La politica dopo l'estate/ Il politologo Pasini ad Affaritaliani.it: aumenterà lo scontro tra Nord e Sud
Che cosa intende per politiche distributive?
"I costi occulti verranno pagati da tutta la collettività mentre i benefici saranno dati solo ad alcune aree territoriali. In questo caso ci sarà una grande capacità di alcuni ministri di temperare queste 'insurrezioni' da parte di personaggi importanti dentro il Pdl".
Chi vincerà le primarie del Partito Democratico del 25 ottobre?
"Per quanto riguarda l'Assemblea Nazionale, prevista per il 10 ottobre, mi sembra che sia favorito Bersani, perché con lui ci sono più dirigenti nazioni e regionali che lo sostengono, quindi l'organizzazione e la struttura del partito. Dopodiché alle primarie, visto che votano non solo gli iscritti, è possibile che Franceschini e Marino recuperino un po' terreno. Ma in ogni caso, ad oggi, il favorito è Bersani. Però a prescindere da chi vinca quello che manca in questa fase pre-congressuale è un colpo d'ala...".
Cioè?
"I tre candidati prendono come stella polare il Pd senza metterla in discussione, e questo va bene, ma poi dentro questo vaso c'è poca roba. Quando un partito è in crisi da molto tempo, dal punto di vista del consenso, di solito le leadership si contrappongono su delle idee forti una contro l'altra. Come successe con il New Labour di Tony Blair, che rivoltò come un calzino il partito. Quello che invece vedo è un adagiarsi un po' su se stessi comunque vadano le cose. Questo favorisce il posizionamento all'interno del Pd, con accordi trasversali sia a favore di Franceschini sia di Bersani, però un cittadino comune nota: 'Ma dove sta la differenza sostanziale? E su che cosa andate a competere se non solo sulla segreteria? Dove sono le idee? Che cosa state dicendo al Paese?'. Ciò che manca fortemente è proprio una proposta riformista radicale per l'Italia del futuro. E poi quello che accomuna tutti e tre i candidati è il collante dell'anti-berlusconismo... che però fa solo la fortuna di Di Pietro".
Reggerà l'accordo Pd-Italia dei Valori?
"Se fossi io a decidere non avrei mai fatto l'alleanza nemmeno per le elezioni del 2008, perché Di Pietro 'muore' non appena Berlusconi esce dalla scena politica. Il Pd, visto che vuole essere una forza riformista di governo, deve cominciare a pensare a due-tre proposte a prescindere dall'anti-berlusconismo e da Di Pietro. Però condizioni contingenti e anche tattiche faranno sì che ci saranno alleanze tra il Partito Democratico e l'Italia dei Valori, soprattutto in vista delle Regionali, dato che in alcuni enti (pochi) la possibilità di vittoria del Pd sarà proprio legata a intese come quella con l'Idv".
Che fine farà l'Udc?
"Sta applicando la politica dei due forni e dal suo punto di vista è conveniente. Perà laddove c'è molto potere l'Udc è legato al Pdl e anche il suo elettorato è molto repellente alle forze del Centrosinistra, è sostanzialmente moderato. Nonostante tutto, dal '94 ad oggi c'è una mentalità bipolare nell'elettorato e perciò i centristi sono costretti a scegliere se stare da una parte o dall'altra. L'Udc non ha una classe dirigente per essere alternativa a entrambi i poli e poi è un partito molto meridionalizzato. In Lombardia, ad esempio, è rappresentato da due figure molto nobili, Tabacci e Pezzotta, ma dal punto di vista del consenso e del radicamento è assai debole. La loro fortuna la fanno nel Mezzogiorno e questo riapre il tema da cui siamo partiti, ovvero della contrapposizione Nord-Sud".



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