Pisanu si prepara per il dopo-Monti. Pdl, Pd e Terzo Polo insieme
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Il commento di Affari da cui è partito tutto: Pdl e Pd, prove tecniche di alleanza con premier politico condiviso(clicca qui) |
Pierferdinando Casini ha detto che serve un coordinamento parlamentare dell forze politiche di maggioranza. Una mossa in perfetto stile democristiano quella del leader dell'Udc. Una proposta che, se accettata, porterebbe Pdl, Pd e Terzo Polo a parlare con una voce unica alla Camera e al Senato. Ma la mossa del numero uno centrista non è un'uscita tattica, bensì nasconde una strategia ben precisa. Fonti parlamentari svelano ad Affaritaliani.it un retroscena clamoroso e destinato a sconvolgere per decenni il quadro politico nazionale. Si lavora su diversi fronti a una scomposizione dei due principali partiti: fuori Berlusconi dal Pdl e Bersani dal Pd, esattamente come preannunciato nel commento di Affaritaliani.it (vedi box in alto a destra).
Il senso è quello di creare un grande rassemblement cristiano-popolare che faccia perno sull'Udc e che si allarghi ai cattolici di destra e di sinistra. Per fare questo le due forze più grandi devono per forza pensionare gli attuali leader. D'altronde il Cavaliere è in fase calante dopo l'addio a Palazzo Chigi e il segretario democratico ha sbagliato i tempi non chiedendo le elezioni anticipate quando tutti i sondaggi lo davano vincitore sicuro. L'obiettivo è quello di tagliare le ali estreme, Idv e Sel a sinistra e la Lega a destra. Ma non solo. Si tratta proprio di prove tecniche di alleanza per un nuovo Popolo della Libertà e un nuovo Partito Democratico.
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"Le manovre di palazzo? Avvicinano la gente alla Lega" "Leggo con interesse su Affaritaliani.it l'articolo dal titolo 'Pisanu si prepara per il dopo-Monti. Pdl, Pd e Terzo Polo insieme. E' esattamente quello che molti sospettano, ovvero che i poteri forti e romacentrici stanno tentando di rimettere in piedi la vecchia Democrazia Cristiana centralista, escludendo l'unico corpo estraneo e il solo elemento di disturbo: ovvero la Lega Nord. Ovvero milioni e milioni di persone del Nord che non sono più disposte a farsi escludere. Quello a cui stiamo per assistere con la manovra del governo Monti è un furto di Stato. Lo ripeto, un furto di Stato. Ma non si illudano i signori del Palazzo: le finanziarie come questa dell'esecutivo tecnocratico e le manovre romane di Palazzo non fanno altro che avvicinare la gente alla Lega e quindi alla Padania. Che viaggia sempre più verso la libertà e l'indipendenza". Lo afferma ad Affaritaliani.it l'eurodeputato della Lega Nord Matteo Salvini. |

Per questo bisogna trovare un uomo spendibile, accettato Oltretevere, che non può essere lo stesso Casini per non svelare il gioco. Gli indizi e i rumor portano dritto a Beppe Pisanu, ex ministro dell'Interno, cattolico, pidiellino scontento e di fatto terzopolista. Pisanu avrebbe il pieno sostegno anche delle altre forze centriste, il Fli di Fini e l'Api di Rutelli, oltre ad essere in grado di portare con sé molti esponenti del Pdl e ad attrare i moderati del Pd. A destra con lui ci sarebbero certamente Scajola, Rotondi, Formigoni e Sacconi. Ma si parla anche di Frattini, non più super-Berlusconiano, e di alcuni ex An come La Russa e Matteoli. Della partita anche Gianni Letta Cicchitto, Crosetto e gli ex ministri Fitto e la Prestigiacomo. Fuori ovviamente il filo-Carroccio Tremonti e i superberlusconiani Romani e Santanché, oltre all'irriducibile Gasparri. Ai margini Alfano, che con questo scenario perderebbe il suo ruolo di delfino.
A sinistra, al fianco di Pisanu, sono pronti a schierarsi i MoDem di Veltroni e Gentiloni, oltre agli ultra-cattolici Marini e Fioroni. In campo anche Franceschini e probabilmente Enrico Letta. Dentro anche i liberal alla Ichino. Out i veri socialdemocratici come Damiano e Fassina.
Da definire la posizione di Rosy Bindi, cattolica ma vicina a Bersani. Insomma, la prospettiva è quella di creare una forza politica che potrebbe diventare la nuova Dc del terzo millennio, in grado di raccogliere più del 40% e di governare da sola eliminando le ali estreme. Infine, stando alle indiscrezioni raccolte in Parlamento, anche Luca Cordero di Montezemolo e l'attuale premier Mario Monti potrebbero dare il loro assenso all'operazione centrista. Fuori Romano Prodi, troppo affezionato all'idea di Ulivo.


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