Inchiesta Siemens/ Intercettazioni, è scontro: no di Prodi alla solidarietà di Berlusconi
L'esternazione di Berlusconi non è casuale. Proprio oggi, nel numero in edicola di Panorama, il settimanale tira in ballo le telefonate di Alessandro Ovi, collaboratore da sempre di Prodi, intercettato dai magistrati di Bolzano che indagano sulla presunta tangente pagata dalla Siemens per ottenere l'acquisto dell'Italtel. Ascoltando le telefonate del dirigente nel'ex azienda di Stato, i pm di Bolzano sono incappati in una serie di conversazioni in cui Ovi appare come uno dei tramiti per "raggiungere" l'allora presidente del Consiglio Romano Prodi.
In quelle telefonate, Prodi viene intercettato a parlare con Ovi mentre i due studiano il modo di aiutare il nipote Luca dell'allora premier, giovane azionista di minoranza di una società, per uscire da una empasse gestionale con altri soci. Ovi viene pure intercettato per "sbloccare finanziamenti pubblici richiesti dal consuocero di Prodi, Pier Maria Fornasari", primario dell'istituto ortopedico Rizzoli di Bologna.
"Fatti di nessuna rilevanza dal punto di vista sia giuridico sia penale", ha replicato Prodi. "Non vorrei che questa vicenda tornasse utile a quanti invocano impensabili giri di vite sulle intercettazioni telefoniche". Nel giugno scorso, il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al disegno di legge sulle intercettazioni che prevede l'autorizzazione solo per i reati fino a 10 anni di detenzione con l'unica deroga alla soglia di intercettabilità per i reati contro la pubblica amministrazione. Le telefonate raccolte dalla procura di Bolzano sono state trasmesse alla procura di Roma che ha aperto un fascicolo privo di ipotesi di reato e di indagati.



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