De Benedetti scarica il Pd: 'Bersani e D'Alema uccidono il partito'

Sabato, 15 maggio 2010 - 13:55:00


Il libro/ "Scalfari dava del pollo a Mieli...". Ecco "Guzzanti vs De Benedetti": gli estratti. Lo speciale di Affaritaliani.it

RIVELAZIONE CLAMOROSA/ DE BENEDETTI: GIANNI LETTA DOVEVA ESSERE ARRESTATO, MA LA MOGLIE DI BRUNO VESPA SI OPPOSE. "TROPPO AMICO DI FAMIGLIA..."
"Berlusconi? Onestamente non posso dire che sia un mascalzone". Parola di Carlo De Benedetti, il nemico pubblico numero uno del Cavaliere. Parole dal sen fuggite? Niente affatto. Ogni singola parola attribuita all’Ingegnere e contenuta nel libro di Paolo Guzzanti, «Guzzanti vs De Benedetti» (368 pp, Aliberti editore), è stata letta, ponderata e confermata dallo stesso editore di Repubblica ed Espresso. Dalla biografia scritta dall’ex vicedirettore de Il Giornale emerge il ritratto di un imprenditore che ammette di essere come Berlusconi: "È un autocrate come tutti noi imprenditori, ma come persona non è affatto cattiva ed è anzi sicuro di fare il bene. Il motivo per cui io lo combatto è che, essendo un imprenditore al comando del Paese, è per definizione un rischio per la democrazia. Anch’io, se mi mettessi a fare il politico, sarei un pericolo per la democrazia". Con Silvio siamo al rapporto di amore-odio. Anzi: "Io non lo odio, lo disapprovavo, è l’uomo che incarna un intero popolo in modo passionale, sentimentale, persino affettuoso. Lo dico da suo avversario: non è assolutamente una carogna".

Roba da far drizzare le orecchie ai colonnelli democrati. Anche perché di fianco all’elogio come imprenditore all’avversario Silvio, le accuse contro i vertici del Pd sono spietate. Spietatissime. I primi a cadere sono D’Alema e Bersani: "Il segretario è inadeguato, lui e D’Alema stanno ammazzando il Pd". E su Baffino: "Credo che abbia fatto tantissimi errori e non capisca più la sua gente. Per non parlare della storia dell’alleanza fra loro e Casini in Puglia, alleanza che poi è fallita perché Vendola ha vinto sia le primarie che le elezioni regionali. Pensi quale alto livello politico. Su Berlusconi come uomo politico il giudizio è estremamente negativo, ma almeno Silvio ha fatto qualcosa. D’Alema e quelli come lui non hanno fatto niente". Il De Benedetti che ne esce fuori sembra il prigioniero politico della sua stessa armata, da sempre schierata col Centrosinistra. Come quando è lo stesso De Benedetti ad ammettere che "Ezio Mauro talvolta si fa un po’ prendere la mano da certi suoi giornalisti...". E ancora sul direttore del quotidiano la Repubblica: "Naturalmente mi sono attirato un ulteriore numero di nemici rispetto a quelli che avevo già prima, perché fare un giornale indipendente vuol dire che io e D’Alema non ci parliamo più, oppure che Bersani si lamenta con me dicendo che Ezio Mauro sta più al telefono con Franceschini che con lui. Si immagini cosa me ne frega a me di quanto sta al telefono Mauro".

Insomma, è l’Ingegnere la vera vittima del mostro politico che ha contribuito a creare: "Mi odiano, ci odiano e adesso si sono messi in testa che Ezio Mauro voglia diventare il leader del Pd e questo li fa impazzire, e naturalmente non è vero nulla, è una panzana pura ma se la sono messa in testa e sono scatenati contro di noi. Sono ridotti così male che hanno inventato questa leggenda.". Un po’ di vetriolo c’è anche per l’ex premier Romano Prodi, regista della mancata acquisizione della Sme da parte di De Benedetti a vantaggio della cordata voluta da Bettino Craxi e guidata da Berlusconi, i cui strascichi giudiziari hanno portato alla sentenza di risarcimento monstre da 600 milioni di euro. È tutta colpa del Professore: "Io detestavo Craxi, la cosa è nota, ma in quel caso aveva perfettamente ragione: era il presidente del Consiglio e Prodi compiva un’operazione di quella portata dando via aziende statali senza nemmeno fargli una telefonata. Prodi così fece incazzare Craxi come una belva".

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