legge, ma non per questo cambi la realtà. E far cambiare idea alle persone richiede tempo. Ci stiamo muovendo con fermezza, abbiamo fatto grandi passi avanti. In Giordania avvengono ogni anno venti delitti d’onore, che non è necessariamente un numero alto. Ma, per me, anche uno è troppo".

Lei è la prima sovrana al mondo a usare Twitter e ad avere un canale su YouTube. "Il social networking è un’evoluzione del linguaggio che bisogna imparare a usare  è uno strumento che dà potere alla gente. Permette a loro di aprire una finestra sulla mia vita, e permette a me di capire che cosa pensano loro". I palestinesi non hanno uno Stato, ma una palestinese è regina di Giordania. "Sono giordana di origine palestinese, punto. Nel mio Paese ho a cuore tutti: questo è il mio dovere, il mio mandato, a prescindere dalle origini. Certo, il cancro del Medio Oriente è il conflitto tra gli israeliani e i palestinesi. Questo conflitto, fino a quando non lo risolveremo, continuerà a essere fonte di ingiustizia, e dove c’è ingiustizia c’è rabbia, c’è mancanza di speranza, e questo dà vita a ulteriore violenza e negatività, alimenta ideologie estreme, un’eredità terribile per le generazioni future. Se io voglio proteggere i miei figli e dare loro vere possibilità nella vita, devo ricordarmi che una donna in Palestina prova gli stessi sentimenti, e in Africa anche. Abbiamo la responsabilità morale di lottare per la pace, anche nel nostro interesse personale. Perché, ribadisco, se la questione resta irrisolta, i suoi effetti negativi si faranno sentire anche altrove. È già successo. Non credo avremmo ideologie così estreme, nel nostro mondo, se non ci fossero tante ingiustizie".

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