Il Pdl ha due statuti. La verità sullo scontro Forza Italia-An
Lunedì, 19 gennaio 2009 - 19:40:00
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Parole pesanti, che celano una situazione, quella tra Forza Italia e An, che ricorda le liti e le contrapposizioni tra Ds e Margherita alla vigilia della nascita del Partito Democratico. Il vero motivo di scontro - secondo quanto Affaritaliani.it ha appreso da una fonte governativa (sponda azzurra) ai massimi livelli - è lo statuto del Pdl. In questo momento ci sono due carte fondative diametralmente diverse. Una è in mano al coordinatore di Forza Italia Denis Verdini, l'altra è stata messa a punto proprio da La Russa.
La bozza azzurra prevede un sistema molto presidenzialista, in cui c'è un capo indiscusso con pieni poteri (Silvio Berlusconi) e un braccio destro operativo che si deve occupare della gestione del partito. Chi? Ma naturalmente lo stesso Verdini. Il titolare della Difesa, al contrario, ha stilato uno statuto che oltre al presidente, ovviamente il Cavaliere, prevede anche la figura del vice, Gianfranco Fini, temporaneamente congelata fino a quando occuperà la poltrona più alta di Montecitorio. Non solo.
Nell'ipotesi La Russa c'è anche una forte direzione nazionale - simile a quella attuale di An - con ampi poteri e in grado di condizionare e perfino bloccare le scelte del leader. Due visioni e due strutture completamente opposte, sulle quali, dietro le quinte, si sta giocando la difficile partita che dovrà portare alla nascita del principale partito di Centrodestra. Ma la divisione non è semplicemente Forza Italia contro Alleanza Nazionale.
Perché nel partito del premier la maggioranza di parlamentari e dirigenti preferisce la bozza del ministro della Difesa a quella del coordinatore nazionale degli azzurri. Il problema non sono certo i super-poteri a Berlusconi, ma il ruolo di Verdini, che fa storcere il naso a molti big forzisti. Sia a diversi membri dell'esecutivo sia ai capigruppo di Camera e Senato. Il Cavaliere getta acqua sul fuoco, ma il cammino verso la nascita del Popolo della Libertà è tutto in salita. E a risolvere il problema dei due statuti dovranno essere proprio Berlusconi e Fini. In quest'ottica vanno lette anche le parole di Gianni Alemanno, quando alza la voce e sancisce che il Pdl "non sarà il partito del predellino".



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