Oltre lo smarrimento
Di Nicola Pasini
Forse è banale associare la disfatta e l’uscita al primo turno dell’Italia calcistica dal Mondiale del Sud Africa 2010 allo smarrimento che serpeggia nel tessuto profondo della società italiana (anche se è tutto l’Occidente a trovarsi in una fase catatonica). In tutti i luoghi, in tutti i settori, aleggia un sentimento di apatia, di resa incondizionata rispetto a un progetto condiviso e collettivo, un progetto per il futuro. “Si salvi chi può” sembrerebbe il motto di questo periodo. Disorientati rispetto a un mondo nuovo la cui traiettoria non è chiara, consapevoli che le categorie interpretative del passato poco ci insegnano rispetto agli ostacoli del presente e alle sfide del futuro, impauriti dallo sgretolamento dei modelli di sicurezza sociale che - soprattutto in Europa - hanno reso forti e orgogliosi gli Stati nazionali, non ci resta che ripartire dai fondamentali.
Di qui la sfida del CFP, scuola di politica che, forse con una buona dose di (in)coscienza, scommette sulla necessità strategica di “coltivare i vivai”. Giunto alla sua sesta edizione consecutiva, da oggi a domenica terrà l’annuale Summer School a Comano Terme (Trento). La “Tre Giorni Trentina” metterà alla prova i docenti e gli allievi della VI Edizione 2010, affrontando temi apparentemente stravaganti e sfilacciati (link della summer…) e tuttavia con un file rouge: creare un progetto vincente per la società italiana, preparare una classe dirigente che sappia prendersi le proprie responsabilità, soprattutto di fronte alle sconfitte (Lippi docet!).
Mai come in questo momento la società e la politica italiana sono simili, se non addirittura lo specchio della nazionale calcistica del 2010. Ma è proprio dalle sconfitte che si possono cogliere le occasioni di mutamento: i talenti sono dappertutto, andrebbero ‘allevati’ e, dunque, apprezzati. Un progetto non dura se è improvvisato da qualche fiammata di pochi solisti e, soprattutto, se sottovaluta il lungo e faticoso lavoro collettaneo in vista delle competizioni che contano.
Infine, non è mai troppo tardi lasciare il campo di battaglia, meglio sarebbe togliere il disturbo nell’istante in cui altri potrebbero fare meglio ciò che i ‘vecchi’ non possono più realizzare. Nello sport, spesso succede, non è detto che non possa accadere anche in altri ambiti della vita. Ora tocca a qualcun altro e… che vinca il migliore!
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