Primarie Usa, Florida test decisivo. Ma tra i Repubblicani è guerra aperta
Di Massimiliano Santalucia

Dodici anni fa era stato il palcoscenico della più controversa elezione presidenziale della storia americana. Ora la Florida torna al centro dell'attenzione per un appuntamento apparentemente secondario ma che in realtà può rappresentare la prima svolta in questo 2012 elettorale. L'avvio delle primarie repubblicane per ora non ha dato certezze; tre stati diversi (Iowa, New Hampshire e South Carolina) per altrettanti vincitori, ma proprio questo elemento fa dell'appuntamento della Florida il prossimo 31 Gennaio il primo test di valore. Fra pochi giorni si capirà se l'ex-governatore del Massachussets Mitt Romney è veramente il candidato favorito per sfidare Obama, o se l'ex-speaker della Camera Newt Gingrich può ambire alla nomination oppure ancora se Rick Santorum ha effettivamente qualche chance di restare in corsa almeno fino alla primavera. La sorprendente vittoria di Gingrich in South Carolina è stata percepita come il segnale che le primarie potrebbero non costituire per Romney una cavalcata solitaria verso la nomination, ma in Florida le cose potrebbero andare diversamente.
In questo stato l'apparato del partito, schierato con Romney, sta investendo molte più energie di quanto non avesse fatto nella Carolina del sud e lo stesso ex-governatore sembra aver adottato una tattica più aggressiva. Inoltre in Florida la componente cristiano-evangelica che appoggia Gingrich non è forte come in Carolina e ciò rappresenta un vantaggio per Romney. Un'altra fondamentale differenza rispetto al precedente test potrebbe essere costituita dal fatto che in Florida alle primarie voteranno solo gli iscritti al partito repubblicano mentre in South Carolina le urne erano aperte a tutti. Grazie a ciò è stato accertato che anche diversi democratici sono andati a votare accordando la loro preferenza per Gingrich in quanto percepito come un avversario più facilmente battibile da Obama a Novembre. Tuttavia l'elemento principale che contraddistingue questa prima parte delle primarie repubblicane è costituito dal persistere delle divergenze fra l'ala moderata e i gruppi più radicali all'interno del partito, spaccatura che non sembra essere stata ancora sanata. In ogni movimento politico vi sono diverse correnti, ma in seguito alla vittoria di Obama nel 2008 nei repubblicani tali differenze si sono accentuate e la componente più radicale, identificata nel movimento anti-statale e anti-tasse del Tea Party, ha accresciuto la sua influenza. Proprio il ruolo del Tea Party è risultato decisivo per i repubblicani in occasione della loro vittoria alle elezioni di mid-term nel 2010 che ha permesso loro di riconquistare la maggioranza alla Camera dei rappresentanti.
Oggi il Tea Party come organizzazione sembra in fase di declino; Sarah Palin ex-candidata alla vice-presidenza con McCain nel 2008 è ai margini della scena politica e anche le televisioni le danno meno spazio. Contemporaneamente Michelle Bachmann, il principale candidato del movimento su cui si appuntavano delle speranze, è stato subito estromesso dalla corsa. Tuttavia l'influenza del movimento è ancora forte e le sue idee sono tuttora in grado di condizionare la scelta del candidato. Nel Sud Carolina la maggior parte dei simpatizzanti del Tea Party hanno appoggiato Gingrich in quanto Romney è stato giudicato non abbastanza conservatore per i loro standard. Apparentemente nemmeno Gingrich rifletterebbe completamente le idee del movimento; l'ex-speaker della Camera ha avuto problemi coniugali ed è un politico di lunga data, elementi che non si coniugano con l'ostilità dei simpatizzanti radicali verso la politica tradizionale e il loro attaccamento ai valori della famiglia. Malgrado ciò gli aspetti più conservatori di Gingrich e i toni duri che ha recentemente usato contro Obama piacciono molto ai militanti del Tea Party i quali cercano un uomo di carattere forte e dotato di grandi capacità dialettiche per contrastare l'inquilino della Casa Bianca.
Nella corsa verso la candidatura alla presidenza fra Gingrich e Romney si riflette molto il confronto fra queste due anime interne al partito; da un lato i moderati la cui priorità è la sconfitta di Obama, dall'altro i radicali che prediligono il rispetto dei valori tradizionali. Fuori dalla mischia i democratici osservano divertiti, ma in fondo sperano in un successo di Gingrich poiché un simile esito potrebbe spaventare l'elettorato moderato che non simpatizza per nessuno dei due partiti e favorire la rielezione di Obama.
Tuttavia non è detto che la totalità dei simpatizzanti del Tea Party e delle altre frange più radicali dei repubblicani accettino di votare Gingrich in blocco. L'astio contro Obama è molto più forte delle divergenze interne al partito ed è possibile che, consapevoli della maggior eleggibilità di Romney a livello nazionale, molti militanti decidano di appoggiare l'ex-governatore del Massachussets in nome di un maggior realismo elettorale.
Inoltre il Tea Party non è un blocco monolitico e al suo interno alcuni simpatizzanti non rigettano completamente le politiche più moderate. Malgrado il loro astio verso lo Stato e le sue tasse fra i più radicali vi è molta sensibilità di fronte al problema del ceto medio fortemente impoverito dalla crisi. Un uomo come Romney, moderato ma pronto a promuovere iniziative minime di assistenza per le fasce più in difficoltà (come già fatto nel Massachussets), alla fine potrebbe essere percepito in maniera meno negativa.
Dodici anni fa in Florida i repubblicani riconquistarono, sia pur in modo molto discusso, la Casa Bianca inaugurando un ciclo politico di otto anni. Ora ripartono dallo stesso stato nel tentativo di ripetere l'impresa, ma prima dovranno chiarire al loro interno se dare priorità ai valori tradizionali del partito o accantonarli in nome della vittoria finale contro l'odiato Obama.


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