"Preparati a morire". Minacce di morte a Giancarlo Galan

Giovedì, 5 gennaio 2012 - 09:32:50

Il messaggio era contenuto in un’anonima busta, spedita da Padova centro, indirizzata a Giancarlo Galan: «Stai attento perché le tue ore sono contate. Preparati a morire». Poche parole scritte a mano dal contenuto inequivocabile. Una minaccia pesante. Mortale. La missiva è stata recapitata lunedì scorso nella splendida villa di Cinto Euganeo dove vive l’ex governatore del Veneto nonché ex ministro della Cultura. Ad aprire la busta, come tutta la corrispondenza, è stata la segretaria Laura Lazzarini che ha trasmesso il documento alla Digos di Padova e ha presentato una denuncia, atto inevitabile a scopo precauzionale. E, di conseguenza, la procura di Padova ha aperto un’inchiesta affidata al pubblico ministero Sergio Dini.

Nessun commento diretto da parte di Galan, per quindici anni al vertice della Regione, uomo di punta del Pdl Veneto, fedelissimo di Berlusconi fin dai tempi del suo lavoro in Publitalia, ora impegnato nel riorganizzare le fila degli uomini (e delle donne) della sua corrente. Dalla segretaria dell’uomo politico non trapela particolare preoccupazione. «Purtroppo è una delle tante lettere che si ricevono - ammettono - È la prassi presentare denuncia e consegnarle alla Digos» spiegano, pur ammettendo che in questo periodo le minacce anonime sono aumentate.

Sarà l’effetto della crisi, delle tensioni sociali e dell’antipolitica. Del resto chi è un personaggio pubblico - e con incarichi di primo piano e di grande responsabilità - lo sa bene: le minacce sono all’ordine del giorno o quasi. L’ex ministro, comunque, appare tranquillo ed è soggetto, come prima, a tutela. Bersaglio di minacce era stato anche il collega di partito Niccolò Ghedini, parlamentare pidiellino e avvocato dell’ex premier Berlusconi. Alla fine del 2009 era stato destintario di una lettera di minacce estesa alla sua famiglia, recapitata nello studio legale di Padova in via Altinate. All’interno della busta ben cinque pallottole e un messaggio in cui lo si avvertiva che un intero caricatore era pronto per lui, la moglie, la sorella e il figlio. Con la precisazione che l’anonimo - o gli anonimi - ben sapevano dove il ragazzino andava a scuola e a giocare.



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