Pietro Ichino ad Affari: il Pd che vorrei. "Ecco le tre vere riforme anti-crisi"
![]() Pietro Ichino |
L'INTERVISTA
Professore, lei ha dato il suo appoggio alla candidatura di Maurizio Martina per la segreteria del Pd lombardo; dunque dà anche il suo appoggio a Pierluigi Bersani?
"No, non ho scelto di schierarmi con Bersani. Allo stato attuale vedo dei pregi rilevanti e dei difetti altrettanto rilevanti in ciascuna delle due candidature nazionali. Oggi pongo sia a Bersani sia a Franceschini alcune domande precise e attendo delle risposte altrettanto precise prima di prendere una posizione".
"Perché lui le risposte precise alle mie domande le ha già date; e, conoscendolo, so che ci crede davvero. Del resto, non vedo all'orizzonte altri candidati altrettanto autorevoli e affidabili, in Lombardia".
Quali sono i temi che considera cruciali?
"Il primo è quello del bipolarismo e di un sistema istituzionale in cui siano gli elettori a scegliere il governo da cui vogliono essere governati. Su questo punto vedo la posizione di Franceschini più vicina alla mia visione rispetto a quella di Bersani, il quale viceversa apre alla possibilità di un ritorno al sistema elettorale proporzionale alla tedesca, quindi a un sistema per cui i governi si decidono dopo le elezioni in base alle trattative tra i partiti".
Ma in Bersani vede anche qualche aspetto positivo?
"Gli riconosco un carisma e una capacità di leadership di prim'ordine. Da questo punto di vista Bersani offre forse qualche cosa di più rispetto a Franceschini. Quella che non mi convince, ripeto, è la sua visione dell'assetto istituzionale da perseguire per l'Italia".
Che cosa non la convince, invece, di Franceschini?
"A Franceschini imputo una contraddizione: enuncia l'idea del partito a vocazione maggioritaria, ma poi non ne trae tutte le conseguenze adoperandosi esplicitamente perché entrino nel Pd i socialisti come Lanfranco Turci, i radicali come Emma Bonino e Marco Pannella, tutti i riformisti dell'area di centrosinistra, tra i quali ne colloco anche uno di grande autorevolezza come Bruno Tabacci. Su questo punto so che, in Lombardia, Maurizio Martina si impegnerà a fondo. Nel discorso programmatico di Franceschini vedo poi troppa vaghezza nelle posizioni assunte in materia di politica del lavoro, di politica economica e di politica estera. Per esempio sul grande tema dell'apertura ai Paesi musulmani laici, Marocco e Turchia: tema importantissimo anche per i suoi risvolti in materia di politica dell'immigrazione, che non può essere lasciato in secondo piano. D'altra parte questi stessi eccessi di genericità li ritrovo anche nel discorso programmatico di Bersani. Da Martina invece ho avuto, e non da oggi, delle risposte molto precise e positive su ciascuno di questi punti".
Per esempio?
"In materia di lavoro, Martina è stato tra i primi dirigenti nazionali del PD a far suo esplicitamente il mio progetto di riforma del diritto del lavoro e in particolare il disegno di legge per la transizione a un regime di flexsecurity, le mie proposte in materia di lavoro autonomo, in materia di riforma del sistema di relazioni industriali".



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