Questione di orgoglio nazionale
Di Massimiliano Santalucia
Vedere il proprio paese preso a schiaffi fa male. Vederlo ignorato come se non contasse nulla è perfino peggio, è umiliante. Non si ricorda più l'ultima volta che l'Italia ha contato così poco nel mondo e gli schiaffi provenienti da Brasile e Usa citati da Manocchia sono solo gli ultimi di una serie che negli ultimi dieci anni si è allungata pericolosamente.
Tuttavia è forse arrivato il momento di fare una profonda riflessione sulle ragioni (politiche e non) che hanno portato a questa situazione. Non solo, forse l'Italia dovrebbe cominciare a chiarire con se stessa cosa intenda per "orgoglio nazionale" e quale ruolo questo abbia oggi nella vita reale del paese.
Dal punto di vista politico poco è stato fatto per salvaguardare l'immagine all'estero e la Libia ne è un esempio lampante. Quando Francia e Gran Bretagna hanno spinto l'ONU a votare per l'intervento in Libia conquistando il tacito assenso perfino di tedeschi, russi e cinesi l'Italia non ha mosso un dito. Se veramente le stavano a cuore i suoi interessi in Libia e la sua reputazione era quello il momento di attivarsi e prendere delle iniziative. Invece il governo, forse troppe preso da altre questioni interne, è rimasto a guardare mentre s'iniziava a bombardare con buona pace degli interessi italiani nell'area. Una volta cominciata la campagna militare, per quanto difficile e confusa si sia poi rivelata, era impensabile che si potesse tornare indietro. Le proteste leghiste o la campagna francofoba portata avanti dalla stampa berlusconiana altro non sembrano se non inutili isterismi che non cambiano la sostanza delle cose: l'Italia (o Padania) ha fatto la figura di chi non ha saputo difendere i suoi interessi, stop. All'estero lo hanno capito e quindi si regolano di conseguenza.
Anche gli scandali che hanno visto coinvolto il Premier non hanno aiutato la nostra immagine. Noi possiamo pensare che siano stupidaggini o addirittura complotti, ma nella diplomazia internazionale l'immagine conta eccome e sono pochi i leader che oggi vorrebbero farsi fotografare con una personalità molto chiacchierata.
Ma la politica non è l'unico campo in cui un paese ha perso la sua capacità di far valere il suo orgoglio nazionale. L'orgoglio deve essere qualcosa che abbia una sua forza ben radicata nella società e nella cultura del paese per poi trovare la sua affermazione nella politica. Ora, proprio su questo punto l'Italia mostra la sua debolezza più grossa, una debolezza che fuori dai confini nazionali e stata compresa fin troppo bene.
Cosa significa orgoglio nazionale oggi per gli italiani? E quanti s'identificano veramente in esso? La festa per i 150 anni dell'unità è stata scialba e si è distinta più per le polemiche innescate dalla Lega che per i veri temi a essa collegata. Già, la Lega, questo è un altro grosso aspetto che sembra rendere vano qualunque appello a un presunto "orgoglio nazionale" italiano. Per otto degli ultimi 10 anni il paese è stato guidato a livello nazionale da una forza politica che ha mostrato chiaramente e a più riprese di non apprezzare l'idea d'Italia e di orgoglio nazionale italiano. Un partito che nell'articolo 1 del suo statuto dice ancora che l'obiettivo è "il conseguimento dell'indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana."
Il punto non è cosa pensa la Lega che ha il pieno diritto di perseguire i suoi obiettivi politici, quali che essi siano, come qualunque altro partito. Piuttosto si tratta di capire come si possa pensare di sviluppare un senso di orgoglio nazionale in una situazione di questo tipo quando, anche ad alti livelli, chi dovrebbe essere deputato a rappresentare il paese è il primo a disprezzarlo. Che credibilità internazionale si può avere quando importanti esponenti di un partito di governo mostrano il loro astio verso lo stesso paese che guidano durante l'anniversario per i 150 anni della sua unificazione oppure quando non nascondono la loro antipatia per una specifica parte dei cittadini di quello stesso paese? Come si può pensare di essere presi sul serio all'estero quando non vi è unità di vedute su un ideale che dovrebbe essere universalmente riconosciuto nel paese? E che senso ha parlare di orgoglio nazionale in questo contesto che è socio-culturale, prima ancora che politico?
La situazione italiana è unica nel suo genere in Europa, questo all'estero lo notano e ne tengono conto quando relazionano con l'Italia. In Francia sarebbe impensabile che Sarkozy formi un governo con i nazionalisti corsi o che in Gran Bretagna Cameron includa lo Scottish National Party nel suo esecutivo di coalizione . Se poi qualche deputato si permettesse di sbeffeggiare il 4 Luglio o il 14 Luglio vedrebbe la sua carriera politica stroncata nel giro di 24 ore.
Quando la stampa straniera parla male dell'Italia ci s'indigna reclamando l'orgoglio nazionale. Ma quanti di quelli che protestano per un articolo dell'Economist si sono levati con la stessa indignazione quando alcuni rappresentanti del governo hanno parlato male, anche recentemente, di una parte del loro stesso paese.
Se l'Italia vuole veramente contare qualcosa all'estero e smetterla di prendere schiaffi, come prima cosa deve chiarire le cose con se stessa al suo interno e ad alti livelli. Deve capire chi ancora crede in lei e se ci sono nel paese le basi reali per un presunto "orgoglio nazionale". Altrimenti ogni richiamo "all' amor di patria" risulterà inutile. E anche un po' patetico.



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