Era preferibile non avere le preferenze. Ecco perché
Di Giuseppe Morello
Ci ha provato Berlusconi a far inghiottire, non tanto all'opposizione quanto agli alleati, la sua idea di legge elettorale per le europee (sbarramento al 5% e niente preferenze). Non ce l'ha fatta e su questo fronte si registra la prima vera sconfitta del Cavaliere da quando è a Palazzo Chigi. Ad opporsi la Lega, ma soprattutto An che anziché ritrovare i propri candidati in liste decise interamente ad Arcore secondo quote stabilite (70% Fi, 30% An) preferisce giocarsi la partita delle preferenze potendo contare su un certo radicamento territoriale del partito.
Due le conclusioni che si possono trarre dal primo impasse di Berlusconi. La prima riguarda le regole della convivenza nel Pdl, nel quale non è così pacifica e assodata la dissoluzione di An. Il partito di Fini, come si vede, cerca di non farsi fagocitare totalmente da Berlusconi e negli interstizi (pochi) lasciati dal Cavaliere cerca di difendere spazi di azione autonoma, in questo caso giocandosi la possibilità di portare a casa più parlamentari europei di quelli che avrebbe concesso il premier.



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