Pdl e Pd, obiettivi convergenti. La Lega matata
Nonostante lo stop di oggi, tra Pd e Pdl l'attrazione fatale è destinata a rinforzarsi, come su questo giornale scriviamo da mesi. Attrazione inevitabile su "obiettivi convergenti", come mi rivelò Silvio Berlusconi anni fa, in un'intervista spontanea, on the road, di una domenica sera, alla gelateria di piazza Oberdan a Milano, quando il Cav aveva appena incontrato il leader di allora del Pd Walter Veltroni.
Molti ostacoli si sono frapposti nel frattempo a quella epifania politico-istituzionale maturata intorno a un cono alla crema leccato con gusto e diletto dall'uomo di Arcore, reduce da un comizio defatigante in San babila..Molti ostacoli in primis a sinistra, dove, tra diffidenze e fughe dalla realtà, non si è mai voluto dare dignità politica al Cavaliere e si è nel tempo puntato a delegittimarlo, demonizzandolo. Sono stati infatti gli anni dell'antiberlusconismo militante effettivo, contrapposto al suo esatto contrario in una rissa continua che ha paralizzato ogni operatività rendendo la politica autoreferenziale e parolaia,roba da talk show, inadatta a gestire una moderna democrazia industriale.
Poi è arrivata la crisi economica ed è cambiato tutto d'un soffio, come sempre in Italia sotto emergenza. Ora il sistema politico istituzionale riparte da lì, da quegli obiettivi convergenti dei due principali partiti, il Pd e il Pdl, che rappresentano le principali culture storiche del Paese (cattolici, liberali, socialisti, comunisti). Lo si è visto ieri con la convergenza sulla riforma elettorale, dove, come ha raccontato in anteprima Affari,a prevalere è il modello spagnolo di Ceccanti che consolida una sorta di bipartitismo. E lo si è visto oggi sullo svuota-carceri: fiducia in Parlamento (scontata), emendamenti cancellati, Lega che strepita perché il nuovo schema la taglia fuori.
Non è inciucio, come lo si vuole involgarire per stroncarlo sul nascere. E' altro. Il playmaker della nuova fase politica sta sul Colle. E l'obiettivo dei tempi nuovi Giorgio Napolitano l'ha annunciato apertis verbis nel paragrafo finale del suo discorso di fine anno a reti unificate: decantazione sotto la regia di Monti e gestione dell'emergenza economica. Ma anche riforme istituzionali. Dunque stabilità fino alla scadenza naturale della legislatura. Poi non ci sarà un governissimo, bensì l'alternanza. Di due schieramenti, quello di centrodestra contro quello di centrosinistra, imperniati su due partiti forti, il Pdl e il Pd.E gli altri come contornidi qualità, ma non determinanti. In un'Italia pacificata, dove i due competitor si alternano al governo del Paese, si rispettano e non si mettono le dita negli occhi delegittimandosi a vicenda. Condividono dei valori di fondo unificanti, ma si danno battaglia e gareggiano sugli obiettivi e sui programmi. Un'Italia matura insomma. Un Paese normale.Chi vivrà vedrà.


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