Il pensiero magico applicato al Cav
Di Gianni Pardo
Questo articolo è dedicato a coloro che non ne possono più di sentir parlare degli “scandali sessuali” di Silvio Berlusconi. Ai pochi che non hanno assistito a dibattiti televisivi in materia, che personalmente hanno evitato di discuterne e cui sarebbe lecito chiedere: “E tu come mai non te ne occupi?” L’importanza di un avvenimento non è necessariamente quella che gli attribuisce l’opinione pubblica. Quando Edoardo d’Inghilterra si innamorò così follemente di Wally Simpson da lasciare il trono per lei, il Globo terracqueo si appassionò alla vicenda. A tal punto che essa non è mai uscita dalla memoria collettiva. In realtà quell’episodio non fu rilevante: anche allora il re inglese non aveva importanza politica. Né maggior valore ebbero le follie di Diana Spencer. Da tempo la famiglia reale inglese ha funzioni puramente decorative e la regina ideale è infatti Elisabetta II: una gentile signora adorata per il suo garbo e la sua discrezione. Il clamore di tutte le piazze, di tutti i giornali e - nell’epoca contemporanea - di tutte le televisioni, non certifica l’importanza di un avvenimento. Un buon esempio sono le “notti di Casoria”, di cui i giornali hanno tanto parlato. Lo straniero che nulla sapesse delle nostre miserie potrebbe pensare a chissà quale indefinita serie di orge. In realtà, il Cavaliere è andato una singola volta alla festa di compleanno di una diciottenne, insieme con la sua scorta, e in presenza della famiglia e di centinaia di invitati. Ecco “le notti di Casoria”. Dopo un simile fenomeno, chi non diverrebbe guardingo rispetto all’affidabilità dei media? Un secondo stravolgimento della realtà si è avuto in occasione dell’insano vizio di Berlusconi di raccontare barzellette. Il capo tribù chiede al primo di due esploratori che cosa preferisca, essere ucciso oppure il “Bunga bunga”. “E che cos’è il Bunga bunga?”, chiede l’esploratore. “Essere sodomizzati”. Il primo esploratore sceglie il Bunga bunga, il secondo invece la morte. “Sì, dice il capo tribù: ma prima il Bunga bunga!” La storiella può non far ridere chi è privo del senso dell’umorismo o preferisce far finta di scandalizzarsi, ma era impensabile che per i giornali quelle due parolette inventate si trasformassero in “orge sessuali con minorenni”. Il tutto fidando sul fatto che la gente non bada alla verità ma al fumo, all’odore delle notizie. Berlusconi ha invitato parecchia gente alle sue cene (in particolare ragazze) e le serate sono divenute “festini”. Parola usata come sinonimo di orge. Dimenticando che nulla è stato dimostrato al riguardo, che il sesso è uno sport che si pratica a porte chiuse e soprattutto che stiamo parlando di un settantaquattrenne operato di prostata. La sostanza è che la minoranza non sa come battere Berlusconi. Ci ha provato in tutti i modi e lui è sempre lì. E allora si dà il via all’esorcismo collettivo e al meccanismo del tifo calcistico.
Il pensiero magico vuole che se diecimila persone incitano un calciatore mentre tenta di scendere a rete questo faciliterà la sua azione, tanto che l’eventuale goal è sentito come una realizzazione dei tifosi: “Abbiamo segnato!” Gridando qualcosa in diecimila o in centomila la gente pensa di determinare gli avvenimenti. “Se tutti insieme diciamo a Berlusconi che deve dimettersi, potrebbe non farlo?” L’entusiasmo fece credere agli ateniesi che l’avventura siracusana sarebbe stata una rimunerativa passeggiata: e invece i soldati finirono ammazzati, annegati, schiavi. La folla era convinta, con Mussolini, di “spezzare le reni alla Grecia”, e l’Italia fece un’immortale cattiva figura. Da decenni si racconta la favola della Resistenza che liberò l’Italia dai nazifascisti, e la storia ripete imperterrita che questo non poteva neppure essere vero. La realtà si permette il cattivo gusto di contraddire le folle. Il clamore dell’opinione pubblica, non che convincerci, ci dovrebbe spingere a moltiplicare gli sforzi per non lasciarci suggestionare e mantenere una fredda capacità di giudizio. L’attuale “scandalo” non è provato e non sembra possa esserlo. È probabile che tutto finisca in una bolla di sapone giudiziaria, anche se il ricordo delle prodezze di Ruby rimarrà insieme con le notti di Casoria, con il Bunga Bunga e con i festini. Nella concretezza il governo sembra stabile e s’è costituito un nuovo gruppo parlamentare che, come minimo, lo favorirà nelle commissioni. Questi sono i fatti, solidi e significativi: il baccano dei giornali e delle televisioni non serve a niente. Berlusconi, mentre resiste all’assalto concentrico di tanti, sembra un eroe: in realtà è soltanto un uomo di buon senso. I tanti che dicono “ohibò”, come nel sonetto di Giuseppe Giusti (1), sono solo dugento citrulli. C’è poi l’ingenuo che parla della moralità dei politici - se non addirittura del loro buon gusto - e cui si può rispondere seccamente: i governanti hanno il dovere di governare bene, se ce la fanno. La loro vita privata, e perfino la loro moralità, sono del tutto prive d’importanza (Benedetto Croce, 2). Berlusconi, dice ancora qualcuno, avrebbe il dovere di presentarsi ai giudici e difendersi dinanzi a loro. Teoria impeccabile, se quei magistrati fruissero di sufficiente credibilità: ma l’ateo dichiarato non ha nessun interesse a presentarsi dinanzi ai giudici della Santa Inquisizione. La loro condanna è già scritta nel momento in cui ammette di essere ateo. O di chiamarsi Silvio Berlusconi.
(1) Che i più tirano i meno è verità, Posto che sia nei più senno e virtù; Ma i meno, caro mio, tirano i più, Se i più trattiene inerzia o asinità. Quando un intero popolo ti dà Sostegno di parole e nulla più, Non impedisci che ti butti giù Di pochi impronti la temerità. Fingi che quattro mi bastonin qui, E li ci sien dugento a dire Ohibò! Senza scrollarsi o muoversi di lì; E poi sappimi dir come starò Con quattro indiavolati a far di sì, Con dugento citrulli a dir di no.
(2) Il testo di Benedetto Croce è inserito nell’articolo http://pardonuovo.myblog.it/archive/2010/06/09/la-tempesta-morale.html giannipardo@libero.it



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