Lazio, respinta ancora la lista del Pdl
MANCA CERTEZZA SU DOCUMENTAZIONE - Un "buco" di quasi sette ore, quello tra la scadenza prevista per la consegna delle liste e l'orario in cui la lista provinciale del Pdl è stata effettivamente consegnata nelle mani dei carabinieri. Sarebbe stata questa forbice temporale a determinare la non riammissione della lista del Pdl da parte dell'Ufficio elettorale circoscrizionale presso il Tribunale di Roma. A quanto si apprende, la motivazione dei giudici dice che: il Dl del Governo è applicabile nei casi in cui, con certezza, la documentazione non sia stata modificata dopo le 12. I delegati Pdl non avrebbero cosnegnato ai carabinieri né la documentazione né al momento in cui gli stessi rappresentanti del partito sostengono che questo sia stato loro impedito né alle 17 quando l'hanno portata via per poi riconsegnarla alle 19,30. Il problema, dunque, sembrerebbe consistere nel fatto che tra le 12 e le 19 non c'è certezza che la documentazione presentata non sia poi stata alterata.
BERLUSCONI PENSA ALLA PIAZZA: ORA PARLO IO AGLI ITALIANI - La strada dei ricorsi non porta voti, anzi li fa perdere. Silvio Berlusconi non ne può più di avvocati e giudici e ha deciso di giocarsi la battaglia sulle Regionali sul campo. Berlusconi avrebbe intenzione di organizzare una grande manifestazione prima del voto e di portare gli italiani in piazza (probabilmente il 20 marzo). "Parlerò agli italiani e spiegherò come stanno le cose", ha spiegato al vertice tenutosi a Palazzo Grazioli con i coordinatori di via dell'Umiltà e gli esponenti del Pdl Lazio. Il premier ne ha per tutti, anche per chi - riferisce chi gli ha parlato - ha messo mano al decreto varato venerdì dal Consiglio dei Ministri. Nel mirino, oltre i "responsabili" del caos delle liste, anche gli uffici legislativi che hanno lavorato al provvedimento e che in qualche modo sono stati 'sconfessati' dal Tar. Nessuna retromarcia sullo strumento adottato, ma la consapevolezza che "la nostra gente non ha capito tutto questo pasticcio". Su questa linea il presidente del Consiglio è d'accordo anche con Gianfranco Fini. Il presidente della Camera, incontrando alcuni esponenti del Pdl, non avrebbe nascosto la sua preoccupazione per l'evolversi della situazione. L'ex leader di An ha invitato il partito a voltare pagina e a concentrarsi sul voto. E' vietato perdere - questo il ragionamento - altrimenti il quadro politico potrebbe complicarsi. Il timore è che il Cavaliere possa dar vita ad un nuovo 'Predellino' e che il Pdl possa implodere. Per questo motivo nei prossimi giorni si dovrebbe consolidare l'asse tra il premier e il presidente della Camera. Berlusconi ha deciso di giocarsi la carta del "pasticcio" delle liste elettorali per attaccare la sinistra. "Loro vogliono vincere con le carte bollate, noi dobbiamo far vedere cosa abbiamo fatto in questo governo", ha osservato il presidente del Consiglio.
Piazza San Giovanni, piazza del Popolo, piazza Bocca della Verità. Si terrà in una di queste 3 piazze il 20 marzo una grande manifestazione del Pdl a Roma, con la presenza di Silvio Berlusconi, per protestare contro l'esclusione della lista elettorale. Il Popolo della Libertà ha già chiesto la disponibilità di una di queste tre piazze al Campidoglio. Alla manifestazione, alla quale potrebbero partecipare anche tutti i candidati del Centrodestra nelle tredici regioni chiamate al voto, il presidente del Consiglio si rivolgerà direttamente a tutti i cittadini italiani.
QUIRINALE: GIRANO RICOSTRUZIONI FANTASIOSE - "Si continuano a leggere su alcuni giornali e agenzie di stampa, con ripercussioni anche nel dibattito politico-istituzionale, ricostruzioni per tanti aspetti inconsistenti, se non fantasiose, dell'incontro svoltosi nella sera del 4 marzo al Quirinale". Lo afferma una nota del Quirinale. "Il Presidente della Repubblica - ricorda - nella risposta a due cittadini pubblicata sabato scorso sul sito web del Quirinale, ha esposto i termini corretti degli eventi e delle relative problematiche, proprio per non alterare la serena e consapevole valutazione della intera vicenda".
