Rai/ Carlo Rognoni (Pd) ad Affaritaliani.it: è stato Veltroni a non volermi più nel cda. Sono ancora le segreterie dei partiti a mettere becco nel servizio pubblico

Giovedì, 19 febbraio 2009 - 18:00:00

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"Paolo Romani mi ha chiamato quando ancora non si sapeva niente facendomi i complimenti perché restavo". Carlo Rognoni, non riconfermato dal Pd nel cda Rai, sceglie Affaritaliani.it per vuotare il sacco. E accusa direttamente l'ex segretario: la mia esclusione?"Veltroni l'ha chiesta come ultima cosa". Poi l'affondo: "Sono ancora le segreterie dei partiti a mettere becco nel servizio pubblico". Perché è stato escluso? "Bisognerebbe chiederlo a quelli che l'hanno deciso... Credo di aver lavorato bene qui e dicevo: 'se non mi chiedono di restare mi incazzo' dopodiché se me lo chiedono ringrazio e vado a casa perché tre anni e dieci mesi in questo consiglio di amministrazione di Viale Mazzini equivalgono a due legislature. Ho anche 67 anni, si dice largo ai giovani e quindi mi sta benissimo andare a casa".
 
Anche se... "Non ho quindi problemi di tipo personale ma penso che sia stato un errore politico, perché nel momento in cui una forza come il Pd, anche consigliata da chi è stato messo in Rai come me (ricordo che io sono stato messo qui dai Ds), si rende perfettamente conto che una grande azienda come la Rai non può essere gestita da un amministratore delegato collettivo e che la Gasparri è una iattura, deve dire quello che pensa". Ovvero? "Attenzione, signori, siete interessati a salvare il servizio pubblico e a consentirgli di avere un ruolo nel prossimo futuro nella rivoluzione tecnologica in atto? Se sì, dovete cambiare le regole della governance. E se di questo si è convinti, ma dall'altra parte rispondono picche, allora si deve tenere il punto. E dire che nel rinnovo nel consiglio non ci si piega a giochi di clientele - quindi il candidato diessino o quello della Margherita - ma si tengono fermi quelli che ci sono proprio perché per il Pd si tratta di una proroga. Questo sarebbe stato un tentativo politico di dare senso all'obiettivo del Partito Democratico, cioè cambiare le regole perché non siano le segreterie dei partiti (come è stato fino adesso e com'è ancora oggi), a mettere becco nel servizio pubblico".
 
E' stato l'ex segretario a non volere la sua conferma nel cda Rai? "Credo proprio che Veltroni lo abbia chiesto come ultima cosa. Si vede che si era impegnato con Van Straten, che non lo conosco ma da quello che leggo è una persona bravissima e capace. Non è un problema personale. Veltroni aveva preso quest'impegno, perché al Pdl non gliene fregava niente. Anzi, Paolo Romani mi ha chiamato quando ancora non si sapeva nulla facendomi i complimenti perché restavo...".
 
Rognoni poi parla dei dimissioni di Veltroni e della crisi del Partito Democratico... "Sostengo che ci voleva il congresso subito. Il Pd nasce male e non si può neanche dare tutta la responsabilità a Veltroni. Ha fatto dei bei discorsi, ma i fatti non ne hanno tenuto conto. La linea tracciata al Lingotto presupponeva una capacità di rinnovamento politico che non c'è stata. Ma non è solo colpa sua, per chiunque mettere insieme gruppi dirigenti di due partiti moribondi non significa avere un gruppo nuovo sveglio e capace. L'effetto è che ci sono dirigenti che pensano ancora a salvare se stessi e la loro immagine più che a pensare alla costruzione di un grande partito riformista del domani. Veltroni ha fatto una serie di errori ed è giusto che chi sente in difficoltà se ne vada. Io sono stato per sei mesi segretario dei Ds in Liguria e, non riuscendo a uscire dall'empasse per nominare il nuovo presidente della Regione, mi assunsi la responsabilità: dopo la sconfitta alle Regionale mi sono dimesso subito. Questo deve fare chi ha responsabilità politica".
 
Franceschini reggente è la scelta giusta? "E' una soluzione transitoria. Franceschini è una bravissima persona, un politico capace. Il problema è di usare il tempo che manca da qui al congresso per costruire qualcosa che non c'è ancora. Il primo errore che è stato fatto è quello di considerare che chi andava a votare alle primarie non doveva invece iscriversi subito al partito, così ci sarebbe stata già una base di iscritti con la quale confrontarsi. Adesso c'è una difficoltà enorme e io non sono nemmeno riuscito a iscrivermi. Bisogna telefonare a qualcuno e prendere appuntamento... cose folli".
 
"Penso comunque - aggiunge Rognoni - che non ci siano progetti politici alternativi, tornare indietro sarebbe un suicidio. Si deve capire, come insegna la sconfitta di Veltroni, che non bisogna essere ondivaghi. Il Pd deve avere le idee chiare e se ci sono conflitti tra laici e cattolici vanno risolti. E chi non ci sta se ne vada. La Chiesa ha tutto il diritto di dire quello che vuole ma non può pensare di condizionare alcuni principi come la laicità dello Stato e lo spirito di libertà che deve prevalere in un partito della sinistra riformista". Però Rutelli ed Enrico Letta sono molto legati alla Chiesa... "Benissimo, se però accettano le regole. Si vota, non si fanno compromessi quotidiani sui principi. E se non vanno bene si va da un'altra parte. Non voglio cacciare nessuno, ma deve prevalere una linea sola. Non due o tre. Non si può consentire la libertà di coscienza su fatti come quello di Eluana Englaro. In quel caso si pensava di rovesciare una sentenza definitiva con una nuova legge, ovvero un attacco a un principio costituzionale non accettabile. Un errore, insomma, la libertà di coscienza lasciata ai deputati, perché la vicenda andava impostata in questi termini".
 
E a questo punto? "Spero che prevalga l'autoconservazione, deleteria se non porta a chiarimenti, ma che può essere positiva se cresce la consapevolezza di tutti che bisogna lavorare come non si è fatto con Veltroni". Rutelli e Letta potrebbero andarsene al centro? Vede questo rischio? "Se pensano di andare con l'Udc non lo vedo come un pericolo. Penso che sarebbe un chiarimento utile. Anche se sarebbe utile se restassero per chiarirci tra noi e costruire un Partito Democratico laico, libertario e aperto ai grandi problemi del Paese. Poi ci si conta e quando prevale una linea vale quella. Anche sul tema delle alleanze serve un confronto. Con chi sta il Pd? Alleanza con la sinistra che si ricostituisce? Dialogo con il centro? Ma un conto è il confronto e altra cosa è pensare di ricreare un soggetto a sinistra e l'altro centro, come rifare la Dc e il Pci e chiamarli in un altro modo. L'abbiamo già visto ed è stato un fallimento. La scommessa del Pd è politicamente valida ancora oggi e va costruita con più chiarezza e più apertura da parte dei gruppi dirigenti".
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