Giustizia, il Pd a pezzi. Letta contro Franceschini

Mercoledì, 14 aprile 2010 - 18:26:00


Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha ricevuto nel pomeriggio al Quirinale il Segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, con i Presidenti dei Gruppi Parlamentari del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, Anna Finocchiaro e Dario Franceschini, il Presidente dell'Assemblea Nazionale del PD, Rosy Bindi, e il Vice Segretario, Enrico Letta. Lo rende noto un comunicato della Presidenza della Repubblica. E scoppia il caso nel Pd. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, l'incontro sarebbe dovuto restare riservato. Tanto che i big del Pd avevano detto ai loro portavoce di non dire assolutamente nulla. Poi la nota del Colle ha spiazzato Bersani & C
Basta con gli attacchi ad Andrea Orlando, le sue proposte in materia di giustizia sono meritevoli di sostegno. Per difendere il deputato Giustizia del Pd dagli attacchi ricevuti scendono in campo 105 colleghi democratici (sui 206 facenti parte al gruppo), che hanno sottoscritto una lettera avente come primi firmatari Stefano Esposito e Anna Rossomando. La missiva di sostegno a Orlando, autore di un controverso intervento pubblicato dal "Foglio" (cui sono seguiti attacchi di magistrati come Armando Spataro e di alleati come Antonio Di Pietro e Luigi De Magistris, ma anche le prese di distanza da parte di dirigenti democrat come Anna Finocchiaro, che ha chiesto se quelle proposte siano state espresse a titolo personale, e Lanfranco Tenaglia), non e' stata firmata ne' dal capogruppo, Dario Franceschini, ne' dai vice. Si nota inoltre l'assenza - tra i sottoscrittori - di Donatella Ferranti, capogruppo Pd in commissione Giustizia. Nell'elenco dei firmatari figurano invece il vicesegretario Enrico Letta e il coordinatore della segreteria Maurizio Migliavacca nonche' deputati come Gabriele Albonetti, Luigi Bobba, Francesco Boccia, Matteo Colaninno, Paola Concia, Gianni Cuperlo, Sergio D'Antoni, Emanuele Fiano, Sandro Gozi, Francesco Laratta, Andrea Lulli, Marianna Madia, Daniele Marantelli, Giorgio Merlo, Nicodemo Oliverio, Vinicio Peluffo, Ettore Rosato, Ugo Sposetti, Franco Tempestini. Un fronte trasversale in cui spiccano nomi di esponenti bersaniani ma anche di rappresentanti di Area democratica - la principale componente di minoranza riconosciutasi al congresso nella mozione Franceschini - e del settore guidato da Ignazio Marino.

'Riteniamo -scrivono i 105 firmatari - che la proposta avanzata dal responsabile giustizia del Pd, Andrea Orlando, a Costituzione invariata e nel pieno rispetto dell'art.111 della Costituzione, sia uno strumento utile di confronto per caratterizzare il partito su un tema cosi' delicato e rilevante. Ne condividiamo sostanzialmente il merito e riteniamo inaccettabili i tentativi di impedire lo sviluppo autonomo del confronto. Siamo convinti che si possono avere idee diverse, ma questo non deve mai trasformarsi nella mancanza di rispetto nei confronti di chi avanza una proposta'. Tra i bersagli della missiva, il leader dell'Italia dei valori: 'In particolare invitiamo l'on. Di Pietro a non ritenersi custode della 'Verita'. Abbiamo trovato del tutto inopportune e fuori luogo le accuse inutilmente offensive rivolte all'on. Andrea Orlando, che appaiono come il tentativo inaccettabile di porre un veto al confronto di merito. Siamo pronti alla discussione nel rispetto reciproco, ma riteniamo che sia arrivato il momento di offrire un'alternativa credibile e praticabile per una giustizia che sia veramente al servizio del cittadino'.

Nell'intervento da cui e' scaturito il dibattito, Orlando ha palesato disponibilita' a un confronto in Parlamento "sulle questioni piu' comunemente evocate dal dibattito corrente che attengono a questioni cruciali per il nostro sistema giudiziario", tra i quali una verifica concreta dei giusti tempi del processo e "una seria riflessione per la ridefinizione dell'obbligatorieta' dell'azione penale", da "rimodulare" individuando "priorita' che non limitino l'indipendenza dei pm". Il responsabile Giustizia del Pd ha anche accennato a "una riforma del sistema elettorale del Csm che diluisca il peso delle correnti della magistratura associata, rafforzandone l'autorevolezza; la necessaria distinzione dei ruoli tra magistrati dell'accusa e giudici, e un ragionamento sulla efficacia delle attuali azioni disciplinari nel mondo della magistratura", proponendo a tale riguardo "una distinzione maggiore di chi esercita questo tipo di giustizia domestica dal Csm con una sezione distinta o attribuendo il ruolo alla Cassazione". A giudizio di Orlando, "tre anni sono sufficienti per fare tutto questo senza necessariamente partire dal presupposto che si debba modificare la Costituzione. Eventualita' alla quale ricorrere solo come estrema ratio".

PD/ BERSANI ILLUSTRA A NAPOLITANO 'AGENDA PER ITALIA' - Un incontro per illustrare al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l''agenda del Pd per l'Italia', a partire dalle riforme economiche e sociali fino a quelle istituzionali e alla disponibilita' dei democratici a dare efficienza al sistema giustizia per i cittadini. Su questi temi si sarebbe incentrato, a quanto si apprende da fonti Pd, l'incontro tra i vertici del partito con in testa il segretario Pier Luigi Bersani e dai capigruppo Dario Franceschini e Anna Finocchiaro, ed il Capo dello Stato. Bersani avrebbe spiegato a Napolitano proposte e priorita' del Pd. Sulle riforme istituzionali il Pd ha spiegato al Capo dello Stato che e' pronto ad un confronto con la maggioranza e ci va con le sue proposte: bozza Violante che prevede anche un rafforzamento dei poteri del premier e del parlamento, nuova legge sui partiti e sulla riduzione dei costi della politica e nuova legge elettorale in primo luogo per restituire ai cittadini la scelta degli eletti. Il Pd ha spiegato anche la disponibilita' a sedersi al tavolo della riforma della giustizia purche' mirata a dare efficienza al sistema a vantaggio di tutti i cittadini, a partire dalla proposta del responsabile Giustizia Andrea Orlando. L'auspicio dei vertici democratici e' che la maggioranza punti ad approvare riforme condivise.

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