La Russia non ne può più di Putin, ma non sa rinunciare al suo Zar

Venerdì, 9 dicembre 2011 - 16:33:54

Di Tommaso Cinquemani

 

Nude davanti al simbolo della rinascita religiosa russa, con cartelli che invocano la cacciata dello zar per mano di Dio. Le attiviste del gruppo ucraino Femen sono arrivate a Mosca per unirsi, a loro modo, alle proteste contro i brogli elettorali denunciati nelle legislative di domenica in Russia. Con cartelloni con scritto "Dio, caccia lo zar!" - chiara allusione a Vladimir Putin, spesso soprannominato dalla stampa zar Vlad - tre ragazze si sono spogliate davanti alla cattedrale del Cristo Salvatore, a pochi passi dal Cremlino. In un'intervista a Radio Liberty hanno spiegato di voler dimostrare cosi' la loro "solidarieta'" al movimento d'opposizione che domani scendera' in piazza nella capitale russa per chiedere nuove elezioni. Dopo circa mezz'ora sono intervenuti gli agenti che hanno portato via le ragazze, poi subito rilasciate.

"In Russia ci sono state delle manifestazioni, ma non mi sembra che ci sia la voglia di ribaltare lo status quo. Non siamo come in Ucraina con la rivoluzione arancione". Serena Giusti, ricercatrice dell'Ispi e docente all'Università Cattolica di Milano di politica russa, commenta per Affaritaliani.it le recenti elezioni politiche. "C'è una forte delusione rispetto a Putin che non è stato capace di fare le riforme e arginare la corruzione dilagante". La Russia rischia "la stagnazione e non è un bene per gli equilibri internazionali". E sul cammino dell'ex Urss dall'epoca comunista alla democrazia afferma: "I russi non sono così inclini alla democrazia, ma vogliono comunque una leadership forte e capace".

Le elezioni legislative in Russia del 4 dicembre hanno visto il crollo di consensi nel premier Vladimir Putin e vivaci proteste di piazza contro i brogli nei seggi elettorali. Sembra di rivivere scenari già visti in Medio Oriente. Si può parlare di una primavera russa?
"Non mi azzarderei a fare questi paragoni".

In che cosa divergono i due scenari?
"Sono situazioni diverse. Siamo rimasti stupiti dalle proteste di piazza, non erano attese. E anche il calo di Russia Unita, il partito di Putin,  è stato più marcato di quello che ci saremmo aspettati. Per la prima volta ha preso vita un movimento di ribellione, anche se bisogna vedere quanto sia esteso. Inoltre non c'è un progetto alternativo, è solo di protesta".

Qual è la vera opposizione in Russia?
"Sono i veterocomunisti che hanno preso il maggior numero di voti dopo Russia Unita. Ma non sono certo il nuovo che avanza".

Perché Putin ha perso consenso?
"C'è una delusione rispetto a Putin. Prima rappresentava l'uomo forte, l'uomo della stabilità, ora meno. Ha deluso intanto ricandidandosi e facendo questo gioco delle parti in maniera evidente con Dimitri Medvedev, il presidente russo. Molti anche della casse media si sono sentiti presi in giro. Ma la delusione vera è stata quella di aver dimostrato di non saper fare le riforme e frenare la corruzione, che sono i due principali problemi della Russia. Ci sono tante inefficienze, come il traffico dell'area di Mosca".
 

Dopo la caduta del regime comunista il cammino della Russia verso la democrazia è stata travagliato…
"L'Economist ha fatto un sondaggio da cui risulta che i russi non sono così inclini alla democrazia, ma vogliono comunque una leadership forte e capace".

C'è un diffuso malcontento oppure ci troviamo davanti ad una minoranza chiassosa?
"Anche in altre città ci sono state delle proteste, ma le manifestazione principali si sono tenute a Mosca e a San Pietroburgo, poi c'è tutta la periferia che invece non è scesa in piazza. Diciamo che questo deve essere visto come uno sprone a fare le riforme, altrimenti rischiamo di trovarci in un periodo di stagnazione. Non è un bene, tanto più in un periodo in cui una Russia instabile non gioverebbe agli equilibri internazionali".

I poteri forti sono ancora con Putin?
"Per saperlo bisognerebbe essere all'interno delle trame del Cremlino. Certo c'è una ridistribuzione degli equilibri che avrà un qualche effetto, ma non nel breve-medio periodo. Per ora non c'è una alternativa a Putin".

Che ruolo ha avuto internet e i social network nelle proteste?
"Ha avuto un ruolo importante, ma la protesta sulla Rete non si è raccolta intorno ad una voce politica autorevole. I promotori sono stati soprattutto una parte di giovani e di intellettuali. C'è però anche una larga maggioranza di giovani che invece si riconosce in Russia Unita  e nelle associazioni promosse da Putin. E' sulle dimensioni della protesta che starei attenta, non mi sembra che ci sia una voglia di ribaltare le cose. Non siamo come in Ucraina con la rivoluzione arancione. Lì c'erano dei leader e una vera opposizione, qui no".

 

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