De Benedetti scarica il Pd: 'Bersani e D'Alema uccidono il partito'
Roba da far drizzare le orecchie ai colonnelli democrati. Anche perché di fianco all’elogio come imprenditore all’avversario Silvio, le accuse contro i vertici del Pd sono spietate. Spietatissime. I primi a cadere sono D’Alema e Bersani: "Il segretario è inadeguato, lui e D’Alema stanno ammazzando il Pd". E su Baffino: "Credo che abbia fatto tantissimi errori e non capisca più la sua gente. Per non parlare della storia dell’alleanza fra loro e Casini in Puglia, alleanza che poi è fallita perché Vendola ha vinto sia le primarie che le elezioni regionali. Pensi quale alto livello politico. Su Berlusconi come uomo politico il giudizio è estremamente negativo, ma almeno Silvio ha fatto qualcosa. D’Alema e quelli come lui non hanno fatto niente". Il De Benedetti che ne esce fuori sembra il prigioniero politico della sua stessa armata, da sempre schierata col Centrosinistra. Come quando è lo stesso De Benedetti ad ammettere che "Ezio Mauro talvolta si fa un po’ prendere la mano da certi suoi giornalisti...". E ancora sul direttore del quotidiano la Repubblica: "Naturalmente mi sono attirato un ulteriore numero di nemici rispetto a quelli che avevo già prima, perché fare un giornale indipendente vuol dire che io e D’Alema non ci parliamo più, oppure che Bersani si lamenta con me dicendo che Ezio Mauro sta più al telefono con Franceschini che con lui. Si immagini cosa me ne frega a me di quanto sta al telefono Mauro".
Insomma, è l’Ingegnere la vera vittima del mostro politico che ha contribuito a creare: "Mi odiano, ci odiano e adesso si sono messi in testa che Ezio Mauro voglia diventare il leader del Pd e questo li fa impazzire, e naturalmente non è vero nulla, è una panzana pura ma se la sono messa in testa e sono scatenati contro di noi. Sono ridotti così male che hanno inventato questa leggenda.". Un po’ di vetriolo c’è anche per l’ex premier Romano Prodi, regista della mancata acquisizione della Sme da parte di De Benedetti a vantaggio della cordata voluta da Bettino Craxi e guidata da Berlusconi, i cui strascichi giudiziari hanno portato alla sentenza di risarcimento monstre da 600 milioni di euro. È tutta colpa del Professore: "Io detestavo Craxi, la cosa è nota, ma in quel caso aveva perfettamente ragione: era il presidente del Consiglio e Prodi compiva un’operazione di quella portata dando via aziende statali senza nemmeno fargli una telefonata. Prodi così fece incazzare Craxi come una belva".



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