I Radicali sono d'accordo con il rinvio della competizione elettorale, ma in tutte le regioni italiane. Riuniti in assemblea nazionale per fare il punto sulle iniziative da intraprendere dopo l'approvazione del decreto "salva-liste", hanno proposto una sanatoria per le firme delle liste già presentate e il rinvio del voto di un mese. «Per sanare una situazione pregressa proponiamo il rinvio del voto di un mese perché altrimenti la campagna elettorale non è legale - dice Marco Pannella durante l'assemblea nazionale del partito -. È necessario dare la possibilità a tutti, non solo al Lazio e alla Lombardia, di votare correttamente e legalmente». Dello stesso avviso è Marco Cappato, candidato in Lombardia, che ha sottolineato «la necessità di riconquistare il diritto di andare a un voto democratico. Non proponiamo un ritiro delle candidature, ma un rinvio, uno spostamento del voto per riportare la situazione alla legalità». Pannella ha quindi sottolineato di essere contrario all'ipotesi del ritiro di Emma Bonino, «anche perché non mi sembra tecnicamente possibile».
Assolutamente contrario all'ipotesi di un rinvio del voto è invece il Pd. «Per l'amor di Dio, sarebbe un altro pasticcio - dice Pierluigi Bersani -. Hanno sommato turbamenti a turbamenti, pasticci a pasticci. Vuole il centrodestra raffreddare la testa e riposarsi un attimo? È ora che i ministri smettano di avanzare ipotesi. C'è una scadenza elettorale ed operazioni di validazione in corso. Punto» ha tuonato il segretario dei democratici, motivando con queste parole la sua contrarietà dei democratici all'ipotesi di rinvio del voto nel Lazio. «Come si vede il pasticcio si ingrossa. Volevano farsi una norma su misura e hanno sbagliato anche la misura» ha aggiunto Bersani, attaccando il governo dopo che il Tar ha escluso la lista del PdL nel Lazio. «Quello che denuncio con più forza - ha detto il leader Pd al termine della riunione del gruppo del Pd che ha deciso di fare ostruzionismo in Parlamento - è che pasticcio dopo pasticcio la maggioranza e il governo stanno impedendo al Paese di parlare dei suoi problemi». Per questo, ha aggiunto Bersani, «useremo la nostra mobilitazione di sabato non solo per protestare ma anche per affermare che le priorità del Paese sono democrazia e lavoro».
«Berlusconi fa come il marchese del Grillo: siccome comando io, mi faccio la legge come voglio io... E il presidente della Repubblica che gli va appresso...» è l'attacco di Antonio Di Pietro, intervistato su Sky Tg24. Il leader dell'Idv ha assicurato che con il Pd si andrà in piazza «insieme con grande determinazione». La decisione del capo dello Stato di firmare il decreto «salva-liste» non è stato «un comportamento corretto», ma «da oggi in poi Italia dei valori vuole evitare che puntando l'attenzione sul Quirinale si distrae l'attenzione sull'assassino della legalità, che è Berlusconi». Il leader dell'Idv ha quindi paragonato «Benito Mussolini e Benito Berlusconi: sono la stessa cosa. Se vinciamo due a zero farà una legge secondo la quale lo zero vince sul due, sono cose che faceva Mussolini». Affondo sul presidente della Repubblica invece da parte di Luigi de Magistris: «Napolitano non sta facendo in realtà nulla per impedire lo svuotamento della Costituzione e non usa gli strumenti che la Carta gli affida per arginare il costante abuso del diritto» scrive l'ex pm sul suo blog, sostenendo che il Colle sta in questo modo «avallando l'attuazione del piano di rinascita democratica ideato da Gelli ed oggi realizzato dal premier piduista Berlusconi».
D'altra parte, il coordinatore nazionale del Pdl, Sandro Bondi, in una nota si rivolge duramente all'opposizione: «Adesso basta! Finitela! Abbassate le grida, le urla, gli strepiti. Smettetela di mettere in scena l'ennesimo massacro delle istituzioni, della democrazia, della Costituzione. Non vi accorgete che in questo modo state davvero martoriando questo povero Paese?». «Che cosa volete - chiede Bondi? - Volete che il Pdl venga escluso dalle elezioni? Volete vincere a tavolino le elezioni? E volete pure fare una bella manifestazione per mettere sotto accusa il partito di maggioranza relativa?», chiede il ministro dei Beni Culturali. «Recuperate un poco di ragionevolezza - è l'invito di Bondi -, fate valere un minimo di ragionamento politico, mantenete almeno un briciolo di rispetto per le istituzioni. Siamo capaci anche noi, se lo volessimo, di fare delle belle manifestazioni, di fare lo sciopero della fame, ma siamo troppo preoccupati dello stato della nostra democrazia e del futuro di questo Paese, per scendere al vostro livello», conclude.



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