Pd/ Orlando: "Chi vince tra gli iscritti, vince anche le primarie"
Di Francesco Cocco
Andrea Orlando, quarant'anni, da La Spezia è il portavoce del Partito Democratico. Prima ne era stato responsabile dell'Organizzazione (ruolo già ricoperto nei Ds) durante i primi, delicatissimi, mesi di vita. Non che quelli attuali siano facili, per il Pd. Ma questa è un'altra storia. Al congresso, Orlando ha scelto Pierluigi Bersani, pur firmando allo stesso tempo il manifesto dei "non allineati". Sceglie Affaritaliani.it per confidare il suo pronostico da addetto ai lavori: chi vince tra gli iscritti, vincerà anche le primarie. E Bersani, osserviamo noi, è ampiamente in testa nel responso dei primi circoli chiamati al voto. Ma Orlando lancia pure un allarme: c'è il rischio, ancorché limitato, che qualcuno possa lanciare un'Opa sul Pd. Proprio attraverso le primarie.
Sono stati diffusi i primissimi risultati del congresso del Pd: quelli provenienti dai circoli in cui gli iscritti hanno già votato. Bersani è avanti di venti punti percentuali. Ma dalle altre mozioni avvertono che la sfida vera sarà alle primarie del 25 ottobre.
"Sicuramente le primarie diranno la parola definitiva, ma è sbagliato sottovalutare il voto degli iscritti: un fatto politico dal quale sarà difficile prescindere totalmente. Se abbiamo un partito che ha retto, è proprio perché tante persone lo hanno fatto funzionare in momenti di grande difficoltà. Dire che il loro voto non ha rilevanza rischia di indebolire il Pd".
Non sottovalutare il voto degli iscritti, ha appena sostenuto. E se invece, per ipotesi, il popolo delle primarie aperte scegliesse un candidato diverso da quello indicato dagli iscritti? Il partito ne risentirebbe?
"Non credo che la questione si porrà. Certo, non so se vincerà Bersani, visto che finora i circoli che hanno votato sono troppo pochi perché il dato sia significativo. Ma sono convinto che il vincitore del congresso fra gli iscritti alla fine vincerà anche le primarie fra gli elettori. Il nostro partito è più in sintonia con l'elettorato e con la società di quanto lo dipingano i giornali".
Secondo lei, il regolamento del congresso va rivisto anche riguardo alle primarie?
"Pur con alcuni correttivi, il meccanismo va salvaguardato. Vanno semmai rafforzate le garanzie contro "Opa" ostili".
Teme cioè che altri partiti, o pezzi di essi, provino a scalare il Pd attraverso le primarie di fine ottobre?
"Questo rischio in assoluto c'è sempre. Ma penso che possa limitarlo il modo in cui si sta sviluppando il congresso e l'alta partecipazione degli iscritti che hanno votato finora. L'affluenza si è attestata su percentuali significtive".
Ne è sicuro? Secondo molti, il 38% di affluenza non è un buon risultato.
"Guardando la disposizione territoriale dei circoli che hanno votato finora, sono convinto che quella percentuale sia destinata a crescere".
Lei si è schierato con Bersani ma ha anche firmato il manifesto dei "non allineati". Come lo spiega?
"Sì, io come altri aderenti a quel documento, ho scelto Bersani. Ma proprio come loro non rinuncio ai miei distinguo. Al centro del congresso debbono esserci le proposte politiche e non la competizione tra candidati. Perché la gente viene ormai chiamata molto spesso a votare questa o quella persona, ma raramente a esprimersi sulle questioni concrete. Ed è esattamente ciò che il documento "Salviamo il Pd" contesta".



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