Pechino all'attacco del comitato del Nobel per la pace
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"Sono innocente perchè credo nello Stato", scrive l'intellettuale cinese Liu Xiaobo, insignito del Premio Nobel per la Pace 2010, in un discorso che avrebbe dovuto leggere alla cerimonia di consegna del riconoscimento, in programma domani a Oslo. Liu sta scontando una pena di 11 anni in carcere per "incitamento alla sovversione". "Conosco l'opinione comune e fondamentale del cambiamento politico - scrive Liu nel suo discorso - una trasformazione sociale ordinata e controllata è meglio di una senza ordine. Persino l'ordine di un cattivo governo è migliore del disordine dell'anarchia. Per questo mi oppongo a una gestione politica dispotica e monopolista, ma assolutamente senza incitare alla sovversione dell'ordine dello Stato. In altre parole, l'opposizione non equivale a sovversione". Liu è stato condannato per aver sottoscritto il manifesto 'Carta 08'. "I giudizi espressi e le tesi politiche proposte nella Carta 08 hanno come obiettivo a lungo termine la creazione di una repubblica federale, libera e democratica e indicano 19 provvedimenti per una riforma graduale e pacifica - ribatte l'intellettuale nel suo discorso - in sintesi, gradualità, pace, ordine, controllo e interazione dall'alto verso il basso e dal basso verso l'alto sono le parole chiave della mia riforma politica per la Cina, poichè in questo modo i costi sono bassi e i risultati alti".
Liu sottolinea quindi come "il diritto di espressione" sia uno dei diritti fondamentali garantiti dall'articolo 35 della Costituzione cinese, per cui "l'accusa che mi viene mossa ha violato i miei diritti fondamentali di cittadino cinese, ha infranto la legge costituzionale dello Stato cinese, è un tipico esempio di reato di opinione" che non esiste nella Carta costituzionale. Inoltre, aggiunge, "in base ad alcune frasi estratte dai miei articoli sono stato accusato di incitamento alla sovversione dell'ordine dello Stato, al rovesciamento del sistema socialista attraverso la diffusione di notizie false, denigrazioni e altri metodi. Ma i miei sono commenti critici , espressioni del mio pensiero e dei miei punti di vista, giudizi di valore e non giudizi di fatto. In altre parole, criticare non è diffondere notizie false, nè tantomeno opporsi è denigrare". Alcune associazioni per la difesa dei diritti dell'Uomo hanno nuovamente chiesto oggi alla Cina di liberare il dissidente cinese Liu Xiaobo, al quale sarà assegnato domani, seppure solo simbolicamente, il premio Nobel della Pace per il 2010. Gli appelli per la liberazione di Liu Xiaobo si sono intensificati nelle ultime settimane, dopo che all'intellettuale cinese, arrestato per le sue convinzioni democratiche, è stato assegnato il prestigioso riconoscimento. "Attribuendo a Liu Xiaobo il premio per la pace, il Comitato Nobel ha agito coraggiosamente, in particolare nei confronti dell'influenza politica crescente della Cina nel mondo", hanno riferito le organizzazioni non governative che hanno firmato il nuovo appello per il suo rilascio. "Oltre alla liberazione di Liu Xiaobo, chiediamo al governo cinese di provare con le sue azioni che rispetta le norme previste dalla legge universale sui diritti dell'Uomo e dalla legislazione cinese", hanno aggiunto. Il comunicato è stato sottoscritto da Amnesty International, Human Rights Watch, Human Rights in China, Students foro a Free Tibet, Human Rights First, the International Campaign for Tibet, the International Federation for Human Rights e the Tibetan Youth Congress. Intanto la portavoce del ministero degli esteri cinese Jiang Yu ribadisce che 'Il popolo cinese e la grande maggioranza dei popoli del mondo si oppone alla scelta del Comitato del Nobel per la pace. Il comitato del Nobel deve ammettere di essere in minoranza', ha aggiunto la portavoce cinese aggiungendo che 'tutti i tentativi per esercitare pressioni sulla Cina sono destinati a fallire'.



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